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In Parlamento vince il partito dei vescovi
Da “Cicciolino” a don Francesco: il trasformismo di “padre” Rutelli

Ecco la legge che mortifica la liberta’ e la dignita’ della donna

di Simona Leto

Francesco RutelliE un giorno si svegliò e si accorse di essere cattolico, credente e sostenitore dei dettami della Chiesa di Roma. E’ proprio il caso di Francesco Rutelli e della sua sorprendente rinascita spirituale. Un fatto davvero eclatante per uno che nasce nelle file del partito radicale e che per vent’anni porta avanti una serie di battaglie per i diritti civili. Oggi, l’ex sindaco della capitale, appoggia la legge sulla fecondazione assistita accanto ai partiti di maggioranza e in ossequio alla formazione politica capeggiata dai vescovi. Avete mai votato per il partito dei credenti? Sicuramente sì, perché le vittorie elettorali da sempre nel nostro Paese sono controllate e supportate dalla burocrazia vaticana con il suo enorme bacino di consensi elettorali. Non è certo una novità visto che in prossimità di consultazioni elettorali i gerarchi ecclesiastici apertamente incontrano i leader politici per decidere chi sostenere e soprattutto in cambio di cosa. Chi ha potuto “partorire” un tale obbrobrio, o meglio ancora, come può essere giustificata l’arroganza delle gerarchie ecclesiastiche che, attraverso gli ormai numerosi servi di partito, vogliono imporre alla popolazione italiana una legge vergognosa per la tutela della libertà individuale? Quella sulla fecondazione assistita segna un’involuzione nel lungo e faticoso processo teso al riconoscimento di una sfera privata dell’uomo nella quale lo Stato non può e non deve interferire. Invocando i principi del liberalismo laico, i sostenitori di questo “pateracchio” chiamato legge, vogliono esercitare una coazione contro la capacità della coppia, in particolare della donna, di discernere il bene dal male, di disporre del proprio corpo. Eppure, da manuale, un vero liberale laico agisce in maniera diametralmente opposta rigettando l’ipotesi di uno Stato etico, cioè di un’etica fatta propria e fatta valere dallo Stato. Il testo legislativo licenziato dal Parlamento sembra aver risolto autonomamente la questione quanto mai complessa della distinzione scientifica tra il feto e l’embrione a questo punto, la lunga discussione circa il momento a partire dal quale un gruppo di cellule formatesi nel corpo della donna fanno ancora parte di quel corpo o acquistano una propria individualità portatrice di diritti alternativi, sembra perdere di significato. fecondazione assistitaI diritti del nascituro cominciano nel momento in cui la donna accetta di ricorrere alla fecondazione dei suoi ovuli perché da quell’istante ne perde la disponibilità, essendo obbligata a farli successivamente impiantare nel proprio utero in una misura predeterminata dalla legge e cioè non più di tre. E’ vietata infatti la crionservazione, ovvero il congelamento di embrioni, tranne il caso in cui la donna soffra di gravi problemi medici. Ma uno degli aspetti più aberranti di questo provvedimento riguarda le anomalie genetiche. E’ proibito effettuare indagini pre-impianto sugli embrioni anche quando la futura madre è portatrice di importanti anomalie che potrebbero essere ereditate dal feto. L’accertamento può essere solo successivo e, nel caso fosse necessario, la donna può ricorrere all’aborto volontario terapeutico. Una vera e propria violenza perpetrata ai danni di quelle donne che hanno il sacrosanto diritto di tentare di mettere al mondo un figlio. Ma l’oscurantismo di questa legge si spinge ben oltre, vietando la donazione eterologa e cioè non si possono ottenere embrioni se non attraverso il materiale genetico della coppia, impedendo quindi sia la donazione di spermatozoi che di ovociti. Circa il 20% delle coppie con problemi di fertilità ha fatto ricorso alla fecondazione eterologa e oltre cinquantamila bambini sono nati grazie a questa tecnica. Questa legge è un’offesa alla libertà e dignità della donna e risponde alle esplicite richieste delle autorità ecclesiastiche. Ma quale libera Chiesa in libero Stato. Ciò che i vescovi considerano peccato diventerà per il nostro ordinamento reato. Fa bene Francesco Rutelli a non voler concedere più interviste su questo argomento. Le motivazioni che potrebbe fornire non riuscirebbero a sottrarlo dal sindacato a cui gli elettori lo sottoporranno.

 

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