Più Benigni meno Vespa Stampa
Scritto da Redazione   
Giovedì 21 Dicembre 2006 01:00
di Chiara Valentini
E poi "L'Isola dei famosi" tagliata. Spazio agli emarginati come Freccero. Una società con Mediaset per gestire gli impianti. E Bbc a modello. Il consigliere ridisegna la Rai. Colloquio con Carlo Rognoni
Carlo Rognoni
C'è un'espressione che viene usata spesso da Carlo Rognoni, consigliere d'amministrazione Rai con un buon passato da giornalista (è stato direttore di "Panorama", "Epoca" e "Secolo XIX"), poi eletto dai Ds in Parlamento. L'espressione è "abbassare la febbre". Un'impresa non delle più facili mentre la Rai si trova al centro delle critiche di un variegato schieramento politico. "Inguardabili" e "osceni" vengono definiti i programmi di Santoro e della Dandini da Silvio Berlusconi, che intanto suggerisce lo sciopero del canone, rincalzato da Bossi. "Inguardabile" tutta la tv pubblica, hanno concordato Walter Veltroni e Pier Ferdinando Casini in un dibattito.

Consigliere Rognoni, cosa sta succedendo alla Rai? Come pensate di cavarvela in mezzo a questi tiri incrociati?
"Il momento è difficile. Ma se guardiamo a mente fredda la situazione credo sia interesse di tutti svelenire il clima e andare avanti. Per quanto oggi i fronti politici si facciano la guerra, noi che dalla politica siamo stati nominati abbiamo obblighi diversi, forse al limite dell'utopia: riconoscere che i consiglieri dell'altro colore non sono nemici da distruggere e governare insieme, nell'interesse del Paese, l'azienda pubblica che ci è stata affidata".

Più facile a dire che a farsi. Come può un consiglio a maggioranza di centrodestra, diviso e guardato con sospetto, pilotare una fase così importante, con la riforma Gentiloni alle porte?
"Questa è proprio una delle ragioni principali per non mollare. Dobbiamo operare nell'ottica della Rai che verrà. Con l'arrivo di Claudio Cappon, votato all'unanimità prima di tutto per l'impegno del presidente Claudio Petruccioli, sono cambiate molte cose. Per esempio tutti hanno accettato di eleggere un vicedirettore unico, Giancarlo Leone, invece della solita pattuglia di vicedirettori lottizzati. Le nomine sul fronte dell'informazione, dalla direzione del Tg1 a quella dei Gr, da Rai News a Rai International a Rai Sport, sono state fatte nell'ottica di una Rai più autonoma e i risultati si vedono. E poi abbiamo evitato lo spoil system alla Berlusconi. A quasi tutti i direttori sostituiti abbiamo affidato altre direzioni, sfuggendo alla logica degli "appesi"".

Scusi, di che cosa sta parlando?
"Nel gergo Rai si chiamano così i dirigenti e i giornalisti messi in cantina dal centrodestra. Si è parlato molto dei vari Biagi e Santoro, cacciati dal video con l'editto bulgaro. Li abbiamo fatti tornare. Ma ce ne sono tanti altri di valore nel nostro cimitero degli elefanti. Una follia. Ci priviamo delle loro professionalità e intanto li paghiamo a vuoto".

Uno degli "appesi", Carlo Freccero, ha annunciato di avervi fatto causa.
"Freccero è il più illustre degli "appesi", è un caso da sanare in fretta. L'obiettivo è di dargli un incarico importante e che valorizzi la sua qualità principale, la creatività".

Sono arrivate anche le proteste di Oliviero Beha, che lamenta di essere stato discriminato dal centrodestra e non richiamato neanche adesso perché, dice, è privo di padrini partitici.
"Beha ha diritto di tornare a lavorare. Ma non l'abbiamo abbandonato, tanto è vero che durante i Mondiali il direttore del Tg3 gli ha fatto commentare l'evento in diretta. Adesso mi auguro che il nuovo direttore di Rai Sport possa valorizzare le sue capacità. Ma Beha potrebbe anche riprendere alla radio quella sua rubrica di successo in difesa dei consumatori".

