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Alta tecnologia, altissimi affari PDF Stampa E-mail
Scritto da Redazione   
Sabato 11 Novembre 2006 01:00
di Stefano Livadiotti e Vittorio Malagutti
Un colosso mondiale della sicurezza vende software al Viminale. Con ricchi mediatori e strane società ombra
Il Viminale
Via Gaspare Balbi è una stradina tutta buche sul litorale romano, a poche centinaia di metri dal mare grigio di Ostia. La sua perpendicolare si chiama via Ugolino Vivaldi e non è poi tanto meglio: sul ciglio del marciapiede c'è una carcassa di auto e il prato spelacchiato serve da pascolo ai cani randagi. All'angolo tra le due viuzze, seminascosta da un muro sbrecciato e sorvegliata da una selva di telecamere a circuito chiuso che stona con l'ambiente, c'è una villetta fatiscente. La recinzione ha due ingressi. Il primo, al numero 4 di via Balbi, corrisponde all'indirizzo ufficiale della Skyset, una srl che ha firmato contratti milionari con il governo Berlusconi. Il secondo, al 10 di via Vivaldi, a quello di Marco De Paoli, un quarantatreenne di origini colombiane che della premiata ditta Skyset è l'azionista di riferimento. E che fino a un anno e mezzo fa si poteva addirittura vantare di essere socio di Roberta Luna Berlusconi, figlia di Paolo e dunque nipote dell'allora premier.

A tirare in ballo per la prima volta Skyset, nella storiaccia sullo spionaggio telefonico Telecom, è Margherita Fancello, lobbista dell'azienda fino al 2000, poi richiamata in servizio come super-consulente dall'ex capo della sicurezza dell'intero gruppo, Giuliano Tavaroli. La 'rammendatrice', come s'è autodefinita per spiegare il suo lavoro di tessitura di rapporti ad alto livello, viene interrogata il 14 giugno. E detta a verbale: "Autonomy è una società inglese che ha ceduto in esclusiva il mandato a vendere in ambito di ambienti di sicurezza la tecnologia da lei brevettata. La cessione è avvenuta a favore della Skyset ltd per ragioni fiscali loro e poi la Skyset ltd ha pagato quanto spettava per l'intermediazione e gli applicativi dopo la vendita al ministero dell'Interno". Conclude Fancello: "Complessivamente ho percepito da Skyset più di un milione di euro negli anni e in particolare per l'operazione sopra indicata la cifra di 670 mila euro occupandomi io di far realizzare gli affari".

Skyset ltd è ignota agli uomini di Autonomy. E non risulta in nessun elenco di società inglesi. Dunque o non esiste o è una off-shore. Skyset srl è invece una scatola vuota, dove accanto a De Paoli (che possiede quasi 110 mila quote societarie su un totale di poco più di 115 mila) figura solo, come socio di minoranza e amministratore, tal Tiziano Gerardi (i due nomi compaiono anche in altre società come Nia-Abbigliamento accessori donna). Fine: nel bilancio del 2004 la spesa per salari e stipendi ammonta a 8.100 euro. Eppure, Autonomy, leader mondiale nei prodotti per la gestione automatica delle informazioni, la sceglie tra i partner cui affidare la vendita della sua tecnologia in Italia, accanto a nomi come Ibm e Hewlett Packard. Di più: gli concede addirittura l'esclusiva di un particolare software utilizzato nei progetti di videosorveglianza. E nessun sospetto viene neanche al governo dell'epoca, che le versa un fiume di denaro. Già il 4 febbraio 2004 la Corte dei conti registra infatti un contratto a favore di Skyset per la realizzazione di una sala operativa per la lotta all'immigrazione. La società fantasma s'aggiudica la commessa per 7 milioni e 548 mila euro. Poi, grazie ai buoni uffici della Fancello, arriva il nuovo business, che ha tutta l'aria di avere come destinatari finali le barbe finte del Sisde. Secondo fonti ben informate, il contratto si chiude a dicembre 2004. E l'importo si colloca tra i 10 e i 12 milioni. In totale, euro più euro meno, fa 20 milioni. Finiti vai a sapere dove. E, soprattutto, a chi.

Nonostante i lucrosi affari, curiosamente i contatti tra Autonomy e Skyset s'interrompono nell'aprile del 2004 (otto mesi prima dell'accordo con il ministero), quando la società di Ostia esce dall'elenco dei partner del colosso inglese. Pochi giorni prima, il 5 marzo, De Paoli abbandona un'altra sua creatura. Una Srl, denominata Skymedia, fondata a L'Aquila alla fine del 2003, con altri tre soci, con cui ha inizialmente ripartito pariteticamente le azioni. Il terzetto contiene un nome eccellente: quello di Roberta Luna Berlusconi, figlia di Paolo e dunque nipote di Silvio, all'epoca inquilino di Palazzo Chigi. C'è poi Danilo Lucangeli, consigliere comunale di Carsoli, un paesotto della valle dell'Aniene. E tale Anna Zanella. A marzo 2004, dunque, De Paoli vende a Lucangeli (che poi a sua volte le ripiazzerà) le sue 2.500 quote e si dimette dall'incarico di presidente di Skymedia. Che esattamente un anno dopo diventa a sua volta partner di Autonomy. A prima vista, sembra proprio una staffetta tra Skyset e Skymedia (nel cui azionariato oggi sono presenti, accanto a Lucangeli e Berlusconi, Marco Castelli, Antonio Brescia e la Quammodo, una srl sempre dell'Aquila). Lucangeli, contattato da 'L'espresso', all'inizio nega anche l'evidenza. Sostiene che le due società non hanno nulla in comune. Poi, davanti alle carte, fa marcia indietro. Ammette che il proprietario dell'una è stato anche socio e presidente dell'altra. Quanto ai rapporti d'affari con la rampolla Berlusconi, balbetta: "Lei sta a Roma, ci siamo conosciuti...".
Skyset vende alta tecnologia, ma non ha il telefono. E ignoti a qualunque rubrica online sono i suoi due soci. All'indirizzo della società di Ostia figura un'utenza telefonica intestata a Luigi De Paoli. Ma a quel numero rispondono di volta in volta persone diverse che o negano di conoscere De Paoli, o forniscono numeri di cellulare inesistenti, oppure, quando i cronisti lunedì 6 novembre si presentano in via Vivaldi e suonano a uno scalcinato citofono con la targhetta Marco De Paoli, si limitano a dire: "Non si vede quasi mai. Sì, c'è un piccolo ufficio, ma non ci viene nessuno".

Anche Tiziano Gerardi, che di Skyset è l'amministratore, è introvabile. A seconda dei documenti delle camere di commercio risiede a via Massimiliano di Palombara, nella periferia romana di San Basilio, o in via dei Taurini, dove c'è un'utenza a nome di Sabrina Gerardi. Che cade dalle nuvole. "Sono solo lontani parenti", dice parlando al plurale. E continua: "Si sono trasferiti da tanto e non so proprio dove siano finiti". Chissà se il ministero è in grado di scovarli. Magari con la tecnologia di Autonomy per il riconoscimento visivo.