Abusi edilizi e corruzione all'Argentario Stampa
Scritto da Redazione   
Domenica 01 Marzo 2009 14:55

Nell'inchiesta coinvolti anche numerosi professionisti e un nobile residente a Roma proprietario di immobili

Sono complessivamente 46 gli indagati dell'inchiesta condotta dalla polizia nel comune di Monte Argentario (Grosseto) per presunti abusi edilizi, corruzione, falsità ideologica e abuso d'ufficio, che ha portato all'esecuzione di 20 ordinanze di misure cautelari.
I provvedimenti vanno dagli arresti domiciliari al divieto di dimora nel comune di Monte Argentario. Coinvolti nell'inchiesta oltre a numerosi professionisti anche un nobile residente a Roma proprietario di immobili all'Argentario dove, adesso, come prescritto dal gip, non potrà dimorare.
Nove gli arresti domiciliari, oltre all'ex vicesindaco e assessore all’urbanistica Massimo Catriconi, 45 anni, l'ex direttore dell’u fficio tecnico Augusto Donati, il funzionario istruttore dello stesso ufficio Antonella Sabato e il suo collega Nilvo Cerulli.
Coinvolti anche due architetti, Angelo Collantoni, 45 anni, e Vincenzo Gabrieli; il titolare di un’agenzia immobiliare, Nazareno Orsini e il geometra Andrea Terramocci, l’ingegner Massimo Benedetti, 43 anni.
Oltre al divieto di dimora per il nobile romano, per altri sei è scattata la sospensione per due mesi o dall’ufficio pubblico dove lavorano oppure dall’albo professionale. Tra questi c’è anche Patrizia Pisino, 54 anni, originaria della provincia di Lecce ma residente a Grosseto. Secondo l'accusa sarebbe la funzionaria della Soprintendenza di Siena, addetta alla tutela ambientale nella zona dell’Argentario, che avrebbe dato il via libera alle pratiche che le venivano presentate dall’ufficio tecnico.
Secondo la ricostruzione della polizia, che stava indagando da circa due anni sulle pratiche edilizie rilasciate dal Comune, alcuni committenti si rivolgevano ad un selezionato gruppo di professionisti locali che potevano contare all'interno del Comune di una "corsia preferenziale" per vedersi approvare progetti anche quando la realizzazione di nuove opere contrastava con i rigidi vincoli ambientali che tutelano il promontorio dell'Argentario. Sempre secondo la polizia, certi favori venivano ripagati con somme di denaro.
 

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