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ATTUALITÀ E CRONACA  
059
I retroscena nascosti dell’ultimo blitz antidroga nella capitale
Quando i media uccidono dentro

L’operazione “Le Iene”: storia di vite distrutte dalla ricerca esasperata e cinica dello scoop mediatico. Analisi di come la stampa spesso si sostituisca al potere giudiziario emettendo verdetti e sentenze e tacendo quando i veri poteri deputati a giudicare si pronunciano in assoluzioni e provano innocenze

di Francesca Guidato Berger

CocainaOperazione “Le Iene”: una lunga storia di droga che ha portato la Squadra mobile di Roma diretta da Alberto Intini, ad eseguire numerose ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip della capitale Luisanna Figliolia, su richiesta dei pm romani, Giancarlo Capaldo e Carlo Lasperanza. Sembrerebbe che oltre la metà dei fermati si trovi ospite nel carcere di Regina Coeli, mentre tutti gli altri sarebbero agli arresti domiciliari.
Quest’ultima inchiesta è il seguito dell’operazione denominata “Cleopatra”, a condurre le indagini fu allora il procuratore Italo Ormanni. Il blitz fu eseguito il 19 novembre del 2003, con ben 35 perquisizioni nella capitale. Quell’indagine a sua volta era la conseguenza dell’operazione nota come “Cocaina al Ministero delle Finanze”, era l’agosto del 2002: anche in quel caso le indagini erano condotte dai pm Giancarlo Capaldo e Carlo La speranza, 11 gli arresti effettuati dalla Squadra Mobile capitolina.
Ci risulta che nell’operazione “Le Iene” le ordinanze di custodia cautelare siano state circa 27 e non 18 come gran parte dei media hanno sostenuto, i fermati a “Regina Coeli” sarebbero 10, circa una dozzina di persone in carceri fuori Roma e solo in 4-5 si troverebbero agli arresti domiciliari.
Vogliamo anche precisare che il ristorante “Le Iene”, dal quale prende il nome l’operazione antidroga, non si trova in via Flavia, come è stato riportato da certa stampa, ma in realtà la sua collocazione era in via della Purificazione, e prima del marzo 2004 era stato ceduto dai proprietari che erano tra l’altro più di due.
Il desiderio di puntualizzare non nasce da un’insana necessità di polemizzare, bensì dall’esigenza di mettere in evidenza che sempre più spesso i media non danno troppa importanza ai dettagli! Gli stessi dettagli possono essere solo un’inezia per alcuni e la devastazione per altri. Torniamo a portare come esempio un caso che non dovrà diventare mai vecchio, il caso di Enzo Tortora. Ripetiamo ancora una volta e possibilmente ricordiamocelo, l’arresto e il presunto reato vengono sistematicamente “strillati” a caratteri cubitali e con grande spazio sulle prime pagine.
L’estraneità ai fatti, l’eventuale innocenza, la condanna per un reato minore rispetto al capo d’accusa, nella stragrande maggioranza dei casi sono abitualmente ignorati dall’informazione. Qualche volta a causa di lentezze burocratiche, le stesse sentenze arrivano quando è troppo tardi, sia per le famiglie ormai distrutte, sia per la stessa esistenza dei protagonisti che, a volte ha un’imprevista data di scadenza.
Davvero sconvolgente diventa l’accanimento sui nomi noti appartenenti al mondo dello spettacolo, della politica, dello sport, della finanza. I personaggi pubblici!
Ecco, così sarebbe bene definirli: personaggi pubblici di questa o di quella città.
