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L'inflazione deprime i consumi, via dal carrello le grandi marche PDF Stampa E-mail
Scritto da Redazione   
Sabato 02 Agosto 2008 15:27

 

 

L'inflazione corre e il carrello della spesa piano piano si svuota, con le famiglie che nel tentativo di mantenere inalterati i consumi ricorrono sempre più spesso ai prodotti non di marca.

 Le abitudini degli italiani al supermercato emergono dalla ricerca Iri Infoscan, che nel bimestre maggio-giugno ha messo in evidenza un calo dello 0,7% del volume delle vendite dei prodotti di largo consumo confezionato, a fronte di un aumento in valore del 4,7%: chiaro indice dell'aumento dei prezzi che non lascia scampo.
L'indagine, realizzata con dati Infoscan Census, inviati a Iri da un sistema di 7.070 tra ipermercati, supermercati e grandi negozi sintetizza il trend del primo semestre 2008 parlando di «inflazione in crescita, domanda più debole».

Nel bimestre maggio-giugno si assiste per la prima volta dopo un anno e mezzo a una flessione del volume delle vendite (-0,7%). Era dal gennaio-febbraio dello scorso anno, infatti, che il dato si manteneva in positivo, anche se negli ultimi mesi il rallentamento è stato abbastanza evidente: a gennaio e febbraio le vendite erano infatti aumentate del 3,4% in volume e del 7,2% in valore, mentre a marzo-aprile i volumi erano cresciuti solo dello 0,7% (+5,6% in valore). In generale, quindi, nel primo semestre a fronte di un aumento della spesa del 5,7% si registra un tasso di crescita dei consumi in calo sul 2007, culminato con la flessione sotto zero di maggio-giugno: «Un chiaro segnale di debolezza della domanda - dice lo studio - che potrebbe consolidarsi nei prossimi mesi».

Se il potere d'acquisto si indebolisce, gli italiani tentano comunque di mantenere inalterato il tenore di vita rinunciando ai brand più noti e ricorrendo alle cosiddette private label, vale a dire i prodotti che espongono il marchio del supermercato stesso: il calo delle vendite in volume, infatti, è interamente da addebitare all'industria di marca, in contrazione nei volumi da tre mesi (-2,7% ad aprile, -2,5% a maggio e -0,9% a giugno), mentre le private label continuano a crescere, anche se il passo non è sempre veloce: a giugno si registra un aumento del 5,1%, contro il +10,8% di maggio.
A pesare è dunque il caro-prezzi che, secondo l'indagine, per i beni di largo consumo a giugno è schizzato al 4,6% (contro il 3,8% dell'indice nazionale), senza considerare che «fino a settembre, è ragionevole attendersi una tendenza rialzista».

Ancora una volta prodotti freschi (+7,4%) e drogheria (+7%) si confermano i comparti più in tensione, ma, nonostante l'inflazione, gli italiani non possono rinunciare a mangiare: infatti sono i prodotti per la cura della casa e per quella della persona a rallentare vistosamente nel primo semestre (per la casa da +2,3% del 2007 a +1,3% e per la persona da +2,9% a +1,4%); senza contare che la spesa in elettrodomestici bianchi e bruni si è ridotta del 6,3%. Alimentari e bevande, invece, malgrado l'aumento della spesa del 6,7%, mantengono un ritmo di crescita dei volumi grosso modo costante (+0,9% contro il +1,2% del 2007).

Le famiglie italiane, insomma, «affrontano la crisi con un comportamento adattivo, cambiando il mix dei prodotti e marche acquistate, cercando tipologie di punti di vendita più convenienti per specifiche categorie merceologiche».

 

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