Piero Marrazzo ricattato con un video «È tutto falso, resto al mio posto» Stampa
Scritto da Redazione   
Venerdì 23 Ottobre 2009 01:00

Sarebbero stati pagati 50mila euro per un filmato che lo ritrae in un momento di privacy. Arrestati 4 carabinieri. La Procura di Roma: «Non è un complotto politico, ma caso di criminalità comune»

Piero Marrazzo (Omniroma)


ROMA - Un filmato che ritrae il presidente del Lazio Marrazzo in un momento di intimità.

 Un ricatto con la richiesta di 80mila euro per non diffondere le immagini. L'arresto di quattro carabinieri a Roma. Questi gli elementi dell'indagine nata per caso sei mesi fa grazie a intercettazioni legate a un'altra inchiesta e sfociata nell'interrogatorio del governatore e nei successivi arresti.

INCONTRO PRIVATO - I quattro carabinieri della stazione Trionfale di Roma, definiti «mele marce» dal comandante provinciale Vittorio Tomasone, avrebbero chiesto a Piero Marrazzo il pagamento di un riscatto (la richiesta sarebbe stata di 80 mila euro, mentre sarebbero stati individuati assegni per 50mila euro in quattro tranche, assegni che tuttavia non sarebbero mai stati incassati e che il governatore smentisce categoricamente di aver corrisposto) per non diffondere il video - girato con un telefonino - che ritrae il governatore del Lazio nell'appartamento di una persona con cui si stava intrattenendo in intimità e che avrebbe già incontrato altre volte. All'appuntamento sarebbe stato presente anche un transessuale. Resta da chiarire se il video sia stato girato dai carabinieri, entrati per un controllo, o, come gli stessi militari avrebbero dichiarato, da un altro transessuale che poi lo avrebbe dato ai militari. In sostanza, quello che dovranno chiarire le indagini del Ros è se il controllo nell'appartamento sia stato casuale o meno. Il video risalirebbe proprio alla mattina dell'irruzione dei militari nella casa, avvenuta ai primi di luglio.

 


ASSEGNI FIRMATI DA MARRAZZO -
Negli atti dell'indagine sul ricatto al presidente della Regione Lazio ci sarebbero anche assegni, firmati dallo stesso Marrazzo e mai incassati. Secondo quanto si è appreso gli assegni, per una cifra che come detto sfiora i 50 mila euro, sono al centro di due versioni contrastanti fornite da Marrazzo e dagli arrestati. Questi ultimi, si è appreso da indiscrezioni investigative, avrebbero sostenuto che il denaro sarebbe stato "offerto" dal presidente della Regione Lazio e non estorto con ricatto. Da luglio ad oggi, si è appreso, nessuna denuncia in merito alla vicenda è stata fatta da Marrazzo.

 

«RESTO AL MIO POSTO» - Marrazzo si dice amareggiato ma assicura di voler restare al proprio posto. «È stato sventato un tentativo di estorsione basato su una bufala. Sono amareggiato e sconcertato per come a pochi mesi dalle elezioni si tenti di infangare l'uomo Marrazzo per colpire il presidente Marrazzo - ha commentato -. Ringrazio la magistratura e la stessa Arma dei carabinieri per la serietà del loro operato». Poche ore dopo, da Frosinone dove ha partecipato a un incontro sul sistema aeroportuale del Lazio, Marrazzo è tornato sull'argomento, sottolineando di non avere intenzione di dimettersi: «Non ero informato dei fatti, non sono stato oggetto di ricatto e tutte le altre illazioni di cui ho letto, a mio giudizio sono false. Ora pretendo il massimo rispetto sull'argomento. Continuerò ad essere presidente con serenità e rinnovata determinazione non lasciandomi intimidire, ma come uomo mi faccio delle domande».

«NO COMPLOTTO POLITICO» - Per arrivare ai quattro arresti i carabinieri di Roma e i Ros hanno svolto indagini serrate per tre giorni, notti comprese. Una prima informativa è stata spedita ai magistrati che conducono l'indagine, poi è stato sentito Marrazzo. Secondo la Procura di Roma è stato svolto un «lavoro investigativo rapido e preciso che non ha messo in luce alcun complotto di natura politica ai danni del presidente della Regione». La vicenda, si spiega, si inquadra in un contesto di criminalità comune che vede coinvolti tutori delle forze dell'ordine. I sottufficiali saranno interrogati sabato nel carcere di Regina Coeli dal gip Sante Spinaci che dovrà decidere sulla richiesta di misure cautelari in carcere. L'inchiesta è coordinata dal procuratore Giovanni Ferrara, dall'aggiunto Giancarlo Capaldo e dal pm Rodolfo Sabelli.

LA RAPINA E IL FILMATO - Oltre che di estorsione, i quattro sono accusati di aver rapinato il governatore. Due di loro sarebbero entrati nell'appartamento dove si trovava Marrazzo e avrebbero preso i soldi dal suo portafogli. Inoltre agli atti dell'indagine c'è il filmato di alcuni minuti: gli inquirenti l'hanno intercettato mentre era nella disponibilità di un mediatore a Milano, ma occorre verificare chi lo abbia girato e consegnato ai militari che hanno ricattato Marrazzo. Prima il video sarebbe stato offerto a diverse testate giornalistiche, ma nessuna ha accettato di acquistarlo. Gli inquirenti stanno inoltre accertando l'eventuale presenza di cocaina nell'appartamento dove è avvenuto l'incontro intimo.

«ISOLATE LE MELE MARCE» - «Gli arrestati sono quattro mele marce che abbiamo immediatamente scoperto e isolato dalla istituzione alla quale non sono degni di appartenere» dice il comandante provinciale dei carabinieri Vittorio Tomasone, che sottolinea come «nel corso di alcuni accertamenti sono emersi elementi di responsabilità sull'attività illecita dei quattro militari. Per questo motivo, nel riferire immediatamente alla magistratura quanto stava avvenendo, i quattro sono stati sospesi dal servizio dell'Arma dei carabinieri». Tomasone ha aggiunto che sull'intera vicenda che ha visto coinvolto il presidente del Lazio «non è possibile fornire altri particolari se non quello che l'indagine che ha portato al fermo della Procura di Roma dei quattro militari è nata all'interno dell'Arma dei carabinieri. Un'indagine rapida e rigorosa, che ha permesso così di isolare le quattro mele marce».

 

 

Fonte

 

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