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| In Abruzzo l'ex sindaco D'Alfonso si difende "Ho solo accettato i regali di Toto, non è reato" |
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| Scritto da Redazione |
| Domenica 21 Dicembre 2008 11:24 |
Il dirigente del Pd: conosco il patron di AirOne da 20 anni, è stato mio testimone di nozze. Delle tangenti non so niente
PESCARA - Chi è davvero Luciano D'Alfonso? La vittima di un abbaglio giudiziario o un uomo perduto dal proprio inebriante successo politico, capace di ingannare per troppo tempo una città intera, ora comprandone il consenso, ora ricattandone il tessuto produttivo? L'ex sindaco, che questa mattina tornerà da detenuto a rispondere alle domande di un magistrato che lo accusa di aver raccolto attraverso il suo uomo e tesoriere del Comune, Guido Dezio, almeno 150 mila euro in nero, frutto di una capillare e sistematica corruzione e concussione, si è già difeso. Il procuratore Nicola Trifuoggi, nel segnalare che "Tangentopoli non è mai finita", riconosce che esiste una sproporzione tra gli importi contestati come frutto della corruzione e della concussione e il valore milionario degli appalti che ne avrebbe rappresentato il ritorno per le imprese e ne dà questa spiegazione: "Siamo convinti che quel che abbiamo trovato sia una parte del denaro che è corso". E ancora: "Siamo però altrettanto convinti di aver documentato con rigore passaggi di contante che, per quanto modesti, erano significativamente in nero e privi di giustificazione". Dezio, che ne sarebbe stato il collettore per conto di D'Alfonso, li versava su un conto corrente della "Margherita". Per poi tornare a prelevarli a cadenze periodiche. Al punto da insospettire l'allora tesoriere del partito (interrogato, l'uomo ha consegnato agli investigatori un documento in cui avrebbe tenuto nota di quelle operazioni che gli erano apparse anomale). Così come, senza una giustificazione apparente, agli occhi degli inquirenti appaiono oggi alcune note sull'agenda sequestrata all'ex sindaco. Incontri con imprenditori in garage, in alberghi o lungo strade trafficate. Come se l'uomo avesse qualcosa da temere o da nascondere. E' un fatto che mentre tutto questo accadeva, D'Alfonso appariva tutto fuorché spaventato. Il 6 settembre, quando ormai è consapevole, per averne ricevuto nel tempo avviso di garanzia, di essere indagato in almeno cinque inchieste (sui piani urbanistici, l'assunzione di Dezio al Comune, il verde pubblico, gli appalti della strada Lungofino), scrive una lettera aperta ai cittadini pubblicata in prima pagina dal quotidiano locale "il Centro". "La Questione morale", il titolo. D'Alfonso cita una pastorale del cardinale Martini del 1992. Si legge: "Con l'onestà non si risolvono tutti i problemi, ma senza di essa non si è ammessi a risolverli (...) La domanda etica è l'effetto per gli altri di ciò che si pensa, si dice e soprattutto si fa (...) Noi siamo pronti a entrare nel merito, accettando di combattere per cambiare tutto ciò che non va". Per D'Alfonso, da lunedì notte, la questione è ormai ridotta a sola faccenda penale. Per Massimo Brutti, nominato nuovo commissario del Pd in Abruzzo, una montagna da scalare. |





