I
retroscena nascosti dell’ultimo blitz antidroga nella
capitale |
Quando
i media uccidono dentro |
L’operazione “Le Iene”: storia di vite
distrutte dalla ricerca esasperata e cinica dello scoop
mediatico. Analisi di come la stampa spesso si sostituisca
al potere giudiziario emettendo verdetti e sentenze e
tacendo quando i veri poteri deputati a giudicare si pronunciano
in assoluzioni e provano innocenze
|
di Francesca Guidato Berger
Operazione
“Le Iene”: una lunga storia di droga che ha portato
la Squadra mobile di Roma diretta da Alberto Intini,
ad eseguire numerose ordinanze di custodia cautelare emesse dal
gip della capitale Luisanna Figliolia, su richiesta
dei pm romani, Giancarlo Capaldo e Carlo Lasperanza.
Sembrerebbe che oltre la metà dei fermati si trovi ospite
nel carcere di Regina Coeli, mentre tutti gli altri sarebbero
agli arresti domiciliari.
Quest’ultima inchiesta è il seguito dell’operazione
denominata “Cleopatra”, a condurre le indagini fu
allora il procuratore Italo Ormanni. Il blitz
fu eseguito il 19 novembre del 2003, con ben 35 perquisizioni
nella capitale. Quell’indagine a sua volta era la conseguenza
dell’operazione nota come “Cocaina al Ministero delle
Finanze”, era l’agosto del 2002: anche in quel caso
le indagini erano condotte dai pm Giancarlo Capaldo e
Carlo La speranza, 11 gli arresti effettuati dalla Squadra
Mobile capitolina.
Ci risulta che nell’operazione “Le Iene” le
ordinanze di custodia cautelare siano state circa 27 e non 18
come gran parte dei media hanno sostenuto, i fermati a “Regina
Coeli” sarebbero 10, circa una dozzina di persone in carceri
fuori Roma e solo in 4-5 si troverebbero agli arresti domiciliari.
Vogliamo anche precisare che il ristorante “Le Iene”,
dal quale prende il nome l’operazione antidroga, non si
trova in via Flavia, come è stato riportato da certa stampa,
ma in realtà la sua collocazione era in via della Purificazione,
e prima del marzo 2004 era stato ceduto dai proprietari che erano
tra l’altro più di due.
Il desiderio di puntualizzare non nasce da un’insana necessità
di polemizzare, bensì dall’esigenza di mettere in
evidenza che sempre più spesso i media non danno troppa
importanza ai dettagli! Gli stessi dettagli possono essere solo
un’inezia per alcuni e la devastazione per altri. Torniamo
a portare come esempio un caso che non dovrà diventare
mai vecchio, il caso di Enzo Tortora. Ripetiamo ancora una volta
e possibilmente ricordiamocelo, l’arresto e il presunto
reato vengono sistematicamente “strillati” a caratteri
cubitali e con grande spazio sulle prime pagine.
L’estraneità ai fatti, l’eventuale innocenza,
la condanna per un reato minore rispetto al capo d’accusa,
nella stragrande maggioranza dei casi sono abitualmente ignorati
dall’informazione. Qualche volta a causa di lentezze burocratiche,
le stesse sentenze arrivano quando è troppo tardi, sia
per le famiglie ormai distrutte, sia per la stessa esistenza dei
protagonisti che, a volte ha un’imprevista data di scadenza.
Davvero sconvolgente diventa l’accanimento sui nomi noti
appartenenti al mondo dello spettacolo, della politica, dello
sport, della finanza. I personaggi pubblici!
Ecco, così sarebbe bene definirli: personaggi pubblici
di questa o di quella città.
