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Romena stuprata, senza lavoro né assistenza PDF Stampa E-mail
Scritto da Michela Monferrini   
Domenica 26 Ottobre 2008 13:39

De Pierro: “ La risposta dell’assessore alle Politiche sociali, Sveva Belviso, rispecchia a pieno la politica della destra: tante parole e propaganda, ma spesso pochi fatti concreti ”


Roma - Forse qualcuno di buona memoria ricorda la storia della donna romena stuprata alcuni mesi fà in un call-center della capitale, mentre lavorava come donna delle pulizie nello stabile dove ha sede l’attività.

Il fatto suscitò un certo interesse in quel momento, probabilmente anche per la particolare inversione della classica equazione: romeno = stupratore; italiana = stuprata.
Detto ciò, per il resto l’iter della notizia è stato il solito, ovvero cestinata due giorni dopo l’accaduto. Ma ecco che avviene l’imprevisto: la donna torna a far parlare di sé inaspettatamente, perché denuncia di essere stata completamente abbandonata dalle istituzioni, che all’epoca si profusero in dichiarazioni ( e promesse ) di sostegno e di conforto.
“Una gran brutta vicenda.” Così la definisce Antonello De Pierro, presidente dell’Italia dei Diritti, che ha voluto giustamente fare un commento di ampio respiro, in seguito alle dichiarazioni della donna, la quale oggi ha ripercorso il suo dramma davanti ai giudici del tribunale collegiale. “ Una vicenda che ripropone il diffusissimo problema della violenza e molestia alle donne sul posto di lavoro; infatti, casi di questo tipo sono purtroppo molto più frequenti di quanto si possa immaginare, basta consultare gli archivi dei centri antiviolenza per vedere emergere un quadro assai preoccupante: non degno di un paese civile. La maggior parte delle donne che subiscono questo tipo di violenze, come è noto, spesso non denunciano l’accaduto, o per vergogna oppure proprio per paura di perdere il posto di lavoro, in un contesto sociale dove -rincara De Pierro- si celebra sempre di più il trionfo del precariato. Magdalena, questa 38enne romena, ha denunciato di aver subìto dopo il danno della violenza fisica e psicologica, anche la beffa della perdita del lavoro e dell’abbandono delle istituzioni. Se ciò dovesse rispondere a verità, l’unico aggettivo che riesco ad associare a tale comportamento istituzionale è: vergognoso. Bisognerebbe intervenire a livello di politiche sociali, che dovrebbero favorire il reinserimento lavorativo di queste donne; esse si trovano a dover fare i conti con situazioni paradossali e ciò è inaccettabile se si pensa che questo genere di interventi è stato già adottato per gli ex detenuti, che nei confronti della società hanno delle colpe, e non per donne molestate e violentate, la cui posizione è invece quella della vittima.
“ In conclusione, penso che le politiche sociali dovrebbero occuparsi molto di più dei fatti concreti, dei provvedimenti da prendere, e un po’ meno delle belle parole che a volte vengono spese con tanta facilità e altrettanta leggerezza.”