ROMA - Sono circa 120mila le persone con hiv in Italia. Di queste il 20-30% sono donne. Un'infezione cui il sesso femminile risulta più vulnerabile. Nella maggior parte dei casi infatti contraggono il virus per via eterosessuale (63,6%) da un partner noto (78,1%) e arrivano tardi alla diagnosi. Per questi motivi la prevenzione e la gestione dell'Aids nel sesso femminile sono più complicate.

E' quanto sostengono esperti dell'Istituto Nazionale Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani di Roma e del San Paolo di Milano, che hanno redatto un documento per realizzare un circuito assistenziale integrato per le donne con hiv.

Dai dati del Centro operativo Aids (Coa) emerge una sostanziale stabilità nel numero di nuovi casi di aids nel 2007 rispetto al 2006. "Segno - spiega Antonella d'Arminio Monforte, infettivologa del San Paolo di Milano - che si è arrestata la tendenza al declino dell'incidenza di malattia conclamata per un mancato accesso precoce alla terapia". Oltre il 60% dei nuovi casi non ha infatti effettuato terapia prima della diagnosi di Aids e si sottopone con ritardo al test. Una persona su due si scopre sieropositiva al momento della diagnosi di Aids o poco prima.

Dietro questo ritardo c'é una bassa percezione del rischio, soprattutto nelle persone che hanno acquisito l'infezione per via eterosessuale, "prime tra tutte le donne - continua - che contraggono l'infezione per via eterosessuale nel 63.6% dei casi contro il 22.7% degli uomini". Generalmente le donne prendono il virus da un partner conosciuto (78,1%), mentre gli uomini da partner occasionali (66,8%).

 

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