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| Tempi duri per i trans |
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| Scritto da Redazione |
| Sabato 11 Novembre 2006 01:00 |
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di Daniela Cipolloni E' guerra negli Usa contro gli oli idrogenati, additati come causa principale di obesità, colesterolo e malattie cardiache. Ma i fast food resistono rivendicando il diritto di friggere a basso costo Da gennaio 2006, quando per ordine della Food and Drug Administration negli Usa è diventato obbligatorio indicare il contenuto dei trans presenti nei cibi confezionati, i malefici grassi sono scomparsi dalle etichette sugli scaffali dei supermercati, per la gioia dei consumatori che acquistano più a cuor leggero merendine e precotti se esibiscono la scritta 'trans free'. In un numero crescente di città gli oli idrogenati stanno scomparendo dalle mense scolastiche e dai ristoranti: succede già da un anno nei locali di New York, e anche Chicago intende seguire l'esempio. L'Europa marcia nella stessa direzione: eliminare del tutto il consumo di oli idrogenati. "Al momento le linee guida Ue raccomandano di contenere al 2 per cento l'apporto totale di acidi trans, ma l'Organizzazione mondiale della sanità suggerisce di escluderli completamente dalla dieta", conferma Andrea Ghiselli, ricercatore dell'Inran (Istituto nazionale di ricerca alimentazione e nutrizione). Ai militanti anti-colesterolo resta però un osso duro da far capitolare: i fast food, che difendono il diritto di friggere con oli che costano meno, danno sapore e permettono di mantenere prezzi relativamente bassi. Tempi duri, per esempio, per la catena Kentucky Fried Chicken, citata in tribunale dal Center for Science in the Public Interest (associazione che tutela i consumatori) a causa della presenza di acidi trans nei suoi piatti. Ma c'è chi si chiede se l'accanimento contro i grassi artificiali non stia scivolando nel parossismo: che senso ha ostinarsi a far scomparire i trans dai cibi, quando gli americani continuano a ingozzarsi di torte al burro e patatine fritte bisunte, anche se con oli di migliore qualità? |




