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I boss della vigilanza PDF Stampa E-mail
Scritto da Redazione   
Domenica 08 Ottobre 2006 01:00
a cura di Paolo Forcellini
L'istituto Urbe, un colosso di mille dipendenti, è in crisi. Per il senatore Sergio De Gregorio, dovrebbe uscirne passando a un privato. Ma spunta un consorzio pieno di ombre
Il senatore Sergio De Gregorio
Fra le tante conferenze stampa di Sergio De Gregorio, ce n'è una che è sfuggita ai più. Il presidente della commissione Difesa del Senato il 1 settembre ha parlato della crisi dell'istituto di vigilanza Urbe, un colosso da mille dipendenti.

Oggi fa parte dell'Associazione nazionale combattenti e reduci, un ente di interesse pubblico, e sta affrontando una crisi profonda. L'Urbe, per De Gregorio, dovrebbe uscirne passando a un privato. Il presidente del consorzio Pegaso, candidato al salvataggio, quel giorno ha parlato dopo il senatore. Si chiama Fabrizio Montali e non ha un curriculum ideale. È indagato per tentata estorsione dal pm Lucia Lotti della Procura di Roma che ne ha già chiesto il rinvio a giudizio per riciclaggio, corruzione e intestazione fittizia di beni con l'aggravante di mafia.

Montali sarebbe stato il prestanome di Enrico Nicoletti, accusato di essere il cassiere della banda della Magliana. Nel consorzio Pegaso è presente anche Salvatore Di Gangi, il re della vigilanza privata al vertice di un impero di 5 mila vigilantes. Anche lui in passato si è incrociato con Nicoletti: è stato socio al 50 per cento di un'immobiliare che, per l'altra metà, è stata sequestrata a don Enrico. Nonostante tutto, la politica asseconda il consorzio Pegaso. Montali ha partecipato alle riunioni convocate dal ministero dello Sviluppo in qualità di salvatore dell'Urbe. Per evitare sviste simili in futuro, il sindacato Savip, diretto da Vincenzo del Vicario, ha inviato al governo un esposto. Vi sono allegati anche gli articoli de 'L'espresso' che già due anni fa raccontavano il passato di Di Gangi e Montali.

m. l.