Giovani sregolati sui motorini? Tutta colpa di mamma e papà Stampa
Scritto da Redazione   
Sabato 25 Aprile 2009 19:53

Secondo il parere delle Cassazione se un minore non rispetta il codice della strada vanno puniti i genitori

ROMA - È tutta colpa dei genitori se i ragazzi in motorino non rispettano il codice della strada. Perciò i danni causati dagli incidenti devono risarcirli mamma e papà. È questo, per la Cassazione, il prezzo da pagare per non aver saputo dare una buona educazione ai propri figli. I giudici della terza sezione civile hanno perciò confermato la sentenza della Corte d’appello di Potenza che aveva condannato i genitori di un diciassettenne a risarcire la famiglia di un altro ragazzo, anch’egli minorenne, morto in seguito ad un incidente tra i motorini dei due giovani.
Nelle motivazioni della sentenza 9556 la Suprema Corte sottolinea, senza mezzi termini «lo stato di immaturità, il temperamento e la cattiva educazione del minore». Una valutazione negativa che i giudici desumono anche dal fatto che «è pacifico che il ragazzo non indossava il casco». A questo proposito la Cassazione ricorda che «i genitori hanno doveri di natura inderogabile finalizzati a correggere comportamenti non corretti». L’obiettivo di mamma e papà, aggiunge la Corte, deve essere quello di «realizzare una personalità equilibrata, consapevole della protezione della propria ed altrui persona da ogni accadimento consapevolmente illecito».
La Cassazione richiama anche l’attenzione sul fatto che il dovere di dare una buona educazione ai figli è previsto anche dal codice civile, all’articolo 2048. E il comportamento del ragazzo in motorino, che ha causato il grave incidente che ha poi causato la morte, alcuni giorni dopo, del coetaneo, dimostra invece che «non era stata impartita al figlio un’educazione normalmente sufficiente ad impostare una corretta vita di relazione in rapporto al suo ambiente, alle sue abitudini e alla sua personalità». In sostanza, i genitori che non hanno saputo educare adeguatamente il figlio dovranno pagare, come stabilito nel 2005 dalla Corte d’appello di Potenza, il 70 per cento delle spese mediche sostenute dalla famiglia della vittima, i danni morali e la metà delle spese dei diversi processi.
 

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