Con frasi come “blitz nella Roma bene”, “cocaina
nella Roma bene”, si perpetua un rituale decadente, trito
e ritrito, nonché offensivo nei confronti di una straordinaria
città. Siamo alle soglie del 2006, in tutto il mondo da
circa quarant’anni l’olimpo del crimine ha immesso
sul mercato una serie di nuove droghe, che purtroppo oggi si trovano
con estrema facilità: LSD, eroina, ecstasy, amfetamine,
crack, cannabis, cocaina, per non parlare dei recentissimi ipnotici
che fanno anche perdere la memoria su quanto accade durante il
loro effetto. Accertate le alte percentuali del consumo che si
fa di questi stupefacenti, considerando che accanto ai risonanti
nomi di attori e industriali, sportivi e medici, modelle e politici,
possiamo trovare molto semplicemente sconosciuti che svolgono
svariate attività, come quella di autista, guardiano, travestito,
benzinaio, prostituta e tanti altri, dovrebbe venire quantomeno
il sospetto che quando si parla di droga non si può associarla
come accadeva in altri tempi a un gruppetto di rampolli della
“meglio gioventù ”, o ad un manipolo di ricchi
annoiati, nobili mondani, attori belli e dannati. Per favore,
basta! La Roma bene si trova nello stesso amabilissimo capitolo
chiuso della dolce vita.
Quindi, durante il blitz nella metropoli, dove almeno 2 persone
su dieci fanno uso di stupefacenti, le forze della sezione criminalità
organizzata chi hanno tratto in fermo?
Sicuramente l’arresto più inquietante è quello
di un dirigente chirurgo generale dell’Ospedale “Sandro
Pertini”, Michele Ruggeri, 52 anni. L’arresto
è stato disposto dal gip Luisanna Figliolia,
che ha ritenuto gravissime le ipotesi criminose a carico del medico
che, sarebbe assiduo spacciatore ed assuntore di pericolose sostanze
stupefacenti tra cui l’eroina; proprio sotto l’effetto
di quest’ultima, assunta di buon mattino, avrebbe eseguito
interventi chirurgici. Secondo gli inquirenti, questi episodi,
sarebbero emersi dalle intercettazioni e dalle indagini.
Durante l’interrogatorio di garanzia il neurochirurgo del
nosocomio romano ha però respinto le accuse di spaccio,
dichiarando che la droga era solo per uso personale, che non ha
mai ceduto stupefacenti a terzi e che divideva il consumo dell’eroina
con un'altra persona. Lo stesso giorno in cui è stato eseguito
il fermo cautelare del Ruggeri, gli agenti della
polizia, magistralmente diretti da Alberto Intini,
si sono immediatamente recati nel reparto di chirurgia vertebrale
della struttura ospedaliera, dove hanno sequestrato le cartelle
cliniche che sono già tra le mani degli esperti che, dopo
un attento esame potrebbero stabilire se il chirurgo ha davvero
messo in pericolo i pazienti che avrebbe operato dopo aver assunto
eroina attraverso inalazione.
Molte le perplessità espresse all’interno della stessa
struttura sanitaria; sembra che più di qualcuno si sia
dimostrato scettico sull’eventualità che Michele
Ruggeri si drogasse; a detta di alcuni medici, abituati
a riconoscere con occhio clinico sia il comportamento che i sintomi
tipici di un tossicomane, nessuno di loro ha mai notato nel dottore
atteggiamenti che inducessero a credere che egli fosse tale, nemmeno
la classica pupilla a spillo. L’eroina è fra tutte
le droghe quella che porta maggiore dipendenza e debilitazione
fisica, l’unica differenza che passa tra “sniffarla”
e “bucarla” sta nel dosaggio e nel costo, sicuramente
a coloro che la “tirano” ne serve un quantitativo
notevolmente maggiore. Bisogna porsi due domande : “Può
un eroinomane assumere le dosi che gli sono necessarie soltanto
di pomeriggio, di sera o di notte, ed essere in perfetta forma
di mattina presto? Lo stesso può entrare in una sala operatoria
fianco a fianco con colleghi medici, senza che nessuno di loro
noti un piccolo tremolio, una leggera sudorazione, uno sguardo
traboccante?
La
sera del 3 luglio del 2004, il chirurgo era stato già fermato
dalle forze dell’ordine e si dice che avesse addosso un
grammo di eroina. Decisamente l’arresto di un uomo di scienza
che ha già percorso mezzo secolo di vita è inquietante
e, crea motivi di riflessione: sappiamo bene che essere in possesso
di droga vuol dire essere nell’illegalità, ma è
lecito augurarsi che ci sia una terza chiave di lettura che
possa umanizzare e chiarire la sua reale posizione all’interno
della sua vicenda.