Avete annunciato che Vespa non occuperà più quattro serate a settimana ma una in meno. Cone lo sostituirete?
"È una bella sfida. Un altro dei nostri obiettivi è alzare il livello culturale del servizio pubblico, puntando però su una cultura capace di fare ascolti. Andrebbe benissimo Benigni, se accettasse un ciclo di serate sul modello di Celentano. Ma hanno le caratteristiche giuste anche Fiorello e Baricco".

Veramente per la quarta serata gira anche il nome di Lucia Annunziata.
"Lei è una giornalista bravissima, che fa molto bene la sua rubrica. Riesce a far notizia quasi ogni settimana e va valorizzata. Non è scritto da nessuna parte che debba continuare a stare al pomeriggio".
Cos'altro vi preparate a cambiare?
"Il servizio pubblico deve raccontare di più quel che succede negli altri paesi. E poi deve smetterla di rincorrere la tv commerciale. Basta con le quattro ore filate dell'"Isola dei famosi", in nessun paese al mondo succede una cosa del genere".

Non sarà contenta Simona Ventura...
"La Ventura ha mille corde al suo violino, a cominciare dal programma sportivo della domenica. Può fare benissimo qualcos'altro".

Fra le vostre novità c'è a partire da gennaio la regolamentazione degli orari, la fine dei programmi che sforano. È un cambiamento difficile?
"Sì. I direttori di rete si lamentano, hanno paura di fare un regalo a Mediaset, che non è detto rispetterà le stesse regole. Ma non si poteva più andare avanti a farsi la concorrenza sui minuti, trascinando i programmi a danno della seconda serata. D'altra parte anche la concorrenza a Mediaset non avrà più molto senso, con i cambiamenti che si preparano".

A cosa si riferisce?
"La Rai di oggi non è già più quella del duopolio. Lo scenario sta cambiando, anche a causa della rivoluzione tecnologica in corso. Purtroppo su questo la Rai è in ritardo, dopo che per due anni è stata costretta a perseguire un disegno profondamente sbagliato, cioè l'idea di "privatizzazione" alla Gasparri. Da quel periodo il servizio pubblico è uscito bastonato e impoverito".

E adesso che cosa può succedere?
"In questa fase di passaggio dal sistema analogico a quello digitale, una vera svolta epocale di cui spesso non si capisce bene la portata, il servizio pubblico ha la nuova missione di accelerare il cambiamento, come fa la Bbc. Anche la Rai deve diventare un modello per i concorrenti privati trascinandoli verso una qualità migliore e assicurando a tutti più spazi, più libertà, più pluralismo".

Le sembra che la riforma Gentiloni cammini in questa direzione?
"La Gentiloni individua un modo efficace per staccare la Rai dai partiti, proponendo sull'esempio della Bbc una fondazione che fissi le linee guida del servizio pubblico e ne controlli il rispetto, lasciando tutto il resto alle decisioni dell'azienda: che così diventa molto più "normale", meno dipendente dai capricci della politica. Su un altro aspetto della Gentiloni, invece, ho dei grossi dubbi".

Quale?
"Che la Rai debba trasformare in commerciale una delle sue tre reti. Capisco la buona intenzione, ma è una logica vecchia. La Rai sta proponendo a Mediaset e alle altre tv di mettere assieme, in una società comune, tutto il patrimonio di impianti per la distribuzione del segnale e delle frequenze che oggi sono occupate all'80 per cento appunto da Rai e Mediaset. Questa società potrà fornire la maggiore quantità possibile di spazio dell'etere a chi lo chiede, tenendo conto che dove c'era una rete analogica ce ne potranno essere quattro o cinque digitali. L'etere si allarga. A patto di saper fare delle buone regole ci sarà spazio per tutti".
 

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