Il 4 novembre, alle ore 21, presso la Sala "Angelo Montano" del Centro Sociale di Villa d'Agri, attesa performance per il debutto del testo firmato e diretto dal regista capitolino. Tra l'antropologia di De Martino e l’eredità di Carlo Levi, una solenne riflessione sul ritorno, sulla memoria collettiva e sul rifiuto del conformismo contemporaneo

di Antonello De Pierro
Roma - In una società contemporanea ormai drammaticamente travolta dall'imperante epidemia del consumo rapido, della sciatteria culturale e dalla progressiva cancellazione delle radici identitarie, il teatro ha l'obbligo etico e morale di riappropriarsi della sua funzione primaria: farsi presidio inespugnabile di memoria, tempio della coscienza critica e baluardo di resistenza contro l'omologazione al ribasso.
È con questa profonda e intransigente consapevolezza che guardiamo all'evento in programma il prossimo 4 novembre 2026 (ore 21.00) presso la Sala "Angelo Montano" del Centro Sociale in Via Cristoforo Colombo a Villa d’Agri di Marsicovetere (PZ), dove andrà in scena l'attesissima anteprima nazionale di "Circe lucana", monologo straordinario con drammaturgia e regia di Matteo Tarasco e portato in scena dall'intensa interpretazione dell'attrice Rosa Maria Ciani.
Oltre il mito omerico: la Lucania come luogo dell'anima e del sapere separato
Chi si attendesse una piatta ed accademica riproposizione del mito della maga dell'Odissea rimarrebbe profondamente deluso. L'operazione drammaturgica compiuta da Matteo Tarasco muove da un quesito di ben più alta levatura filosofica e civile: chi è oggi, nel cuore dell'entroterra lucano, quella donna capace di penetrare la superficie delle cose e leggere la reale natura degli esseri umani?
Il progetto tesse un dialogo ideale di straordinaria densità concettuale, ponendosi all'incrocio tra la memoria poetica omerica, la civiltà contadina descritta da Carlo Levi ed il rigore antropologico di Ernesto De Martino. La Basilicata non viene utilizzata come mera scenografia di sfondo, ma assurge a vera e propria allegoria dell'esistente: una terra ferita dall'abbandono, dall'emigrazione incontrollata, dallo spopolamento e dal silenzio, dove tuttavia il tempo custodisce ancora un sapere antico che la modernità tecnocratica ha colpevolmente smarrito.
In questa dimensione, la "magia" di Circe perde ogni venatura superstiziosa o prodigiosa per trasformarsi in uno sguardo radicale sul reale. Gli uomini che incontrano la protagonista non subiscono una metamorfosi: rivelano semplicemente la loro natura nativa. Sotto gli abiti della civiltà e le maschere del profitto, Circe riconosce il lupo, il cane, il cinghiale, la volpe, il pavone, il maiale. Non vi è alcun incantesimo demiurgico, se non la cruda ed inflessibile forza della verità.
Il viaggio di Rosa Maria Ciani, dal linguaggio della città alla riscoperta delle origini
La narrazione vede la protagonista tornare nel paese d'origine a seguito della scomparsa della madre, dopo aver costruito una carriera lontano dal Sud ed aver appreso i ritmi frenetici ed anestetizzanti delle metropoli. L'impatto con la casa rimasta chiusa per anni e con un paesaggio dominato dal silenzio innesca una metamorfosi interiore di epica intensità.
Attraverso una recitazione che si preannuncia di rara caratura espressiva e viscerale aderenza al testo, Rosa Maria Ciani darà corpo e voce al processo di spoliazione della protagonista: via le calzature costose, via gli orpelli della modernità per riappropriarsi di un corpo antico, di formule dimenticate, del linguaggio delle piante, delle pietre e dei ricordi della memoria orale. Un percorso di riconciliazione che non ha nulla a che vedere con la nostalgia patetica, ma che si configura come una scelta consapevole di presidio e custodia identitaria.
Un appuntamento imperdibile per il riscatto della prosa d'autore
L'appuntamento del 4 novembre a Villa d'Agri (evento patrocinato dalla Regione Basilicata, dal Comune di Marsicovetere e dalla Pro Loco) rappresenta un banco di prova di fondamentale importanza per la prosa contemporanea. La proposta di un teatro che sceglie di sfidare la pigrizia intellettuale per riportare al centro del dibattito la necessità della memoria storica merita il massimo dell'attenzione da parte della critica e del pubblico.
Come osservatori sempre attenti e rigorosi della scena culturale e delle sue dinamiche, seguiremo con occhio vigile questo battesimo scenico, pronti a verificare sul campo la forza di un'opera che promette di scuotere le coscienze ed indicare la strada del merito e della verità artistica contro ogni forma di omologazione culturale.