Il leader dell’Italia dei Diritti-De Pierro si confessa dopo il trionfo al Premio Internazionale “Comunicare l’Europa” 2026: dalla missione dei "consiglieri ombra" alla lotta per la trasparenza, ecco perché la denuncia è l'unica via per una vera democrazia

Roma - In un’epoca in cui la comunicazione spesso scivola nel vacuo esercizio di stile, la figura di Antonello De Pierro si staglia come un baluardo di impegno civile e coerenza intellettuale. Reduce dal trionfo al Marriott Grand Hotel Flora di Roma, dove è stato insignito del Premio Internazionale “Comunicare l’Europa” 2026, il giornalista e presidente del movimento Italia dei Diritti-De Pierro ha rilasciato questa lunga intervista. Tra riflessioni sulla legalità territoriale e la critica ai poteri opachi, De Pierro traccia la rotta per un’Europa che rimetta al centro il cittadino, non come numero, ma come titolare di diritti inalienabili. Un dialogo serrato che svela l’essenza di un uomo che ha fatto della parola il suo scudo e della denuncia la sua ragione di vita.

Presidente De Pierro, partiamo dal Premio "Comunicare l’Europa" 2026. Ricevere un riconoscimento così prestigioso al Grand Hotel Flora, davanti a un parterre di caratura internazionale, che sensazione le ha lasciato? È un traguardo o una nuova partenza?

"Non ho mai vissuto i premi come traguardi statici. Per me, questo riconoscimento è benzina nel motore. Vedere la commissione, presieduta dal professor Luca Filipponi, riconoscere il valore del mio percorso è emozionante, non lo nego. Ma la sensazione dominante è stata di responsabilità. Quando sei in una sala con eccellenze come Maria Concetta Borgese, Paola Biadetti o Sabrina Morelli, capisci che la tua voce non appartiene più solo a te, ma a tutte le persone che in te ripongono una speranza di giustizia. Non è un punto d'arrivo, è la conferma che la strada tracciata con l'Italia dei Diritti - De Pierro è quella giusta."

Nel suo discorso ha citato i "consiglieri ombra". È una definizione che ha suscitato molta curiosità. Chi sono e perché sono così vitali per la sua azione sul territorio?

"Questa è una domanda cruciale. I 'consiglieri ombra' sono il cuore pulsante del nostro movimento. Sono cittadini comuni, professionisti, pensionati, giovani che hanno deciso di non girarsi dall'altra parte. Operano lontano dai riflettori, osservano, documentano e ci segnalano le storture: dal lampione spento alla gestione opaca di un appalto pubblico. Sono le nostre sentinelle della legalità. Senza di loro, la politica sarebbe un esercizio di stile nei salotti buoni. Con loro, diventa un'arma di precisione contro il degrado e l'ingiustizia."

Lei ha parlato di una "Europa dei diritti" contrapposta a quella dei "massimi sistemi". Cosa intende esattamente quando dice che comunicare l'Europa significa denunciare una strada dissestata?

"Vede, spesso si parla di Europa come di un'entità astratta fatta di tassi d'interesse e burocrazia a Bruxelles. Ma l'Europa è qui, sotto i nostri piedi. Se un cittadino europeo non può camminare su un marciapiede sicuro o vive sommerso dai rifiuti, i 'massimi sistemi' falliscono. Comunicare l'Europa significa portare gli standard di dignità e trasparenza europei in ogni singolo comune italiano. La dignità di un popolo si misura dalla qualità dei servizi essenziali, non dai discorsi programmatici."

Lei è un giornalista di lungo corso, ma anche un uomo impegnato in politica. Come concilia queste due anime? La sua penna è mai stata condizionata dalla sua attività civile?

"Al contrario. La mia penna è diventata più affilata. Credo fermamente che il giornalismo debba essere un servizio pubblico. Se una notizia non serve a migliorare la vita delle persone, è solo rumore di fondo. Come uomo prestato alla politica, porto con me il rigore dell'inchiesta. Non cerco il consenso facile, cerco la verità. La politica, per come la intendo io, è l'estensione naturale dell'impegno giornalistico: prima denunci il problema, poi lavori per risolverlo. È un circolo virtuoso che non ammette compromessi."

Durante la serata sono stati premiati moltissimi talenti, da Angelo Martini a esponenti internazionali come Dashnim Hebibi o LingYi Hong. C'è stata una personalità o un momento che l'ha colpita particolarmente?