Con frasi come “blitz nella Roma bene”, “cocaina nella Roma bene”, si perpetua un rituale decadente, trito e ritrito, nonché offensivo nei confronti di una straordinaria città. Siamo alle soglie del 2006, in tutto il mondo da circa quarant’anni l’olimpo del crimine ha immesso sul mercato una serie di nuove droghe, che purtroppo oggi si trovano con estrema facilità: LSD, eroina, ecstasy, amfetamine, crack, cannabis, cocaina, per non parlare dei recentissimi ipnotici che fanno anche perdere la memoria su quanto accade durante il loro effetto. Accertate le alte percentuali del consumo che si fa di questi stupefacenti, considerando che accanto ai risonanti nomi di attori e industriali, sportivi e medici, modelle e politici, possiamo trovare molto semplicemente sconosciuti che svolgono svariate attività, come quella di autista, guardiano, travestito, benzinaio, prostituta e tanti altri, dovrebbe venire quantomeno il sospetto che quando si parla di droga non si può associarla come accadeva in altri tempi a un gruppetto di rampolli della “meglio gioventù ”, o ad un manipolo di ricchi annoiati, nobili mondani, attori belli e dannati. Per favore, basta! La Roma bene si trova nello stesso amabilissimo capitolo chiuso della dolce vita.
Quindi, durante il blitz nella metropoli, dove almeno 2 persone su dieci fanno uso di stupefacenti, le forze della sezione criminalità organizzata chi hanno tratto in fermo?
Sicuramente l’arresto più inquietante è quello di un dirigente chirurgo generale dell’Ospedale “Sandro Pertini”, Michele Ruggeri, 52 anni. L’arresto è stato disposto dal gip Luisanna Figliolia, che ha ritenuto gravissime le ipotesi criminose a carico del medico che, sarebbe assiduo spacciatore ed assuntore di pericolose sostanze stupefacenti tra cui l’eroina; proprio sotto l’effetto di quest’ultima, assunta di buon mattino, avrebbe eseguito interventi chirurgici. Secondo gli inquirenti, questi episodi, sarebbero emersi dalle intercettazioni e dalle indagini.
Durante l’interrogatorio di garanzia il neurochirurgo del nosocomio romano ha però respinto le accuse di spaccio, dichiarando che la droga era solo per uso personale, che non ha mai ceduto stupefacenti a terzi e che divideva il consumo dell’eroina con un'altra persona. Lo stesso giorno in cui è stato eseguito il fermo cautelare del Ruggeri, gli agenti della polizia, magistralmente diretti da Alberto Intini, si sono immediatamente recati nel reparto di chirurgia vertebrale della struttura ospedaliera, dove hanno sequestrato le cartelle cliniche che sono già tra le mani degli esperti che, dopo un attento esame potrebbero stabilire se il chirurgo ha davvero messo in pericolo i pazienti che avrebbe operato dopo aver assunto eroina attraverso inalazione.
Molte le perplessità espresse all’interno della stessa struttura sanitaria; sembra che più di qualcuno si sia dimostrato scettico sull’eventualità che Michele Ruggeri si drogasse; a detta di alcuni medici, abituati a riconoscere con occhio clinico sia il comportamento che i sintomi tipici di un tossicomane, nessuno di loro ha mai notato nel dottore atteggiamenti che inducessero a credere che egli fosse tale, nemmeno la classica pupilla a spillo. L’eroina è fra tutte le droghe quella che porta maggiore dipendenza e debilitazione fisica, l’unica differenza che passa tra “sniffarla” e “bucarla” sta nel dosaggio e nel costo, sicuramente a coloro che la “tirano” ne serve un quantitativo notevolmente maggiore. Bisogna porsi due domande : “Può un eroinomane assumere le dosi che gli sono necessarie soltanto di pomeriggio, di sera o di notte, ed essere in perfetta forma di mattina presto? Lo stesso può entrare in una sala operatoria fianco a fianco con colleghi medici, senza che nessuno di loro noti un piccolo tremolio, una leggera sudorazione, uno sguardo traboccante?
DrogheLa sera del 3 luglio del 2004, il chirurgo era stato già fermato dalle forze dell’ordine e si dice che avesse addosso un grammo di eroina. Decisamente l’arresto di un uomo di scienza che ha già percorso mezzo secolo di vita è inquietante e, crea motivi di riflessione: sappiamo bene che essere in possesso di droga vuol dire essere nell’illegalità, ma è lecito augurarsi che ci sia una terza chiave di lettura che
possa umanizzare e chiarire la sua reale posizione all’interno della sua vicenda.
