Dopo i guai giudiziari Mannino si era ritirato nell'isola per dedicarsi alle vigne, e la sua selezione di oltre 4.500 foglie di vite ha prodotto due 'gioielli' del gusto, l'Abraxas e lo Scirafi, medaglia d'oro il primo al Vinitaly del '99 e segnalato nella top ten dell'associazione sommelier. Ne erano venute fuori 30 mila bottiglie e un fatturato di tutto rilievo. Ma ora l'ex ministro, che nel 1988 firmò il decreto per l'istituzione della Denominazione d'origine controllata, è accusato di associazione per delinquere finalizzata alla frode nella produzione e nella commercializzazione di vino 'non genuino', insieme con il legale rappresentante dell'azienda, Angelo Salmeri, e l'enologo Nicola Centonze, ma l'inchiesta coinvolge i più noti produttori di passito che ruotano attorno alla cantina Nuova Agricoltura. È qui, ad agosto 2003, che Roberto Casano, titolare della Bonsulton, si accorge che il vino dei suoi tre silos è stato sostituito: parte la denuncia accompagnata dalle prime analisi compiute dal servizio repressione frodi di Catania e dai laboratori specializzati di San Michele all'Adige. I risultati non lasciano dubbi: il vino è adulterato. E siccome la cantina non è stata forzata, il furto e la sostituzione, sospetta Casano, sono stati compiuti dall'interno. Così l'indagine si allarga ai produttori che imbottigliano alla Nuova Agricoltura, ma si presenta difficile: i carabinieri non possono sequestrare i registri di vinificazione perché l'Abraxas e la Nuova Agricoltura ne denunciano lo smarrimento e il furto. Dalla sede della società Murana saltano fuori alcuni fogli manoscritti, datati luglio-novembre 2004 indirizzati a Lucio Parrinello, enologo e 'controllore' del vino: "Caro Lucio. a noi farebbe molto comodo avere almeno 50 hl senza carta, così da far sparire il passito di Gasparino. come al solito dopo aver letto distruggi. In maggio vengono a farci visita!". Per il pm è Murana, già condannato per sofisticazione, ad avere rubato il vino di Casano. Mannino, invece, inciampa in un'intercettazione: "Come lo facciamo l'Arbaxas, Nicola?", chiede al suo enologo Centonze il 4 luglio 2005. "Lo dobbiamo fare come a quello che gli vendiamo a quelli", risponde Centonze. "Ci prendiamo la vasca 28", replica il senatore, "e il rimanente lo immischiamo". Secondo l'accusa è un indizio "del costume anche per la società Arbaxas dell'aggiustamento del prodotto vinoso in violazione della normativa vigente".
Intanto i silos della Bonsulton restano pieni di vino sofisticato non suo, e da due anni l'azienda non può vinificare. Ma aiuta le indagini: l'enologo Giuseppe Mazzetti, consulente di parte, acquista due bottiglie di Arbaxas e Scirafi e le fa analizzare, i valori sono difformi da quelli della banca dati europea. I casi sono due: o chi ha effettuato le analisi e ha rilasciato il certificato Doc ha commesso un falso, o il vino nelle bottiglie è diverso da quello bollato con la Doc. E l'esito dell'incidente probatorio conferma sostanzialmente il verdetto. I difensori di Mannino respingono le accuse: "È falso che il vino sia adulterato, l'indagine nasce da antichi dissapori tra i più affermati produttori vitivinicoli di Pantelleria".
Anche in caso di condanna l'ex ministro non rischia molto: il 20 febbraio scorso il Senato ha approvato un disegno di legge sul mercato del vino che cancella le pene detentive. Per i passiti c'è solo una sanzione da 600 a 15 mila euro.