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Siamo la voce di chi non ha più megafoni, dai social alla strada la sfida al Palazzo di Antonello De Pierro
Mentre i leader tradizionali restano prigionieri dei talk show, il fondatore dell'Italia dei Diritti - De Pierro analizza in un'intervista il traguardo degli oltre 260.000 follower: "Il nostro non è un algoritmo, ma un atto d'accusa quotidiano contro i disservizi. Il Palazzo trema perché i nostri follower sono persone reali, stanche di promesse e affamate di diritti. La pacchia per gli amministratori incapaci è finita davvero"

Roma – Lo incontriamo nel suo ufficio, circondato da dossier che arrivano da ogni angolo d’Italia. Antonello De Pierro, giornalista di lungo corso e leader dell’Italia dei Diritti - De Pierro, non nasconde la soddisfazione per un traguardo che, numeri alla mano, lo proietta nell'Olimpo della politica digitale italiana. Con oltre 260.000 follower su Facebook, ha appena messo a segno un sorpasso storico su pesi massimi del governo e dell'opposizione.
Presidente De Pierro, partiamo dal dato cronachistico: oltre 260.000 follower. Ha superato Tajani, Fratoianni e Di Pietro. Si sente l’outsider che sta rompendo il giocattolo dei partiti tradizionali?
«Guardi, più che un outsider mi definirei un "insider della realtà". Il fatto che un movimento come il nostro, che non gode dei finanziamenti milionari dei partiti di sistema o di presenze fisse nei talk show, superi il vicepremier Tajani o leader storici come Fratoianni, deve far riflettere. Significa che il Palazzo parla una lingua morta, mentre noi parliamo la lingua dei bisogni. Questi 260.000 cittadini non sono semplici "like", sono sentinelle. Ogni volta che postiamo una denuncia su un ospedale che non funziona o su una strada colabrodo, quella non è comunicazione: è un atto d'accusa che arriva dritto nelle case degli italiani.»
L’eccellenza di Antonello De Pierro brilla al Premio Internazionale “Comunicare l’Europa” 2026
Il celebre giornalista e leader dell’Italia dei Diritti-De Pierro trionfa al Grand Hotel Flora di Roma: un riconoscimento al coraggio della denuncia e all’impegno civile come scudo per la legalità e la difesa dei cittadini. L'appuntamento da 25 anni celebra cultura e valori sotto l'egida del prof. Luca Filipponi

Roma - Nella prestigiosa cornice del Marriott Grand Hotel Flora di via Veneto a Roma, si è consumato un rito che da un quarto di secolo definisce i canoni dell’impegno intellettuale e artistico nel Continente: il Premio Internazionale “Comunicare l’Europa” 2026. L'edizione di quest'anno, carica di significati simbolici e storici, ha visto l’apoteosi di una figura che incarna perfettamente il connubio tra etica, informazione e impegno civile: Antonello De Pierro.
Il trionfo di Antonello De Pierro, un’icona di integrità e visione
Se il premio celebra la capacità di trasmettere valore, la premiazione di Antonello De Pierro ha rappresentato il momento più alto e solenne della serata. Figura di spicco del panorama giornalistico e civile, De Pierro è stato celebrato come un faro di coerenza e coraggio. Il suo instancabile lavoro attraverso il movimento Italia dei Diritti - De Pierro e la sua lunga carriera sono stati citati come esempio luminoso di una comunicazione che non è mai fine a sé stessa, ma che si fa strumento di giustizia e progresso sociale.
Cultura e impegno civile, Antonello De Pierro tra i protagonisti al Due Ponti per Gaia Zucchi
Il leader del movimento Italia dei Diritti - De Pierro sostiene il successo editoriale "La vicina di Zeffirelli" insieme a icone del cinema come Elena Russo, ribadendo il valore della cultura come diritto fondamentale

Roma - Nel suggestivo scenario dello Sporting Club Due Ponti, il format "Due Ponti e a capo/Cultura in movimento" ha celebrato uno degli eventi editoriali più significativi della stagione: la presentazione del best-seller "La vicina di Zeffirelli" di Gaia Zucchi. Tuttavia, oltre al fascino delle memorie zeffirelliane, la serata ha assunto una valenza istituzionale e culturale di spicco grazie alla presenza di Antonello De Pierro, leader del movimento Italia dei Diritti - De Pierro.
Il sostegno alla cultura come pilastro del movimento
La partecipazione di De Pierro non è stata una semplice presenza di cortesia. Il giornalista e presidente del movimento Italia dei Diritti - De Pierro è stato tra i primi e più convinti sostenitori dell'opera di Gaia Zucchi, promuovendone il valore artistico e umano ben prima che il volume raggiungesse le vette delle classifiche.
Per De Pierro, sostenere il talento di un’attrice "non conforme" come la Zucchi significa riaffermare uno dei punti cardine della sua azione giornalistica, politica e sociale: la cultura come diritto fondamentale e come strumento di libertà. Il suo impegno nel dare voce a chi, con coraggio e sincerità, racconta la propria verità, si sposa perfettamente con l'identità del movimento, da sempre in prima linea nella tutela della dignità artistica e professionale.
Gaia Zucchi, l’aurea Fenice di una romanità d’autore tra i cingoli dell’oblio mediatico
Mentre il fango del trash e le logiche clientelari dei palazzi romani tentano di soffocare il merito, l’attrice capitolina si erge a baluardo di una cultura che non abdica, trasformando il dolore del passato e il legame con Zeffirelli in un manifesto di inossidabile resilienza artistica

