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| Milano dice addio ad Alda Merini, la poetessa che cantò gli esclusi |
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| Scritto da Redazione |
| Domenica 01 Novembre 2009 01:00 |
Il presidente Napolitano: "Viene meno una ispirata e limpida voce poetica" Alda Merini
Viveva in condizioni di quasi indigenza (una scelta di vita basata su una sorta di noncuranza), tanto che i pasti quotidiani le venivano portati dai servizi sociali comunali. Ha cantato gli esclusi e ha vissuto sulla sua pelle una delle peggiori forme di esclusione: la malattia mentale. Negli ultimi anni, per una strana contraddizione, era diventata quasi popolare: abbastanza frequenti le sue apparizioni in tivù, dove, con la sua voce arrochita dal fumo, diceva sempre cose profondissime e, nello stesso tempo, del tutto comprensibili al grande pubblico. Grazie a lei, molti si erano avvicinati alla poesie.
Nel tempo ha saputo convivere con queste ombre e, anzi, per certi versi il dolore che ha attraversato le è servito per scandagliare più in profondità l'animo umano. Fin dai primi anni del suo lavoro poetico conobbe e frequentò maestri come Quasimodo, Montale e Manganelli che la sostennero e promossero la pubblicazione di sue opere. Dopo La presenza di Orfeo (e alcune poesie singole pubblicate in diverse antologie), escono Nozze romane e Paura di Dio. La Merini, nel frattempo si era sposata con Ettore Carniti (1953) e aveva avuto la sua prima figlia: Emanuela. Al pediatra della bambina aveva dedicato la raccolta Tu sei Pietro (1961). Comincia qui un altro periodo difficile costellato di ricoveri dolorisissimi e di ritorni a casa sempre difficili ma anche allietati dalla nascita di altri tre figli. Con un lungo periodo al Paolo Pini. Dal 1972 al 1979 la situazione, a poco a poco migliora e la poetessa torna a scrivere. E con grande coraggio racconta in poesia e prosa la sua esperienza (La Terra Santa).
Rimasta vedova nel 1981, si risposerà con il poeta Michele Pierri (1983) e con lui andrà a vivere a Taranto e ancora incontrerà i fantasmi della sua mente. Nel 1986 tornò a Milano dove ha sempre vissuto fino alla morte. E di questo ultimo ventennio sono la maggior parte delle sue opere più note: La vita facile, La vita felice, L'altra verità. Diario di una diversa, Le parole di Alda Merini. E ancora: Folle, folle, folle d'amore per te, Nel cerchio di un pensiero, Le briglie d'oro e tante altre. Compreso Superba è la notte, un tentativo di Einaudi di sistemare le poesie scritte tra il 1996 e il 1999. Sul suo sito, accanto alla foto con i capelli scarmigliati, lo sguardo profondo e l'immancabile sigaretta in mano, tre versi: "(Sono una piccola ape furibonda.) Mi piace cambiare colore. Mi piace cambiare di misura". I frati francescani di Assisi, raggiunti dalla notizia, si sono riuniti in preghiera: "La comunità francescana del Sacro convento di Assisi affida al Signore l' anima della poetessa Alda Merini e partecipa al dolore di chi sta soffrendo per la sua perdita". Lo ha detto il custode del Sacro convento, padre Giuseppe Piemontese. Tra la Merini e i francescani, infatti, c'era un rapporto particolare che, in qualche modo, faceva parte del suo più recente modo di essere con quella sua straordinaria apertura al mondo più semplice e alle altre arti meno "colte". Circa due anni fa, nella Basilica superiore, si tenne un concerto di Lucio Dalla ispirato ai versi di Alda Merini. Lei ne era orgogliosa e i francescani si erano innamorati di questa donna e del suo modo scontroso, ma dolcissimo di esistere. |
| Ultimo aggiornamento Lunedì 02 Novembre 2009 02:27 |





Alda Merini