De Pierro, stop alle ronde e fuori i poliziotti dagli uffici Stampa
Scritto da Redazione   
Domenica 12 Luglio 2009 19:32

Il presidente dell’Italia dei Diritti: “La nostra linea è quella di tirare fuori dalle sedi impiegatizie gli appartenenti alle forze dell’ordine e adibirli a quel ruolo per cui sono stati addestrati”




 
Roma – Le vibranti polemiche sorte intorno al decreto governativo che istituzionalizza le ronde cittadine non potevano lasciare indifferente l’Italia dei Diritti, il movimento nazionale guidato da Antonello De Pierro, da sempre contrario a questa sorta di “giustizia fai da te” estranea alle forze di polizia, vere e uniche tutrici dell’ordine pubblico. Già in passato il movimento si era occupato del problema sicurezza, chiedendo a gran voce che fossero i poliziotti confinati dietro una scrivania negli uffici a tornare in strada per garantire i diritti e l’incolumità dei cittadini, restituendoli così ai loro oneri e al presidio del territorio, invece di relegarli al comodo ruolo di “impiegati con le stellette”. 
 
Di recente nuove segnalazioni private sono pervenute a De Pierro e al suo gruppo. Infatti, sembrerebbe che esistano casi di poliziotti, anche graduati, dislocati negli uffici e mai in servizio operativo che, pur avendo i giusti requisiti e l’idonea preparazione, non svolgono il loro operato in modo attivo. In particolare, da fonti più che attendibili, è stato segnalato che alcuni poliziotti hanno frequentato i corsi di istruttore di tiro, o addirittura direttore di tiro – quindi acquisendo maggiori attitudini rispetto ad altri colleghi che prestano la loro opera in strada – e tuttavia non hanno mai svolto un solo giorno di servizio sul campo. Il paradosso sta nel fatto che lo Stato spende ogni anno cifre considerevoli di denaro pubblico per addestrare al meglio gli uomini delle forze di polizia e poi, alla fine, si decide di non impiegarli nelle strade bensì di farli accomodare negli uffici con responsabilità e doveri nettamente inferiori alle competenze acquisite. Ma con gli stessi emolumenti.
 
“Purtroppo – dichiara il presidente De Pierro commentando questa situazione – si è andati avanti col provvedimento che legalizza le ronde, nonostante tanti moniti. Questo è un duro colpo inferto alla professionalità e alla dignità delle forze di polizia che hanno il precipuo compito istituzionale di tutelare la sicurezza dei cittadini. E’ chiaro che in tutto ciò si palesa il fallimento dello Stato, per quanto concerne la politica sulla sicurezza, e si cerca di occultare le numerose falle con iniziative clamorose e di impatto. Si tenta di suscitare nella gente la presenza di un pericolo criminale per poi attuare misure di facciata. È una cosa molto pericolosa”, tuona il leader dell’Italia dei Diritti che poi sferra il suo affondo contro le ronde cittadine. “Si parla tanto di «ronde nere» munite perfino di divise che rievocano scenari inquietanti che pensavamo di aver consegnato a tristi pagine di storia. Addirittura si ostentano macabri simboli appartenenti alle SS naziste. Nel Ventennio esistevano le famose «squadracce» che erano tollerate dal regime ma non legalizzate. Oggi si è fatto di peggio, considerato che queste ronde moderne sono autorizzate dalla legge”.
 
Alla netta presa di posizione, contraria a simili disposizioni che celano una deriva autoritaria del governo Berlusconi, si aggiunge un ulteriore aspetto che l’Italia dei Diritti vuole portare alla ribalta. “Noi come movimento – spiega De Pierro, facendosi interprete del sentimento di tanti cittadini dotati di buon senso e capacità di ragionamento – riconosciamo solo le forze di polizia, e la denuncia che cerchiamo di rendere pubblica è legata al fatto che circa metà delle unità dei corpi di polizia sono relegate a compiti burocratici con attività prettamente d’ufficio. La nostra linea è quella di tirare fuori dalle sedi impiegatizie i poliziotti e adibirli a quel ruolo per cui sono stati addestrati. Ciò significa – incalza il presidente – che siamo contro i tagli apportati al comparto sicurezza, siamo contro le pagliacciate dei militari posizionati nei punti sensibili delle città, quando poi un esercito di raccomandati tiene bellamente posate le nobili terga su sedie poste di fronte a una scrivania. È ora di smetterla con la demagogia e la propaganda, perché è giunto il momento di passare ai fatti concreti, infoltendo il territorio con tutte quelle unità competenti e predisposte a mantenere l’ordine nel modo migliore e più legale possibile”.
 
 

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