Inchiesta Arpac, ecco tutti i reati contestati ai coniugi Mastella Stampa
Scritto da Redazione   
Mercoledì 21 Ottobre 2009 23:01

Accuse pesanti: da abuso d'ufficio e concussione all'associazione a delinquere contro la P.A.

L'ingresso della villa di Mastella a Ceppaloni

NAPOLI - Sono diversi i reati che i pm imputano ai coniugi Mastella.

 In primis, il concorso in abuso di ufficio per le assunzioni all’Arpac: è il primo dei reati ipotizzati dalla procura di Napoli nei confronti del presidente del consiglio regionale della Campania Sandra Lonardo Mastella. La Lonardo è indicata tra coloro che avrebbero «istigato» l’ex direttore dell’Arpac Luciano Capobianco ad assumere o assegnare consulenze a persone segnalate da esponenti dell’Udeur. Per una vicenda analoga, sempre per l’ipotesi di concorso in abuso di ufficio, risulta indagato anche l’ex ministro Clemente Mastella.

DAL 2005 al 2007 - I fatti si riferiscono a un arco di tempo che va dal 2005 al novembre 2007. Mastella è inoltre indagato per tentativo di concussione in concorso con altri esponenti del suo partito (il segretario regionale Fantini, gli ex consiglieri regionali Ferraro e Errico e l’ex assessore regionale Abbamonte) per costringere il direttore sanitario dell’ospedale Santobono a nominare primario Bruno Rolando (anch’egli indagato): in seguito alla sua opposizione, il direttore sanitario avrebbe ricevuto intimidazioni, come la presentazione di una interpellanza nei suoi confronti. Concorso in truffa è un altro capo di imputazione configurato nei confronti della Lonardo: è relativo a incarichi di consulenze alla Asl di Benevento a persone che non avrebbero avuto i requisiti richiesti.

«ASSOCIAZIONE A DELINQUERE» - Mastella e Lonardo, insieme con altri indagati, sono accusati inoltre dai pm di associazione per delinquere, un’associazione che avrebbe operato secondo i magistrati soprattutto in Campania per «una serie indeterminata di delitti contro la pubblica amministrazione» e soprattutto per l’acquisizione di attività pubbliche e gare pubbliche bandite dagli enti territoriali in Campania attraverso la realizzazione di reati quali falsità ideologica, turbata libertà degli incanti, corruzioni, abusi di ufficio e rivelazioni del segreto d’ufficio.

Fonte

 

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