Oltre agli arresti del 25 ottobre, gli agenti diretti da Alberto
Intini, ed i suoi collaboratori Bruno Failla e Luca Armeni, hanno
eseguito perquisizioni nei domicili di circa trenta testimoni,
tra cui anche persone appartenenti al mondo dello spettacolo;
pero’ non è stata trovata traccia di droga che, in
alcuni casi dicono venisse acquistata all’interno di alcune
discoteche del centro capitolino. In una di queste nello scorso
anno sarebbe stata sorpresa una festicciola a base di cocaina
che, vedeva fra i protagonisti volti noti. Tuttavia i gestori
o i proprietari sono risultati decisamente estranei all’attività
di spaccio. Alcuni arrestati oltre che a “Regina Coeli”
sono reclusi a Viterbo e Perugia, la maxiretata ha coinvolto anche
Latina e Formia. A Civita Castellana sarebbe stato arrestato Germano
De Vittori, 41 anni, proprietario di alcuni vivai, a
Nepi Luigi Domizioni, 57 anni, allevatore di
cavalli. Invece che nella sua casa nel centro della capitale,
Fabrizio Belmonte è stato arrestato a Todi. Sono apparsi
sulla stampa anche altri tre romani che si troverebbero agli arresti
domiciliari: Fabio Giordano, 39 anni,
Lamberto Scansani, 30 anni,un
ruolo di spicco viene attribuito anche ad una guardia giurata
degli ex studi cinematografici “De Paolis” di via
Tiburtina, Mauro Nasini, 40 anni. Qui e lì
appaiono anche i nomi di altri romani: Luigi Bracci, 46
anni, Roberto Careddu, 58 anni, Enzo Martelli,
72 anni, Giancarlo Quagliarella, 45 anni, Armando Mariotti, 52
anni, Vincenzo Antro, 61 anni, Paolo Aiani, 49 anni,
quest’ultimo è stato arrestato con l’accusa
di cessione di eroina e cocaina. In cella è finito anche
uno tra i più giovani di tutta l’indagine, Davide
Tovi, 28 anni, produttore cinematografico, ultimo film
realizzato “La clessidra del diavolo”, con Antonella
Ponziani, Naike Rivelli, Francesca Rettondini e Andrea Bruschi.
Nel caso di Tovi, i media devono mettersi d’accordo,
alcuni lo definiscono un cliente, quindi un assuntore di cocaina,
mentre altri: “Lo spaccio era per lui il principale mezzo
di sostentamento economico”. Al suo nome sono stati associati
anche quelli di Andrea Bruschi e Francesca Rettondini, la quale
ci appare lucida e in gran forma nel reality “La Talpa 2”:
il coinvolgimento dell’attrice sembrerebbe partire il 19
giugno del 2004, quando lei e il fidanzato Andrea Bruschi, sembra
che si trovassero con Davide Tovi a bordo di una Range Rover,
nei pressi di Prima Porta, quando la polizia li blocca e sequestra
circa 4 grammi di cocaina, di chi eventualmente fosse noi non
lo sappiamo. Di certo c’è solo il dato che, una bella
donna, meglio ancora se è un attrice in carriera, in un
ampio articolo trova sempre il suo graditissimo spazio; anche
se, dal momento che la notte del 25 ottobre non è stata
fermata, si poteva anche evitare di citarla. Del resto, considerando
l’attenta professionalità degli inquirenti è
inevitabile che prima o poi il nome di chi è nel torto
emerga, quindi è inutile anticipare un lavoro che è
solo il loro.
Se l’immagine del chirurgo ci è sembrata la più
inquietante, la figura del noto regista è la più
tragicamente disarmante. Maurizio Anania, 35 anni,
il suo nome è stato sicuramente il più citato da
stampa e televisione in merito all’operazione dell’antidroga
denominata “Le Iene” che, non a caso prende il nome
dal ristorante che si trovava nei pressi di piazza Barberini.