di Antonello De Pierro
Roma - C’è un’immagine che spesso affiora, nitida e dirompente, nell’archivio mnemonico di chi, come il sottoscritto, ha fatto della coerenza intellettuale e della militanza culturale un vessillo inespugnabile: è il volto di Gaia Zucchi. Non una semplice interprete, ma un’entità artistica poliedrica che si staglia con prepotenza nel panorama, troppo spesso asfittico e desertificato, dello spettacolo italico. In un’epoca dominata dal fragore assordante della vacuità, dove il talento viene sistematicamente sacrificato sull’altare del populismo televisivo e delle "marchettopoli" di regime, la figura di Gaia emerge come una perla rara, incastonata nel fertile giardino della qualità.
L'intervista esclusiva, Antonello De Pierro e la "resistenza" culturale romana
In occasione del ritorno sulle scene di Luciana Frazzetto con "Una ladra per amica", abbiamo incontrato il leader dell'Italia dei Diritti-De Pierro. Un colloquio fiume che spazia dal teatro alla politica, dalla direzione di Radio Roma alla difesa dei diritti civili

Roma - L'atmosfera frizzante che si respirava nel foyer del Teatro delle Muse, in occasione della "prima" di Luciana Frazzetto, non era solo quella dei grandi eventi mondani, ma il segnale di un risveglio culturale atteso da tempo. Tra i volti più significativi presenti in platea spiccava quello di Antonello De Pierro, una figura che incarna la sintesi perfetta tra l'analisi giornalistica d'assalto e l'impegno civile militante. Già storico direttore di Radio Roma, dove per un decennio ha trasformato il teatro in un pilastro dell'informazione radiofonica, oggi De Pierro guida il movimento Italia dei Diritti - De Pierro con la stessa passione con cui difende la dignità dell'arte. Lo abbiamo incontrato a margine dello spettacolo per approfondire le ragioni del suo sostegno testimoniale e la sua visione su una Roma che, nonostante tutto, non rinuncia a riflettere attraverso il palcoscenico.
L'intervista su Sanremo 2026, affondo di Antonello De Pierro contro trionfo linguaggio patriarcale
Il leader dell'Italia dei Diritti - De Pierro analizza il pericoloso legame tra la cultura del possesso cantata all'Ariston e la recrudescenza della violenza di genere: "Il servizio pubblico non può premiare modelli relazionali che la legge cerca faticosamente di sradicare. La musica non può diventare lo specchio di un'Italia che non vuol guaritre". ".

Roma - L'eco delle polemiche nate sul palco dell'Ariston non accenna a spegnersi. Mentre le classifiche celebrano il trionfo di Sal Da Vinci, una voce fuori dal coro si leva con forza per denunciare i rischi sociali sottesi a un certo tipo di narrativa musicale. Antonello De Pierro, giornalista e presidente del movimento Italia dei Diritti - De Pierro, analizza in questa conversazione il pericoloso cortocircuito tra industria dello spettacolo e diritti civili, tracciando un legame diretto tra il linguaggio delle canzoni e le piaghe sociali dello stalking e della violenza di genere.
Presidente De Pierro, la sua posizione sulla vittoria di Sal Da Vinci ha sollevato un polverone. Molti la accusano di voler "processare" una canzone d'amore. È davvero così?
Assolutamente no. Qui non siamo in un tribunale inquisitorio contro la musica, ma in un osservatorio sociologico sui diritti. La mia critica non è rivolta all'uomo o all'artista, ma al messaggio che il pubblico ha deciso di elevare a simbolo nazionale. Sal Da Vinci è un interprete di indiscutibile talento, un professionista con una vocalità straordinaria e una storia artistica di tutto rispetto. Il punto non è "come" canta, ma "cosa" il pubblico ha voluto sentire e premiare in questa edizione del Festival. Quando una nazione intera sceglie un brano che declina l’amore come una forma di sottomissione eterna e dipendenza vitale, sta lanciando un segnale d'allarme che non possiamo ignorare.
