L’arte come argine al decadimento culturale, intervista esclusiva ad Antonello De Pierro
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Il giornalista e leader dell’Italia dei Diritti - De Pierro analizza il valore della memoria e dell’eccellenza artistica a margine del vernissage dedicato al maestro Mario Russo in via Margutta

Roma - A margine del fortunato vernissage di via Margutta, dedicato al compianto pittore e scultore Mario Russo, abbiamo incontrato il giornalista Antonello De Pierro, presidente dell’Italia dei Diritti - De Pierro. In un’epoca di "divi di cartone", l'ex direttore di Radio Roma ci offre una riflessione profonda sul valore della memoria, sul suo legame con Adriana Russo e sul ruolo dell'eccellenza nel panorama nazionale.
Presidente De Pierro, vederla in via Margutta, tra le opere del maestro Mario Russo, trasmette l’idea di un ritorno a una dimensione estetica quasi perduta. Cosa ha provato varcando la soglia di Area Contesa Artedesign?
"Varcare quella soglia è stato come compiere un viaggio catartico lontano dal frastuono della mediocrità contemporanea. Le opere del maestro Russo non sono semplici tele, ma frammenti di un’anima che ha saputo cristallizzare la bellezza in un eterno presente. In un’epoca in cui il parenchima sociale appare spesso sfilacciato e privo di punti di riferimento, trovarsi dinanzi a tanta esplicitazione creativa permette di riconnettersi con le vibrazioni più nobili del nostro spirito."
Lei è giunto all'evento accompagnato dalla splendida Rita Belpasso. In questo contesto di mondanità colta, quanto conta avere accanto figure che condividano una determinata sensibilità intellettuale?
"È fondamentale. La presenza di Rita ha aggiunto un tocco di grazia e armonia a una serata già intrisa di fascino. Credo fermamente che l’incontro tra persone che coltivano il seme della curiosità intellettuale sia l’unico modo per far fiorire un confronto dialogico degno di questo nome. Essere accompagnato da una figura di tale spessore e bellezza è stata la naturale prosecuzione di un percorso che mira sempre all'eccellenza, anche nei rapporti umani."
Il suo legame con Adriana Russo è noto per essere una "storica amicizia del cuore". Vedere oggi Adriana nelle vesti di curatrice del patrimonio paterno, che emozioni le suscita?
"Provo un moto di profonda ammirazione. Adriana non è solo un’amica carissima, ma una donna che ha saputo trasformare il dolore della perdita in un fertile giardino di memoria attiva. La sua dedizione nel preservare e svelare al pubblico i tesori del padre è un atto di amore che sfida la nebbia del tempo. La nostra amicizia si fonda su una solida piattaforma di valori condivisi e vederla oggi celebrare il maestro Russo, di cui è stata musa e custode, mi riempie di un lapalissiano orgoglio."
Nel suo discorso ha citato spesso il concetto di "eccellenza italiana". Come si inserisce la figura di Mario Russo in questa narrazione che lei porta avanti anche con l'Italia dei Diritti - De Pierro?
"L’Italia non è mai stata avara di eccellenze, ma troppo spesso dimentichiamo di onorarle come meritano. Mario Russo fa parte a pieno titolo di quell'Olimpo artistico che non accetta compromessi con la banalità. Con il mio movimento, e attraverso la mia attività giornalistica, mi batto affinché il merito e il talento non vengano sommersi dal codazzo scandalistico di piccoli fenomeni televisivi con data di scadenza inclusa. Russo è un pilastro di quel patrimonio culturale che rende il nostro paese un faro di civiltà nel mondo."
Tra i numerosi ospiti, abbiamo notato la sua attenzione verso figure come la modella Sandra Sestili. In una serata così affollata, cosa l'ha colpita di questo parterre?
"Ho apprezzato molto la presenza di professionisti veri. Sandra Sestili, ad esempio, incarna quel connubio di estetica e garbo che sembra appartenere a un’altra epoca, eppure è quanto mai necessario oggi. È stato un piacere incrociare lo sguardo e il pensiero con persone che, a differenza dei 'divi di cartone', possiedono una consistenza reale, una storia, un vissuto. Vedere critici come il Principe Alfio Borghese o artisti come Michela Fabeni dialogare tra loro conferma che la qualità è ancora in grado di attrarre a sé i propri simili."
Un'ultima riflessione, presidente. Qual è il messaggio che Antonello De Pierro vuole lasciare a chi visiterà in futuro le mostre dedicate a Mario Russo?
"L'invito è quello di lasciarsi accarezzare dalla bellezza senza opporre resistenza. In un mondo che corre verso una digitalizzazione spersonalizzante, fermarsi davanti a una tela di Mario Russo significa riscoprire la concretezza del mestiere e la poesia del colore. Spero che i visitatori escano dalla galleria di via Margutta con un bagaglio meno scevro di speranza, consapevoli che finché esisteranno artisti di tale levatura, la fiamma della vera cultura rimarrà accesa e indomabile."
(Foto di Fabio Maggiore)