Qualcuno sostiene che la scelta puramente affettiva di quel nome,
non portò fortuna né al regista Anania né
al suo socio Ernesto Ascione, marito di Nadia
Rinaldi, arrestato nel 2003 durante l’operazione “Cleopatra”.
Ancora una volta le fughe di notizie dai tribunali, portano con
anticipo ad un giudizio che spetta solo ed esclusivamente ai giudici
che emetteranno la sentenza finale. Il noto avvocato penalista
Nino Marazzita, in una intervista ci disse: “I mass media
hanno creato in questi anni uno Stato di Diritto che ribalta uno
dei principi cardine del sistema di Stato di Diritto: il principio
di colpevolezza”.
Decisamente se si fa una rassegna stampa su quest’inchiesta,
si può tranquillamente verificare che il principio costituzionale
d’innocenza ormai è stato ribaltato: Maurizio
Anania è già stato processato e condannato.
Ovunque, quest’uomo è stato descritto e presentato
come il grande colpevole di questa indagine, con ricchezza particolareggiata
di un’infinità di dettagli, meglio che nelle aule
dei tribunali.
La stessa drammatica situazione è già stata vissuta
da molti altri prima di lui, basti pensare a Franco Califano,
al grande Walter Chiari, alla splendida Laura Antonelli, a Serena
Grandi, che il 19 novembre del 2003 si ritrovò nel bel
mezzo di un ciclone mediatico che, non ebbe per lei nessun riguardo,
neanche in qualità di madre.
Per qualcuno, come per Enzo Tortora, si arrivò a dimostrare
la piena innocenza, solo quando per lui era diventato troppo tardi,
il dolore di quella devastante esperienza lo aveva talmente dilaniato
che non riuscì a sopravvivere. Il regista e sceneggiatore
Maurizio Anania, è di Cirò Marina,
tra i suoi film più noti troviamo nel 1998 “Odi et
Amo”, interpretato da Lorenzo Flaherty, Maria Gangale e
Gerardo Amato.
Del 2002 il film “Il conte di Melissa” una pellicola
girata proprio a Melissa, in Calabria, ambientata nel ‘600
e interpretata da John D’Aquino, Maria Gangale, Melba Ruffo,
Massimiliano Virgili, Francesca Rettondini, Lorenzo Flaherty,
Tony Santagata, Amedeo Goria, Nadia Rinaldi. In cantiere il regista
ha un film sulla storia di Elian Gonzales, il bambino conteso
tra Cuba e gli Stati Uniti.
All’epoca dell’operazione “Cleopatra”,
Ernesto Ascione fu coinvolto, successivamente la magistratura
chiese un supplemento di indagini, e così le attività
investigative portarono a pedinamenti e controlli nei confronti
del suo socio Maurizio Anania. Quest’ultimo un giorno chiamò
un network protestando per il cattivo funzionamento del decoder,
per la scientifica fu provvidenziale e tempestivamente affiancarono
un loro esperto al tecnico dell’emittente, così mentre
l’operaio riparava il guasto, il poliziotto inseriva nel
televisore una minuscola telecamera che, da quel momento è
stata puntata sul salotto del regista per quaranta giorni non-stop.
Percorriamo brevemente e soltanto con qualche accenno, il senso
di ciò che è stato scritto su di lui fino a ieri
31 ottobre: “nella sua casa spaccio incessante di cocaina
ed eroina”, e ancora “l’abitazione di Anania
era il crocevia della cocaina”, continuando con “la
sua casa era frequentata giorno e notte senza sosta perché
luogo adibito al consumo di cocaina” a questo possiamo anche
aggiungere che sono stati ripetutamente pubblicati stralci di
intercettazioni telefoniche, racconti che non sappiamo quanto
siano conformi alla realtà, in merito alle riprese filmate
dalle attività investigative degli incontri, delle cene
e delle feste all’interno della casa di Maurizio Anania.
Sempre l’avvocato Marazzita, per circostanze molto simili
disse: “I filmati devono essere tenuti riservati per un
principio di segretezza dell’attività d’indagine
…quelle immagini in un processo regolare saranno decifrate
nel modo corretto … il modo con il quale viene violato il
loro privato non solo non è normale ma è patologico
… l’inchiesta deve essere sviluppata, accertata e
approfondita dai magistrati… “.
