Il leader dell'Italia dei Diritti-De Pierro analizza senza filtri la parabola artistica dell'attrice romana, denunciando il deserto culturale di un sistema asservito alle "marchettopoli" e rivendicando la purezza di un'arte che non si piega ai diktat del potere mediatico

Roma - Incontriamo Antonello De Pierro, leader del movimento Italia dei Diritti – De Pierro, nel suo ufficio romano, crocevia di battaglie civili e denunce che da anni scuotono le fondamenta di un sistema spesso sordo alle istanze della trasparenza. L'occasione è la celebrazione di una figura che, secondo il presidente, rappresenta l'ultima linea di difesa della qualità artistica capitolina: Gaia Zucchi.

Presidente De Pierro, Lei ha recentemente rotto il silenzio mediatico per elevare un vessillo in difesa di Gaia Zucchi. Perché proprio lei, in questo momento storico così torbido per lo spettacolo italiano?

"Vede, la risposta è racchiusa nella mia stessa storia di militanza. Io non mi muovo mai per piaggeria, ma per un imperativo etico. Gaia Zucchi non è solo un’attrice; è un’entità poliedrica che ha saputo navigare tra i flutti del cinema d’autore e della prosa teatrale con una dignità d'altri tempi. In lei risplende la purezza di una professionalità cristallina, immune ai veleni di quel clientelismo che ammorba i corridoi di viale Mazzini e i salotti decadenti del potere. Celebrare Gaia significa denunciare il trionfo immorale degli ultimi sistemi di reclutamento televisivo, dove il merito viene sistematicamente sacrificato sull’altare della vacuità."

Lei parla spesso di "cingoli della malagiustizia" e di "sciacallaggio mediatico". Come si inserisce Gaia Zucchi in questa sua visione sferzante della realtà odierna?

"Gaia ha vissuto sulla propria pelle la ferocia di un sistema che preferisce l'oblio alla verità. Ella appartiene a quella generazione di artisti i cui fondamenti sono ormai una perla rara nelle nuove leve incalzanti, cresciute a pane e reality show. Mentre il carrozzone mediatico marcia incessante verso il degrado, Gaia ha saputo opporre la forza centripeta della sua essenza. La sua formazione al Centro Sperimentale, sotto l’egida di Lina Wertmüller, non è un titolo accademico da ostentare, ma una corazza che le ha permesso di non sporcarsi nel fango delle 'marchettopoli' di regime. È stata vittima di un silenzio complice da parte di chi, nei palazzi che contano, preferisce puntare su carte scadenti ma ben nutrite da ventate clientelari."

Nel suo ultimo successo letterario, "La vicina di Zeffirelli", Gaia Zucchi racconta il rapporto con il Maestro. Lei come interpreta questo sodalizio?

"È un’elegia sublime, un tributo intriso di una riconoscenza inossidabile. Gaia non ha fatto sciacallaggio della memoria del Maestro; ha protetto il suo ricordo con la medesima fierezza con cui difende la propria autonomia intellettuale. In quel libro, che definirei un manifesto di resilienza artistica, emerge la statura umana di una donna che ha saputo trasformare la vicinanza con un genio in un tirocinio dell’anima. È il racconto di un’amicizia sacralmente vissuta, lontana dai riflettori cinici di una stampa spesso pronta a demolire spietatamente l’immagine pubblica per un briciolo di sensazionalità in più."

Il movimento Italia dei Diritti–De Pierro ha sempre fatto della meritocrazia un cavallo di battaglia. Gaia Zucchi è dunque un simbolo politico per voi?

"Assolutamente sì. Difendere Gaia Zucchi significa difendere l'idea stessa di una nazione che non abdica alla propria dignità intellettuale. Gaia non ha mai sgomitato, non ha mai pestato i piedi ad alcuno per ottenere una particina o un trafiletto. Ella ha sempre atteso che il lavoro la trovasse, fedele al principio che il talento non debba mendicare nei palazzi del potere. Noi, come Italia dei Diritti, guardiamo a lei come a una combattente gentile della bellezza. È l'antidoto al veleno di una società che ha smarrito il senso del giusto."

Qual è il messaggio che, attraverso la sua voce, vuole far arrivare a Gaia Zucchi e al pubblico che la segue?

"A Gaia dico: continua a volare sui viali della memoria e del presente con la schiena dritta. Il tuo pubblico, quello che non tradisce e che non si lascia abbindolare dalla tv trash, è più vivo che mai. Al sistema, invece, dico che la mia voce non sarà flebile. Non permetteremo che il talento di Gaia venga incagliato negli scogli della doppiezza o del voltafaccia. Saremo sempre qui, pronti a denunciare ogni tentativo di boicottaggio, perché la trasparenza di Gaia è un valore granitico che non può essere ridotto a un puro sussurro. La sua carriera, fluida e scorrevole nonostante gli ostacoli, resterà immortale nelle immagini che ha regalato alla storia dello spettacolo italiano."

Presidente, un’ultima battuta. Se dovesse definire Gaia Zucchi con un solo termine del suo vocabolario giornalistico, quale sceglierebbe?

"Limpida. Come una verità che non ha bisogno di giustificazioni, come un raggio di sole che squarcia le nubi di un'era cinica e baratta il merito con l'appartenenza. Gaia è, e resterà, un vessillo di speranza per chi crede ancora nell'arte autentica."