Il leader dell'Italia dei Diritti-De Pierro: "A Percile la democrazia è in sedia a rotelle: se un disabile non può entrare in Comune, lo Stato ha fallito. Dal programma nazionale depositato al Ministero dell'Interno fino alle battaglie nei borghi, l’Italia dei Diritti - De Pierro non arretrerà di un millimetro sulla dignità dei più fragili."
Roma - Mentre l’Italia si interroga sulle grandi riforme, nei piccoli centri come Percile la realtà quotidiana sbatte contro muri di pietra e indifferenza. Una scalinata ripida, un Palazzo Borghese inespugnabile e un’amministrazione che sembra guardare altrove: è questo il teatro dello scontro politico acceso da Antonello De Pierro, presidente del movimento Italia dei Diritti - De Pierro. In questa intervista esclusiva, il leader del movimento analizza il "caso Percile" non come un episodio isolato, ma come il sintomo di una malattia istituzionale che la sua forza politica combatte da anni, con coerenza, dai programmi elettorali nazionali fino ai banchi dei consigli comunali di provincia.
Presidente De Pierro, partiamo subito dal cuore della Sua denuncia. Lei ha definito la situazione di Percile come un "apartheid architettonico". Perché parole così forti?
"Perché non c’è altro modo di definire una realtà in cui lo Stato, rappresentato dal Comune, alza un muro di pietra e gradini contro i suoi cittadini più fragili. A Percile, la sede del Comune, la casa di tutti, è arroccata dietro una scalinata ripida, stretta, estenuante. Per un disabile motorio, quel palazzo è un miraggio. È inaccessibile. Punto. Non stiamo parlando di un disagio, stiamo parlando della negazione fisica del diritto di cittadinanza. Se non puoi entrare nel tuo Comune, non sei un cittadino di serie B: sei un esiliato in patria".
Lei ha sollevato un paradosso istituzionale: cosa accadrebbe se a Percile venisse eletto un sindaco o un consigliere con disabilità?
"Accadrebbe il ridicolo, se non fosse tragico. Siamo nel 2026, l’era della tecnologia e dell’inclusione sbandierata nei talk show, ma a Percile un sindaco in sedia a rotelle non potrebbe raggiungere il proprio ufficio. Un consigliere comunale, regolarmente eletto dal popolo, dovrebbe essere sollevato di peso per entrare in aula. È un’umiliazione della rappresentanza democratica. Il voto è uguale per tutti, ma l'esercizio del mandato a Percile no. Questo configura una discriminazione politica e civile intollerabile, su cui l'Italia dei Diritti - De Pierro darà battaglia in ogni sede, prefettura inclusa".
E per quanto riguarda il lavoro? Recentemente ci sono stati concorsi per impiegati comunali...
"Esatto. Se un vincitore di concorso fosse un disabile motorio, il Comune sarebbe nel caos. Come potrebbe timbrare il cartellino? Come potrebbe raggiungere la scrivania? La legge 68/99 parla chiaro, ma qui la morfologia del borgo, unita all'inerzia amministrativa, crea un corto circuito. Non si può bandire un concorso se non si è in grado di garantire l'accesso al posto di lavoro. È un inganno sociale".
Molti amministratori si giustificano dicendo che i borghi medievali sono "intoccabili" o che mancano i fondi. Cosa risponde?
"Rispondo che sono scuse puerili e polverose. Guardate Saracinesco: hanno avuto il coraggio e la visione di realizzare un ascensore urbano. Hanno capito che la tutela del patrimonio storico non deve diventare la scusa per l'immobilismo sociale. I fondi? Ci sono. Proprio ora, a marzo 2026, la Regione Lazio ha messo a disposizione milioni di euro per i borghi sotto i 5.000 abitanti, coprendo il 100% delle spese. Se Percile non partecipa ai bandi per l'abbattimento delle barriere, non è per mancanza di soldi, ma per mancanza di volontà o, peggio, di competenza progettuale. Servono progetti, serve il Peba (Piano Eliminazione Barriere Architettoniche), serve coraggio. Per noi la tutela dei disabili è una cosa seria. Ogni disabilità tocca dolorosamente le corde della nostra sensibilità umana prima che giuridica e politica. Non è solo una questione di diritto, ma è un tema che ha origine nell'alveo morale. Abbiamo deciso di non ricandidare i nostri tre consiglieri uscenti perché si sono dimostrati tiepidi su questo argomento e pertanto hanno disatteso i principi fondanti del movimento".
L'attenzione per i disabili non è un tema nuovo per l'Italia dei Diritti- De Pierro. È un pilastro che portate avanti da anni, anche a livello nazionale.
"Assolutamente sì. Il nostro movimento non scopre oggi la disabilità. La nostra attenzione è storica e coerente. Ricordo a tutti che nel programma politico che abbiamo depositato ufficialmente presso il Ministero dell'Interno in occasione delle scorse elezioni politiche, il tema della disabilità non era un 'allegato', ma il cuore pulsante del nostro progetto di riforma sociale. In quel documento abbiamo messo nero su bianco l'eliminazione definitiva delle barriere architettoniche per dare la possibilità ai diversamente abili di vivere la normalità. Abbiamo chiesto il potenziamento dei fondi per la vita indipendente, l'adeguamento automatico di tutti gli uffici pubblici e sanzioni severissime per gli enti locali inadempienti. Per noi, la civiltà di una nazione si misura da come tratta chi ha più bisogno di sostegno. Quello che chiediamo a Percile è solo l'applicazione locale di una visione nazionale di giustizia".
Qual è la vostra proposta immediata per Percile?
"Non possiamo aspettare i tempi biblici della burocrazia. Se l'ascensore urbano richiede tempo, l'Amministrazione deve delocalizzare immediatamente gli uffici aperti al pubblico. Trovino un locale a livello strada, accessibile alle auto, dove un disabile possa incontrare il sindaco o fare una pratica senza dover scalare una montagna. E poi, partecipare ai bandi regionali. L'ultimo è scaduto ad aprile. Non accettiamo più scuse. L'Italia dei Diritti-De Pierro non darà tregua: monitoreremo ogni centimetro di quella scalinata".
Un'ultima battuta. Cosa dice ai cittadini di Percile che si sentono dimenticati?
"Dico che l'Italia dei Diritti-De Pierro è qui per dare voce a chi non ce l'ha. La bellezza di Percile non deve essere una prigione. Continueremo a denunciare l'incuria del suolo stradale, i dislivelli tra asfalto e sampietrini che fanno cadere gli anziani e bloccano le carrozzine. La nostra è una politica del fare, non del promettere. Il diritto alla mobilità è la base della libertà. Senza libertà di movimento, non c'è democrazia".