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India, due cristiani arsi vivi PDF Stampa E-mail
Scritto da Redazione   
Lunedì 25 Agosto 2008 20:29

Vendetta compiuta da militanti induisti

Una donna e un uomo sono stati bruciati vivi nel corso di attacchi compiuti da estremisti indù nel distretto di Bargarh (India orientale).

La donna, una missionaria laica, è rimasta carbonizzata nell'orfanotrofio presso il quale prestava la sua opera. Stessa fine per l'uomo, morto bruciato nella sua casa. L'ondata di violenze è la conseguenza dell'uccisione di una figura di spicco induista avvenuta la scorsa settimana.

Si chiamava Rajnie Majhie e aveva 22 anni la giovane missionaria laica morta per salvare i bambini dell'orfanatrofio di Panampur, nel distretto di Bargarh nello stato dell'Orissa, in India. "La ragazza è morta perché è rimasta indietro per far uscire tutti i bambini", racconta padre Alfonse Towpo, assistente del vescovo Lukas Merketta della diocesi di Sambalpur. "Anche padre Eduard è rimasto gravemente ustionato per far scappare gli orfani".

Rajnie, che proveniva da un piccolo villaggio nel distretto di Roukale, aveva il compito di accudirli. Padre Towpo descrive la giovane come una ragazza generosa e coraggiosa, dedita ai bambini. Ma ora le preoccupazioni sono per tutti i minori, bimbi tra i cinque e 14 anni, che sono fuggiti via dalle fiamme e nessuno sa dove siano: "Sono scappati per la paura e si sono nascosti chissà dove; non abbiamo idea dove siano andati. Abbiamo chiesto aiuto a gruppi di volontari per aiutarci a trovali, ma qui è già notte", ha aggiunto il religioso.

Rasananda Pradhan, invece, è l'altro cristiano morto bruciato nel rogo appiccato alla sua casa nel villaggio di Rupa, nel distretto di Kandhamal, lo stesso dove, sabato scorso, era stato ucciso il leader indù Swami Laxanananda Saraswati.

Padre Towpo riferisce anche di uno scampato pericolo a Madhupur, sempre nel distretto di Bargarh, dove gli estremisti indù hanno "dato alle fiamme e completamente distrutto la chiesa locale, la canonica, la casa delle suore e un collegio giovanile dove vivono 200 ragazzi". "Non ci sono state vittime - precisa il religioso - ma anche lì tutti i ragazzi sono fuggiti via, ed ora li stanno cercando nei dintorni i loro parenti".

Intanto si sono già svolte le esequie del capo religioso indù Swami Laxamanananda e dei cinque uomini uccisi in un attentato sabato nel suo ashram a Tumudibandha rivendicato dai guerriglieri maoisti; ma estremisti indù hanno invece attribuito la responsabilità ai cristiani, dando avvio alle violenze.

 

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