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Trapani e Agrigento, mafiosi e massoni intralciavano i processi PDF Stampa E-mail
Scritto da Redazione   
Mercoledì 18 Giugno 2008 07:22

 

C’è l’ombra di un accordo tra mafia e massoneria dietro all’inchiesta Hiram, che ha portato a otto arresti nella notte di lunedì con le accuse di concorso esterno in associazione mafiosa, corruzione in atti giudiziari, peculato, accesso abusivo in sistemi informatici giudiziari e rivelazione di segreti d'ufficio.



Si tratta di professionisti, medici, imprenditori e boss della criminalità organizzata. In sostanza, dall'inchiesta risulterebbe che i capi clan, grazie all'aiuto di professionisti che risultano iscritti a logge massoniche, sarebbero riusciti dietro pagamento di tangenti, a far ritardare l'iter giudiziario di alcuni processi in cui erano imputati affiliati a cosche di Trapani e Agrigento.

Fra i fermati, ci sono un'agente della polizia di Stato, un ginecologo di Palermo, imprenditori di Agrigento e Trapani, un impiegato del ministero della Giustizia in servizio ad una cancelleria della Cassazione e un faccendiere originario di Orvieto. Ma l’affare non si fermerebe qui, e i pm della Direzione distrettuale antimafia di Palermo, guidati dal procuratore Francesco Messineo, insieme ai carabinieri di Agrigento e Trapani, stanno ora effettuando perquisizioni in alcuni uffici della Cassazione.

 

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