Oltre agli arresti del 25 ottobre, gli agenti diretti da Alberto Intini, ed i suoi collaboratori Bruno Failla e Luca Armeni, hanno eseguito perquisizioni nei domicili di circa trenta testimoni, tra cui anche persone appartenenti al mondo dello spettacolo; pero’ non è stata trovata traccia di droga che, in alcuni casi dicono venisse acquistata all’interno di alcune discoteche del centro capitolino. In una di queste nello scorso anno sarebbe stata sorpresa una festicciola a base di cocaina che, vedeva fra i protagonisti volti noti. Tuttavia i gestori o i proprietari sono risultati decisamente estranei all’attività di spaccio. Alcuni arrestati oltre che a “Regina Coeli” sono reclusi a Viterbo e Perugia, la maxiretata ha coinvolto anche Latina e Formia. A Civita Castellana sarebbe stato arrestato Germano De Vittori, 41 anni, proprietario di alcuni vivai, a Nepi Luigi Domizioni, 57 anni, allevatore di cavalli. Invece che nella sua casa nel centro della capitale, Fabrizio Belmonte è stato arrestato a Todi. Sono apparsi sulla stampa anche altri tre romani che si troverebbero agli arresti domiciliari: Fabio Giordano, 39 anni, Lamberto Scansani, 30 anni,un ruolo di spicco viene attribuito anche ad una guardia giurata degli ex studi cinematografici “De Paolis” di via Tiburtina, Mauro Nasini, 40 anni. Qui e lì appaiono anche i nomi di altri romani: Luigi Bracci, 46 anni, Roberto Careddu, 58 anni, Enzo Martelli, 72 anni, Giancarlo Quagliarella, 45 anni, Armando Mariotti, 52 anni, Vincenzo Antro, 61 anni, Paolo Aiani, 49 anni, quest’ultimo è stato arrestato con l’accusa di cessione di eroina e cocaina. In cella è finito anche uno tra i più giovani di tutta l’indagine, Davide Tovi, 28 anni, produttore cinematografico, ultimo film realizzato “La clessidra del diavolo”, con Antonella Ponziani, Naike Rivelli, Francesca Rettondini e Andrea Bruschi. Nel caso di Tovi, i media devono mettersi d’accordo, alcuni lo definiscono un cliente, quindi un assuntore di cocaina, mentre altri: “Lo spaccio era per lui il principale mezzo di sostentamento economico”. Al suo nome sono stati associati anche quelli di Andrea Bruschi e Francesca Rettondini, la quale ci appare lucida e in gran forma nel reality “La Talpa 2”: il coinvolgimento dell’attrice sembrerebbe partire il 19 giugno del 2004, quando lei e il fidanzato Andrea Bruschi, sembra che si trovassero con Davide Tovi a bordo di una Range Rover, nei pressi di Prima Porta, quando la polizia li blocca e sequestra circa 4 grammi di cocaina, di chi eventualmente fosse noi non lo sappiamo. Di certo c’è solo il dato che, una bella donna, meglio ancora se è un attrice in carriera, in un ampio articolo trova sempre il suo graditissimo spazio; anche se, dal momento che la notte del 25 ottobre non è stata fermata, si poteva anche evitare di citarla. Del resto, considerando l’attenta professionalità degli inquirenti è inevitabile che prima o poi il nome di chi è nel torto emerga, quindi è inutile anticipare un lavoro che è solo il loro.
