Il dittatore Gheddafi a Roma, aspra polemica di De Pierro Stampa
Scritto da Redazione   
Giovedì 11 Giugno 2009 01:00

Il Presidente dell’ Italia dei Diritti: “Questo è solo l’ennesimo errore del governo Berlusconi. Non accettiamo alcuna lezione di democrazia da chi calpesta da sempre i diritti umani”

Roma - “Eravamo già abituati a comportamenti scriteriati e goliardici ma certamente poco istituzionali dell’attuale esecutivo, offrendoci in pasto alla critica altamente negativa e all’ilarità del mondo intero”. Così il presidente del movimento Italia dei Diritti commenta la recente visita del colonnello libico Muammar Gheddafi e prosegue :” Tutto ciò può avvenire solo in Italia, grazie all’informazione abilmente manipolata e alla presenza di quel conflitto di interessi incarnato alla perfezione dal nostro premier, le cui responsabilità risiedono ampiamente in superficiali atti comportamentali, posti in essere ormai da molti anni anche per via di un’opposizione di sabbia. La gravità di tali comportamenti, viene ampiamente ammorbidita e ribaltata da giornalisti genuflessi e telegiornali abusivi. Se finora abbiamo assistito ad una miriade di episodi vergognosi, questa volta è stato attraversato il Rubicone della vergogna: invitare un capo di stato totalitarista come Muammar Gheddafi, offrirgli l’aula di Palazzo Madama e per di più con l’assenso di una parte del partito democratico ormai alla deriva, consentendogli di parlare di istituzioni e dare lezioni di democrazia”. L’ingombrante leader libico ha definito il partitismo come l’aborto della democrazia e non ha perso l’occasione di paragonare i più recenti attacchi terroristici di Al Qaeda ai bombardamenti perpetrati dagli Stati Uniti sulla Libia nel 1986. Il presidente aggiunge :” Il quadro della situazione e’ obiettivamente impensabile e improponibile in qualsiasi realtà territoriale gestita da un governo che si rispetti ma purtroppo a questi signori politicanti del nulla sul proscenio istituzionale refrattario a tutto, la gravità del fatto non ha creato alcun disagio, salvo qualche eccezione di evidente imbarazzo. Prendiamo atto della presa di distanza anche del sindaco di Roma Gianni Alemanno”. Diverse le reazioni al discorso del colonnello libico: il presidente del Senato ha accettato senza rimbrotti le dichiarazioni giustificandole come un discorso denso di un capo di stato,al contrario Anna Finocchiaro, presidente del partito del Pd, ha giudicato il massimo esponente dello stato africano, di visione diversa nel considerare il concetto di democrazia liberale mentre Antonio Di Pietro, presidente dell’ Italia dei Valori, pensa a ricordare all’opinione pubblica, tutti quegli attentati all’umanità compiuti nella storia degli ultimi quarant’anni dal dittatore. Il presidente Antonello De Pierro prosegue: “ Noi dell’Italia dei Diritti, non possiamo accettare nella maniera più assoluta di prendere lezioni di democrazia da un dittatore che ha da sempre calpestato i diritti umani, finanziato terroristi e avallato torture e violenze in campi di concentramento. Invece il nostro signor Berlusconi, pur di assecondare il ricatto leghista sull’immigrazione, ha accettato di trasformarsi in zerbino per dare in pasto all’opinione pubblica un artefatta consapevolezza di una questione sicurezza, legata in particolar modo ai migranti che con sprezzo di diritti umani, vengono riaccompagnati in Libia dove subiscono torture e violenze di ogni genere. Ma ciò i nostri signori al governo si guardano bene dal dirlo. Questo è il partito delle libertà, questa è la civiltà ed il rispetto dei diritti umani dell’attuale governo Berlusconi. Una maggioranza che ha candidato ed ha fatto eleggere in Parlamento fior fior di pregiudicati per gravi reati ma che respinge chi affronta il viaggio della speranza e della disperazione come se fossero dei criminali e avalla torture nei loro confronti. Lo stesso governo che parla di sicurezza ma che favorisce l’impunità, apprestandosi a varare l’assurda legge sulle intercettazioni. Noi dell’ Italia dei Diritti siamo amareggiati per quanto successo con Gheddafi che è solo l’ultimo di tanti atti di cui ci vergogniamo e spesso avvertiamo l’obbligo di scusarci di appartenere alla nostra amata Italia”.
 

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