Il leader dell'Italia dei Diritti-De Pierro denuncia il collasso istituzionale durante il comizio di chiusura. Tra ordinanze violate, assenza di forze dell'ordine e intimidazioni lui e la candidata Maria Celentano sono stati ridotti al silenzio da un clima di inaccettabile violenza morale

Roma - Siamo a ridosso del voto amministrativo del 2026. L’aria a Vicovaro è pesante, carica di una tensione che ha superato i confini del dibattito politico per sfociare nel disordine pubblico. Antonello De Pierro, presidente dell'Italia dei Diritti-De Pierro e noto giornalista d'inchiesta, ci riceve ancora scosso, ma determinato. Il comizio di chiusura per Maria Celentano, interrotto d'autorità dallo stesso De Pierro per evitare il peggio, è già diventato un caso nazionale.
Presidente De Pierro, partiamo dalla fine. Lei ha dovuto chiedere alla candidata sindaco Maria Celentano di smettere di parlare dopo appena un minuto. Cosa ha provato in quel momento?
"Un profondo senso di sconfitta, non politica, ma civile. Vedere una candidata sindaca, una donna che ha messo la propria faccia e il proprio impegno per questa terra, essere ridotta al silenzio da un clima di intimidazione feroce mentre le auto sfrecciavano a pochi centimetri dai cittadini, è stato inaccettabile. Ho avvertito la responsabilità di proteggerla. Maria era provata, emotivamente scossa da una violenza verbale che non ha trovato argini. Quando lo Stato sparisce, il leader deve farsi scudo. E io l'ho fatto."
Lei ha parlato di "Stato assente". Eppure c'era un'ordinanza del commissario prefettizio che blindava la piazza. Come spiega questo corto circuito?
"È l'interrogativo che porremo in ogni esposto. Un'ordinanza è un comando, non un suggerimento. Piazza San Pietro doveva essere un'isola pedonale sicura per la democrazia. Invece era un garage a cielo aperto e una pista di transito. Nessun vigile urbano, nessuna transenna. Nulla. Chi ha deciso di ignorare l'ordine del commissario? Chi ha lasciato che i cittadini partecipassero a un comizio rischiando di essere investiti? Qui non parliamo di disservizi, parliamo di una sciente omissione di vigilanza che ha offerto il fianco ai contestatori."
A proposito di contestatori, l'azione di disturbo è stata violenta. Lei ha richiamato alla memoria l'aggressione subita anni fa da Armando Spada a Ostia. Ha percepito lo stesso pericolo a Vicovaro?
"Il metodo è lo stesso: creare un clima di insicurezza per spingere l'avversario al silenzio. Quando ho visto che la contestazione non era un semplice dissenso, ma un'azione coordinata fatta di urla, intimidazioni e persone pronte a venire alle mani, il pensiero è andato subito a Ostia. So cosa significa essere nel mirino di chi non usa la parola ma la minaccia. Il paradosso è che oggi, nel 2026, mi sono sentito meno tutelato a Vicovaro che in altri contesti difficili. Se fossi stato aggredito fisicamente, chi avrebbe risposto? Un commissario che firma carte a cui poi non viene dato seguito? Un questore che non invia agenti preventivi?"
I Carabinieri sono arrivati dopo circa quaranta minuti dalla vostra chiamata. Cosa è successo al loro arrivo?
"È iniziata una farsa tragica. I militari con professionalità hanno identificato alcune persone, ma le offese continuavano persino davanti a loro. C’era una sfida aperta all'autorità. La cosa più grave è che, dopo qualche tempo, si sono allontanati pensando che la calma fosse tornata. Appena ho ripreso il microfono per dare la parola a Maria, la piazza è esplosa di nuovo. Sono dovuti intervenire ancora. È stato un comizio a singhiozzo, dove il diritto di parola è stato concesso, ma troppo tardi, solo per intercessione della divisa, e non garantito dalla legge."
Il suo intervento si è trasformato da politico in una denuncia istituzionale "live". Perché ha scelto di non parlare del programma?
"Perché parlare di programmi e di amministrazione mentre intorno c'è l'anarchia sarebbe stato ipocrita. Ho voluto denunciare, davanti ai Carabinieri e ai presenti, che quello che stavamo vivendo era un'aberrazione del diritto all'espressione del pensiero, una coartazione delle idee. Ho chiesto alla piazza, e lo chiedo oggi a chi legge: è normale che una forza politica debba chiedere protezione per concludere un comizio? È normale che la Polizia Locale svanisca nel nulla durante la chiusura di una campagna elettorale? La mia priorità era cristallizzare quelle responsabilità."
Cosa succederà ora? Lei ha annunciato esposti a tutti gli organi preposti.
"Non ci fermeremo. Maria Celentano non ha potuto fare il suo appello finale e questo altera la parità di condizioni della sfida elettorale. Presenteremo esposti alla Procura della Repubblica, al Prefetto al Ministero dell'Interno e al Quirinale. Vogliamo i nomi dei responsabili. Vogliamo sapere perché la catena di comando tra commissario, vigili e Questura si è spezzata proprio quel giovedì. Chi ha sottovalutato il rischio a Vicovaro deve risponderne. La democrazia non è un parcheggio e la libertà di parola non può dipendere dal coraggio di un leader di restare sul palco nonostante le minacce."
Un'ultima domanda. Come sta Maria Celentano dopo quella serata?
"È una donna forte, ma è stata ferita nel suo diritto di cittadina e di candidata. Il silenzio forzato è una ferita che brucia. Ma il movimento Italia dei Diritti è al suo fianco. Questa vicenda non ci indebolisce, ci dà una ragione in più per chiedere il voto: per riportare la legalità e la presenza dello Stato in una terra che, per una sera, è stata lasciata sola."
