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L’Italia dei Diritti denuncia traffico di permessi di soggiorno falsi per prostitute nigeriane PDF Stampa E-mail
Scritto da Redazione   
Domenica 11 Settembre 2011 16:41

 

Il presidente Antonello De Pierro : “In  un paese civile è necessario che ciò non avvenga, soprattutto per salvaguardare queste ragazze che risultano addirittura lavorare regolarmente nel nostro territorio ma che in realtà sono povere vittime dei loro aguzzini”

Roma -  Un’indagine accurata dell’Italia dei Diritti ha permesso di portare alla luce un illecito che va avanti sulla pelle di giovani ragazze africane, che si prostituiscono in pieno giorno, ma che per la legge italiana figurano come badanti con regolare permesso di soggiorno. La rete criminale alla base del traffico umano fa arrivare le donne nel nostro paese, procura loro un contratto di lavoro fittizio e le costringe poi sulla strada, perché, come vere e proprie “schiave”, per ottenere  la libertà devono restituire agli aguzzini circa 80.000 euro.

“L’inchiesta che abbiamo portato avanti per diverso tempo – denuncia Antonello De Pierro, presidente del movimento extraparlamentare - ha fatto emergere risultati sconvolgenti e mi viene da sorridere a pensare al sindaco Gianni Alemanno o al ministro Mara Carfagna che avevano pensato di sconfiggere un fenomeno così complesso, come quello della prostituzione, con dei semplici provvedimenti sanzionatori nei confronti del cliente e dell’operatrice del sesso. Penso piuttosto fosse pura propaganda, oppure, qualora davvero si fosse trattato di ingenuità, ritengo che non sia possibile affrontare problemi così importanti senza prima sconfiggere fenomeni di degenerazione istituzionale, che forniscono linfa vitale alla loro diffusione. A noi – incalza De Pierro - sembra piuttosto inverosimile, in un apparato che funziona, il fatto che esistano delle lucciole extracomunitarie che incredibilmente siano in regola con il permesso di soggiorno, con un contratto di lavoro. Mi auguro che venga accertata dagli organi competenti la responsabilità di chi tutto questo permette, in quanto l’alacre ed encomiabile impegno degli operatori delle forze dell’ordine, che effettuano controlli su queste persone, si infrange sullo scoglio di un regolare permesso di soggiorno per lavoro che viene loro sventolato beffardamente”.

L’anomalia è palese ogni qualvolta avviene un controllo, alle accuse degli agenti che le sorprendono in strada, le ragazze rispondono esibendo i permessi per un lavoro che però, non stanno affatto svolgendo.  La legge Bossi-Fini prevede norme rigorose per l’accesso degli immigrati: può infatti arrivare in Italia soltanto chi è già in possesso di un’ occupazione reale oppure di un visto per studio e tramite i Consolati è necessario fornire documentazione certa. Il movimento presieduto da Antonello De Pierro continuerà ad approfondire cosa si nasconde dietro questo reato, anche perché oltre all’irregolarità, siamo in presenza di persone che, complici, per 5000-10000 euro vendono i contratti d’impiego alla base dei ricatti verso le lucciole.

“Bisogna capire dov’è che la macchina si inceppa. A nostro avviso – dichiara il presidente dell’Italia dei Diritti -  si tratta di corruzione, e il punto cruciale sta nel passaggio in cui qualcuno dovrebbe controllare seriamente chi dichiara di svolgere un lavoro, appurando il rispetto di quelli che sono intenti dichiarati. È necessario intervenire duramente per bloccare quello che non esiterei a definire un traffico di permessi di soggiorno palesemente falsi, anche se chi li emette, in buona fede purtroppo è costretto a farlo, di fronte ad un apparentemente regolare contratto di lavoro, che invece è stato lautamente comprato per fungere da copertura alle illiceità dilaganti. In un paese civile – conclude De Pierro -  è necessario che ciò non avvenga, soprattutto per salvaguardare queste ragazze che risultano addirittura lavorare regolarmente nel nostro territorio, ma che in realtà sono povere vittime dei loro aguzzini che così riescono a sfruttarle e schiavizzarle al meglio, paradossalmente  col beneplacito dello Stato”.