"È stata una sinfonia di talenti. Vedere premiati colleghi come Angelo Martini o artisti del calibro di Mark Kostabi ed Ester Campese crea una contaminazione di idee straordinaria. Ma ciò che mi ha colpito di più è stata la trasversalità: dai riconoscimenti per i 100 anni de 'La Fiera Letteraria' a figure come Francesco Terrone o Roberto Sarra. C'è una fame di cultura e di valori che attraversa ogni campo, dalla musica di Floriana Rignanese alle riflessioni giuridiche di Andrea Sirotti Gaudenzi. Questo mi fa capire che non sono solo nella mia battaglia."

Lei ha affermato con forza che "il consenso non si compra con i like o con gli algoritmi". In un'era dominata dai social, non teme che questa sua posizione sia un po' controcorrente?

"È volutamente controcorrente. Gli algoritmi creano bolle, i 'like' creano vanità. Ma la realtà si costruisce con la presenza fisica. Io voglio guardare negli occhi le persone, voglio sentire l'odore della polvere nelle periferie. Il consenso vero nasce dal fatto che il cittadino sa che, se ha un problema, Antonello De Pierro risponde al telefono o si presenta sul posto. Gli algoritmi non risolvono i problemi dei cittadini, le persone sì. La democrazia è fatta di carne e ossa, non di pixel."

C'è un episodio recente, una denuncia partita dal suo movimento, che le è rimasto particolarmente nel cuore per le difficoltà incontrate o per il successo ottenuto?

"Ce ne sono molti, ma ogni volta che riusciamo a far ripristinare un servizio pubblico in un piccolo comune dimenticato da tutti, sento di aver vinto una battaglia epocale. Penso alle denunce sulla gestione dei rifiuti o alla sicurezza stradale. Spesso le amministrazioni reagiscono con fastidio perché scuotiamo il loro torpore. Ma noi siamo una 'freccia puntata verso l'alto'. Non ci fermiamo davanti ai silenzi istituzionali. La nostra forza è la costanza."

Nel suo intervento ha usato una metafora potente: "Usare la parola come scudo per i deboli". In un mondo dove la comunicazione è spesso aggressiva o vuota, come si fa a mantenere questa integrità?

"Bisogna avere radici profonde. Le mie radici sono nel rispetto per la legalità e nella meritocrazia. La parola deve essere precisa, documentata, inattaccabile. Quando denunciamo un abuso, lo facciamo con le prove in mano. Questo ci rende temibili. Non urliamo per fare chiasso, parliamo per fare giustizia. L’integrità si mantiene non cedendo mai alla tentazione del 'comodo silenzio'. Preferisco un nemico potente a una coscienza sporca."

Il Premio Internazionale “Comunicare l’Europa” ha celebrato anche le eccellenze accademiche con le Lauree Honoris Causa. Quanto è importante la formazione e la cultura nel progetto dell'Italia dei Diritti - De Pierro?

"È fondamentale. Personalità come Antonio Giulio Alagna, Paola Biadetti o Maria Concetta Borgese, insignite di questo titolo, rappresentano l'eccellenza che deve guidare il Paese. Senza cultura non c'è spirito critico, e senza spirito critico il cittadino diventa un suddito. Noi vogliamo cittadini consapevoli. Per questo promuoviamo il merito e la trasparenza. L'evento al Flora è stato anche una celebrazione dell'intelligenza collettiva."

Guardando al futuro, qual è la prossima sfida per Antonello De Pierro e per il movimento Italia dei Diritti? C'è un "sogno" o un obiettivo concreto che si è prefissato per i prossimi mesi?

"La sfida è l'espansione del nostro modello di monitoraggio civico. Voglio che in ogni angolo d'Italia ci sia un 'consigliere ombra'. Vogliamo creare una rete di protezione per il cittadino che si senta abbandonato. L'obiettivo è trasformare l'indignazione in azione mediatica, politica e legale. Non mi fermerò finché l'idea che il diritto del cittadino sia un 'favore' non sarà completamente sradicata dalla testa di chi amministra. Il diritto è la base della democrazia, e noi ne siamo i custodi."

In conclusione, presidente, un messaggio per i giovani che guardano a lei come un punto di riferimento nel giornalismo e nell'impegno civile?

"Dico loro di non avere paura di essere 'fastidiosi'. Studiate, approfondite e non accontentatevi delle versioni ufficiali. La comunicazione è un potere immenso: usatelo per dare voce a chi non l'ha. E ricordate che la coerenza paga sempre, anche se la strada è più in salita. Siate, come ho detto al premio, frecce puntate verso l'alto. Il futuro non si aspetta, si costruisce con il coraggio della verità."

 

(Foto di Michele Simolo)