Se l’immagine del chirurgo ci è sembrata la più inquietante, la figura del noto regista è la più tragicamente disarmante. Maurizio Anania, 35 anni, il suo nome è stato sicuramente il più citato da stampa e televisione in merito all’operazione dell’antidroga denominata “Le Iene” che, non a caso prende il nome dal ristorante che si trovava nei pressi di piazza Barberini. Qualcuno sostiene che la scelta puramente affettiva di quel nome, non portò fortuna né al regista Anania né al suo socio Ernesto Ascione, marito di Nadia Rinaldi, arrestato nel 2003 durante l’operazione “Cleopatra”. Ancora una volta le fughe di notizie dai tribunali, portano con anticipo ad un giudizio che spetta solo ed esclusivamente ai giudici che emetteranno la sentenza finale. Il noto avvocato penalista Nino Marazzita, in una intervista ci disse: “I mass media hanno creato in questi anni uno Stato di Diritto che ribalta uno dei principi cardine del sistema di Stato di Diritto: il principio di colpevolezza”.
Decisamente se si fa una rassegna stampa su quest’inchiesta, si può tranquillamente verificare che il principio costituzionale d’innocenza ormai è stato ribaltato: Maurizio Anania è già stato processato e condannato. Ovunque, quest’uomo è stato descritto e presentato come il grande colpevole di questa indagine, con ricchezza particolareggiata di un’infinità di dettagli, meglio che nelle aule dei tribunali.
La stessa drammatica situazione è già stata vissuta da molti altri prima di lui, basti pensare a Franco Califano, al grande Walter Chiari, alla splendida Laura Antonelli, a Serena Grandi, che il 19 novembre del 2003 si ritrovò nel bel mezzo di un ciclone mediatico che, non ebbe per lei nessun riguardo, neanche in qualità di madre.
Per qualcuno, come per Enzo Tortora, si arrivò a dimostrare la piena innocenza, solo quando per lui era diventato troppo tardi, il dolore di quella devastante esperienza lo aveva talmente dilaniato che non riuscì a sopravvivere. Il regista e sceneggiatore Maurizio Anania, è di Cirò Marina, tra i suoi film più noti troviamo nel 1998 “Odi et Amo”, interpretato da Lorenzo Flaherty, Maria Gangale e Gerardo Amato.
Del 2002 il film “Il conte di Melissa” una pellicola girata proprio a Melissa, in Calabria, ambientata nel ‘600 e interpretata da John D’Aquino, Maria Gangale, Melba Ruffo, Massimiliano Virgili, Francesca Rettondini, Lorenzo Flaherty, Tony Santagata, Amedeo Goria, Nadia Rinaldi. In cantiere il regista ha un film sulla storia di Elian Gonzales, il bambino conteso tra Cuba e gli Stati Uniti.
All’epoca dell’operazione “Cleopatra”, Ernesto Ascione fu coinvolto, successivamente la magistratura chiese un supplemento di indagini, e così le attività investigative portarono a pedinamenti e controlli nei confronti del suo socio Maurizio Anania. Quest’ultimo un giorno chiamò un network protestando per il cattivo funzionamento del decoder, per la scientifica fu provvidenziale e tempestivamente affiancarono un loro esperto al tecnico dell’emittente, così mentre l’operaio riparava il guasto, il poliziotto inseriva nel televisore una minuscola telecamera che, da quel momento è stata puntata sul salotto del regista per quaranta giorni non-stop. Percorriamo brevemente e soltanto con qualche accenno, il senso di ciò che è stato scritto su di lui fino a ieri 31 ottobre: “nella sua casa spaccio incessante di cocaina ed eroina”, e ancora “l’abitazione di Anania era il crocevia della cocaina”, continuando con “la sua casa era frequentata giorno e notte senza sosta perché luogo adibito al consumo di cocaina” a questo possiamo anche aggiungere che sono stati ripetutamente pubblicati stralci di intercettazioni telefoniche, racconti che non sappiamo quanto siano conformi alla realtà, in merito alle riprese filmate dalle attività investigative degli incontri, delle cene e delle feste all’interno della casa di Maurizio Anania.
Sempre l’avvocato Marazzita, per circostanze molto simili disse: “I filmati devono essere tenuti riservati per un principio di segretezza dell’attività d’indagine …quelle immagini in un processo regolare saranno decifrate nel modo corretto … il modo con il quale viene violato il loro privato non solo non è normale ma è patologico … l’inchiesta deve essere sviluppata, accertata e approfondita dai magistrati… “.
