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| Dimenticare Castro e Chávez |
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| Scritto da Redazione |
| Martedì 12 Settembre 2006 01:00 |
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Il loro populismo in America Latina oggi è in crisi. Come dimostrano i casi di Cile e Brasile. Ma non è ancora vinto Questo risultato assai inverosimile è dovuto a tre fattori trainanti principali: la disillusione dei latino-americani nei confronti del libero mercato e delle politiche filoamericane diffuse negli anni Novanta; le nuove priorità statunitensi all'indomani dell'11 settembre (combattere il terrorismo islamico, le guerre in Afghanistan e in Iraq), in seguito alle quali l'America Latina è diventata in buona parte trascurabile; e infine l'ascesa al potere in Venezuela di Hugo Chávez. Quest'ultimo fattore sarebbe a sua volta trascurabile se non fosse per la coincidenza dell'entusiastico e ammirato abbraccio a Castro da parte di Chávez e della ricchezza petrolifera che ha consentito al presidente venezuelano di salvare l'economia cubana e al contempo acquisire peso politico in tutto il continente. Nei suoi frenetici investimenti politici Chávez è stato guidato da Castro e sostenuto dai diplomatici e dai servizi cubani d'intelligence, esperti nell'operare all'estero in contesti politici burrascosi. I soldi venezuelani e l'intelligence cubana si sono amalgamati in una miscela esplosiva, ormai presente nelle politiche interne di tutta la regione. Ma non sono stati soltanto il petrolio di Chávez e gli agenti di Castro: a tornar utili a Chávez e ai suoi alleati sono stati anche il mercato antiamericano, quello che si oppone al libero mercato, e i messaggi antiglobalizzazione. In tutta la regione la mediocre performance economica degli ultimi due decenni si è stagliata in aspro contrasto con le strombazzate promesse di un'imminente prosperità che avrebbe dovuto essere garantita dall'adozione di politiche economiche orientate al libero mercato e dalla firma di accordi per il libero commercio con gli Stati Uniti. Il fatto che queste politiche siano state annunciate spesso ma mai messe in atto, o il fatto che la loro attuazione sia malriuscita, incompleta o male interpretata, è una realtà di cui pochi hanno intenzione di prendere atto, una realtà comprensibilmente irrilevante per i milioni di persone che tribolano per sfamare le loro famiglie. Per molti latino-americani le riforme economiche degli anni Novanta sono state soltanto una delle tante truffe portate a segno dagli Stati Uniti in combutta con le élite locali. Mentre la regione combatteva contro una deludente performance economica, spiacevoli realtà sociali e un crescente risentimento, gli Stati Uniti avevano altre emergenze di cui occuparsi nel mondo. Di conseguenza, si è andata esacerbando una tendenza già presente da tempo: l'attenzione di Washington per l'America Latina si è fatta quanto mai sporadica, frammentaria e contraddittoria e il processo decisionale è diventato ancor più noncurante e inefficiente. I problemi socio-economici dell'America Latina possono essere risolti soltanto dai latino-americani. La maggior parte dei problemi della regione non sono causati da Washington: si tratta piuttosto di ferite auto-inflitte, procurate da élite rapaci che esercitano forme di controllo sui processi decisionali a Buenos Aires, Caracas, Brasilia o Città del Messico. Ciò nonostante, come dimostra il Cile, non è infondato sperare che un certo progresso sociale sia realizzabile: il Paese ha tolto dall'indigenza milioni di persone perseguendo proprio le politiche disprezzate da Chávez e dai suoi emuli. In più, come testimonia il caso del Brasile, può anche accadere che un presidente democratico, orientato a sinistra, che ha a cuore la sorte dei poveri, eviti le allettanti trappole populiste che, è risaputo, sul lungo periodo arrecano danno proprio ai poveri. I recenti risultati elettorali di Perù e Messico dimostrano che l'elettorato non si lascia influenzare tanto facilmente dalle promesse di politiche ispirate a Castro e finanziate da Chávez. In realtà, piuttosto, è quanto mai chiaro ormai che per un candidato essere intimo di Chávez equivale a qualcosa di rovinoso. Eppure, nello stesso modo in cui era troppo presto per presagire che l'America Latina si sarebbe diretta a sinistra, così ora è prematuro annunciare la nuova sconfitta della sinistra castrista. Dopotutto, infatti, i presupposti dell'ascendente di cui gode - povertà, disuguaglianza, emarginazione, corruzione - sono ancora presenti, come del resto Castro e Chávez. E il petrolio è arrivato a 70 dollari al barile. traduzione di Anna Bissanti |




