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Roma, auto pirata uccide un anziano ciclista PDF Stampa E-mail
Scritto da Redazione   
Mercoledì 18 Giugno 2008 07:26
 
Una donna ha investito e ucciso un ciclista 70enne alla periferia di Roma, scappando subito dopo. È stata rintracciata nel giro di poche ore: guidava un'auto aziendale prestatale da un amico che ne aveva denunciato il furto. Forse appena saputo dell'incidente.
Stava percorrendo viale dei Romanisti, a Roma, il ciclista che questa mattina è stato travolto e ucciso da un’auto pirata mentre era in sella alla sua mountain bike. A perdere la vita è stato un pensionato di 70 anni, Cesare Mastei, volato per circa 40 metri dopo l'urto. Secondo il racconto fatto da alcuni testimoni il ciclista si era fermato a un semaforo rosso e quando si stava spostando al centro della carreggiata è stato travolto da una Panda con a bordo una donna. L'auto ha fatto una breve sosta ed è poi ripartita. Solo dopo qualche ora è stata rintracciata la macchina, a circa 300 metri dal teatro dell'incidente, abbandonata nel parcheggio di un condominio di via Cesare Annessi. L’uomo è poi morto mentre veniva trasportato al Policlinico Casilino.
Gli agenti della polizia di stato del decimo commissariato Tuscolano e i vigili urbani hanno rintracciato la conducente dell’auto pirata dopo che l'autista che aveva in dotazione l'autovettura (di proprietà della società elettrica Acea) ne aveva denunciato stamani il furto al commissariato Tuscolano. La notizia della denuncia è stata girata alla polizia municipale dell'VIII Gruppo che ha collegato le circostanze e, interrogato l'autista, e appurato che l'autovettura in realtà era stata prestata a un'amica dell’uomo, forse la fidanzata. La donna, dopo un primo tentativo di reticenza, ha confessato l'incidente e ha collaborato indicando il luogo dove aveva parcheggiato l'autovettura. La vettura - secondo le rilevazioni dei vigili urbani - ha segni evidenti dell'incidente come la targa anteriore distorta, il paraurti rotto e soprattutto il parabrezza sfondato. All’interno dell’abitacolo sono state ritrovare anche tracce di sangue.
Contro il legittimo possessore dell’auto aziendale è scattata l'accusa di simulazione di reato e favoreggiamento, perché ne aveva denunciato il furto.