Oltre ad essere indagato con l’accusa di aver ceduto droga, ed oltre ad essere stato fermato per poi essere trattenuto nel carcere di Regina Coeli in custodia cautelare, Maurizio Anania, oltre ad aver girato dei film, si è anche creato una bella famiglia.
A soli 14 anni si innamora di una bellissima coetanea del suo paese, Maria Gangale, inseguono il sogno e dal loro matrimonio nasce una bimba che oggi ha circa 17 anni. I coniugi si trasferiscono a Roma, per anni lavorano insieme, con gli sforzi di entrambi si sono prodotti dei film. Ad un certo punto il rapporto entra in crisi, allo stesso tempo lei è in attesa di un'altra bambina, siamo circa nel 2002, Maurizio Anania è contro l’aborto e vuole a tutti i costi quella nuova gravidanza, nasce un’altra bambina, ma l’armonia che c’era fra lui e Maria sembra non tornare. Maurizio incontra sempre amici, esce per lavoro, continua a fare da solo ciò che prima della neonata faceva con Maria. La moglie è anche giustamente gelosa. Lui, decide, benché poco convinto, di avventurarsi nella ristorazione, quell’attività non gli piace, ma suo malgrado si lascia convincere, nonostante i nuovi impegni tenta a suo modo di tenere unita la famiglia, anche la Gangale fa grandi sforzi, purtroppo non bastano. Maurizio comincia a venir meno ai suoi impegni familiari, sconvolge i suoi orari ed evidentemente l’equilibrio di tutti oltre al suo, Maria Gangale si rivolge ad un legale, i due si separano.
Siamo andati nel suo quartiere dove persone che abbiamo incontrato e che, lo hanno conosciuto in periodi antecedenti a questi fatti, ci hanno detto che è sempre stato un buon padre ed aveva molta cura di sua moglie, che era una persona gioviale e gentile, usciva di casa sempre molto presto, ad un tratto era cambiato, sembrava esaurito e stanco.
Qualcuno si è spinto oltre: “Maurizio non era più lo stesso, il suo è stato un cambiamento sconcertante, provai tante volte a dirglielo, era del tutto inutile. La sua estroversione lo portava continuamente ad avere l’esigenza di conoscere e incontrare. L’amicizia era uno dei valori più importanti per lui, ho sempre avuto l’impressione che non gli piacesse stare da solo. Doveva aggregarsi e confrontarsi. A volte la paura della solitudine è talmente intima che ti porta a voler stare sempre con qualcuno. Quando questa necessità diventa un’esigenza frenetica, purtroppo diventi poco selettivo. Un uomo buono, generoso, poetico e musicale, solare. Certamente non stava bene,era diventato agitato. Gli auguro di provare a ritrovarsi, anche se sarà un percorso durissimo, perché chi si perde non se ne accorge. Lo deve ai suoi figli, la ragazza è straordinaria e ne starà soffrendo da cani. Alla piccola va salvato il futuro prossimo. Per far questo dovrà usare tutta l’intelligenza lucida che gli resta, far riferimento all’umiltà e ammettere con sé stesso che a volte quella che sembra la realtà non è tale. Penso che abbia bisogno di aiuto. Mi dispiace, ci vorrà del tempo prima che si renda conto di quello che gli sta accadendo. Mi chiedo…se porta più lontano la droga o l’affetto di un’amicizia, e mi rispondo che, insieme possono essere letali”.
Certamente, gli inquirenti che hanno capeggiato queste lunghe inchieste, continueranno attivamente ad indagare, sorprendendoci con quello che per loro è un impeccabile e doveroso lavoro, mentre per i media solo motivo di nuovi e sconvolgenti “scoop”.
Ricordiamo pero’ che chi assume droga è sempre e comunque una vittima di questa società, famoso o sconosciuto che sia, e come tale deve essere interpretato, curato e rispettato.

 

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