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| La polizia in lutto per gli agenti morti in servizio |
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| Scritto da Redazione |
| Sabato 27 Settembre 2008 02:51 |
A Genova un ragazzo squilibrato uccide con una coltellata un agente che cerca di farlo ragionare. Nel casertano una pattuglia all'inseguimento di sospetti che non si fermano all'alt finisce fuori strada: due poliziotti muoiono ed uno rimane ferito
Ricorda tutto, ma è incapace forse di capire cosa sia successo davvero. Chiuso in una cella della sezione isolamento del carcere di Marassi, Danilo Pace ricorda: di aver afferrato il coltello, di aver ucciso l'agente di polizia Daniele Macciantelli. Ricorda ma, come dice l'avvocato d'ufficio Francesca Costa, è come se i ricordi gli scivolassero addosso. Chissà cosa pensa Danilo mentre la città intera si stringe alla famiglia del poliziotto assassinato. Mentre Pace in carcere insegue i suoi fantasmi, in città è un susseguirsi di parole di affetto e condoglianze per quell'assistente capo, due medaglie al merito già appuntate sul petto, appassionato di arti marziali, che ha avuto il cuore trafitto da una lama di 26 centimetri mentre tentava di calmare l'ira di un ragazzo squilibrato, seguito dal servizio di igiene mentale dell'Asl3 e già ricoverato quattro volte in ospedale psichiatrico. "Affetto da un disturbo psicotico di tipo paranoide" ha detto il responsabile del servizio della Asl3, Luigi Ferranini. Un disturbo non irreversibile, che può portare a episodi di violenza, in genere premeditati. "Ma in questo caso - ha detto Ferranini - sembra un atto di difesa dovuto alla paura". Aveva paura, Danilo Pace? o forse ce l'aveva con tutti, lui chiuso e taciturno come dicono i suoi vicini. Una brava famiglia alle spalle, padre lavoratore e mamma dedicata al figlio. Quel figlio che portava sulle spalle così tanti brutti sogni da spingerlo a volte a scatti d'ira irrefrenabili. Scatti d'ira che si erano più volte ripetuti tanto che da cinque anni Danilo era seguito dal servizio di igiene mentale. Da qualche tempo era in trattamento sanitario obbligatorio. Appunti di cronaca, questi, che sembrano adesso del tutto inutili. Chissà se ricorda, Danilo Pace, di aver afferrato quel coltello nella cucina della sua casa a Pontedecimo e di averlo conficcato nell'addome di Daniele Macciantelli che cercava di calmarlo. Chissà se ricorda quello che è successo dopo: i medici che tentano di rianimare il poliziotto, i ferri ai polsi, lo stato di arresto. Chissà se capisce cosa questo significa. L'avvocato d'ufficio dice di no, che il suo attuale tranquillo delirio gli impedisce di comprendere a fondo quanto è accaduto. E non capisce la città cosa sia potuto succedere: le condoglianze del sindaco Marta Vincenzi, le parole del presidente della giunta regionale Burlando, la sospensione del consiglio regionale in segno di lutto. Passerà la sua notte a Marassi Danilo, e domani incontrerà il gip per l'udienza di convalida mentre all'istituto di medicina legale l'anatomopatologo, designato dal pm Massimo Terrile, traccerà la traiettoria di quella lama nell'addome di Daniele, così lunga da spaccargli il cuore. In questura, le bandiere a mezz'asta e la voglia di non parlare faranno da ponte verso la giornata dei funerali che cade proprio il giorno del patrono della polizia: perché lunedì è san Michele, l'angelo con la spada, colui che protegge coloro che sono nel giusto.
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