Oltre ad essere indagato con l’accusa di aver ceduto droga,
ed oltre ad essere stato fermato per poi essere trattenuto nel
carcere di Regina Coeli in custodia cautelare, Maurizio Anania,
oltre ad aver girato dei film, si è anche creato una bella
famiglia.
A soli 14 anni si innamora di una bellissima coetanea del suo
paese, Maria Gangale, inseguono il sogno e dal loro matrimonio
nasce una bimba che oggi ha circa 17 anni. I coniugi si trasferiscono
a Roma, per anni lavorano insieme, con gli sforzi di entrambi
si sono prodotti dei film. Ad un certo punto il rapporto entra
in crisi, allo stesso tempo lei è in attesa di un'altra
bambina, siamo circa nel 2002, Maurizio Anania è contro
l’aborto e vuole a tutti i costi quella nuova gravidanza,
nasce un’altra bambina, ma l’armonia che c’era
fra lui e Maria sembra non tornare. Maurizio incontra sempre amici,
esce per lavoro, continua a fare da solo ciò che prima
della neonata faceva con Maria. La moglie è anche giustamente
gelosa. Lui, decide, benché poco convinto, di avventurarsi
nella ristorazione, quell’attività non gli piace,
ma suo malgrado si lascia convincere, nonostante i nuovi impegni
tenta a suo modo di tenere unita la famiglia, anche la Gangale
fa grandi sforzi, purtroppo non bastano. Maurizio comincia a venir
meno ai suoi impegni familiari, sconvolge i suoi orari ed evidentemente
l’equilibrio di tutti oltre al suo, Maria Gangale si rivolge
ad un legale, i due si separano.
Siamo andati nel suo quartiere dove persone che abbiamo incontrato
e che, lo hanno conosciuto in periodi antecedenti a questi fatti,
ci hanno detto che è sempre stato un buon padre ed aveva
molta cura di sua moglie, che era una persona gioviale e gentile,
usciva di casa sempre molto presto, ad un tratto era cambiato,
sembrava esaurito e stanco.
Qualcuno si è spinto oltre: “Maurizio non era più
lo stesso, il suo è stato un cambiamento sconcertante,
provai tante volte a dirglielo, era del tutto inutile. La sua
estroversione lo portava continuamente ad avere l’esigenza
di conoscere e incontrare. L’amicizia era uno dei valori
più importanti per lui, ho sempre avuto l’impressione
che non gli piacesse stare da solo. Doveva aggregarsi e confrontarsi.
A volte la paura della solitudine è talmente intima che
ti porta a voler stare sempre con qualcuno. Quando questa necessità
diventa un’esigenza frenetica, purtroppo diventi poco selettivo.
Un uomo buono, generoso, poetico e musicale, solare. Certamente
non stava bene,era diventato agitato. Gli auguro di provare a
ritrovarsi, anche se sarà un percorso durissimo, perché
chi si perde non se ne accorge. Lo deve ai suoi figli, la ragazza
è straordinaria e ne starà soffrendo da cani. Alla
piccola va salvato il futuro prossimo. Per far questo dovrà
usare tutta l’intelligenza lucida che gli resta, far riferimento
all’umiltà e ammettere con sé stesso che a
volte quella che sembra la realtà non è tale. Penso
che abbia bisogno di aiuto. Mi dispiace, ci vorrà del tempo
prima che si renda conto di quello che gli sta accadendo. Mi chiedo…se
porta più lontano la droga o l’affetto di un’amicizia,
e mi rispondo che, insieme possono essere letali”.
Certamente, gli inquirenti che hanno capeggiato queste lunghe
inchieste, continueranno attivamente ad indagare, sorprendendoci
con quello che per loro è un impeccabile e doveroso lavoro,
mentre per i media solo motivo di nuovi e sconvolgenti “scoop”.
Ricordiamo pero’ che chi assume droga è sempre e
comunque una vittima di questa società, famoso o sconosciuto
che sia, e come tale deve essere interpretato, curato e rispettato.
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