Caffarella "sì, siamo stati noi". Hanno confessato i due romeni Stampa
Scritto da Redazione   
Lunedì 23 Marzo 2009 20:10

E il Riesame ha scarcerato Karol Racz

 
Hanno confessato tutto davanti al gip Guglielmo Muntoni e al pm Vincenzo Barba, i due romeni arrestati venerdì scorso con l'accusa di essere gli stupratori della Caffarella. Ionut Alexandru, 18 anni, e Oltean Gavrilia, 27 anni, hanno ammesso di avere violentato una ragazzina nel parco romano il 14 febbraio scorso tutto nel corso dell'interrogatorio di garanzia avvenuto oggi a Regina Coeli.
Intanto torna in libertà Karol Racz, il romeno già scagionato dall'accusa di essere uno degli stupratori della Caffarella e, fino ad oggi, detenuto per la violenza sessuale ai danni di una donna di 41 anni avvenuta la sera del 21 gennaio scorso in via Andersen, nel quartiere romano di Primavalle. Lo ha deciso il tribunale del riesame che ha accolto un'istanza dell'avvocato Lorenzo La Marca, difensore del romeno.
Per quanto riguarda i due romeni che hanno confessato, invece, "Alexandru, il più giovane dei due, nel corso della sua confessione ha dato dettagli importanti su quanto commesso la sera del 14 febbraio nel parco di Roma della Caffarella". Lo ha detto il pm Vincenzo Barba, lasciando il carcere di Regina Coeli al termine dell'interrogatorio di garanzia.
"Gavrilia, il più anziano, ha fornito una motivazione che ora andrà al vaglio degli inquirenti - ha detto il pm - i particolari forniti dal più giovane sono importanti perchè danno maggiore certezza oltre alla prova regina del Dna".
Nel corso dell'interrogatorio di garanzia Alexandru e Gavrilia hanno affermato di non conoscere Alexandru Izstoika Loyos e Karol Racz, ovvero i due romeni arrestati in un primo momento con l'accusa di essere gli stupratori della ragazzina di 14 anni e ora detenuti per altri motivi.
"I due hanno affermato di avere appreso dell'arresto di Loyos e Racz - spiega il pm Vincenzo Barba - dai giornali".
Alexandru e Gavrilia sono stati arrestati venerdì scorso dagli uomini della squadra mobile di Roma. Ad incastrarli, oltre ad una serie di indizi, anche il test del dna: il loro codice genetico era sovrapponibile con il dna rinvenuto sui reperti. A loro gli investigatori sono arrivati seguendo la pista di una serie di rapine avvenute nei parchi della zona sud di Roma, tutte ai danni di coppie, tutte tra il 13 e il 15 febbraio.
 

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