Il leader dell'Italia dei Diritti-De Pierro rompe il silenzio dopo l'aggressione subita a Percile: dal crollo della sicurezza istituzionale a Vicovaro al pugno alla mandibola di fronte al "Chiosco": "Hanno cercato di rompermi la parola, ma la mia voce sarà ancora più forte"

Roma - All'appuntamento Antonello De Pierro, giornalista d'inchiesta e presidente del movimento Italia dei Diritti-De Pierro, porta ancora i sintomi fisici di quella che definisce una "maratona di violenza annunciata". La mandibola è ancora dolente, il tono della voce è fermo ma tradisce l'amarezza di chi, dopo una vita passata a difendere la legalità, anche indossando la divisa della Polizia di Stato, si è ritrovato vittima di un attacco collettivo durante un comizio in una piazza di provincia e di un aggressione solitaria dopo lo spoglio elettorale a dstanza di 4 giorni.

Presidente De Pierro, partiamo da quel pomeriggio a Percile. Aveva appena lasciato il seggio elettorale dopo la proclamazione del sindaco Giustini e di Luca Hammad come consigliere. Cosa è successo appena ha parcheggiato l'auto al bar "Il Chiosco"?

"È stato un incubo a occhi aperti. Non avevo nemmeno fatto in tempo a spegnere il motore. Ero ancora seduto, bloccato nel sedile di guida. Improvvisamente, un uomo si è scagliato contro la mia macchina come una furia. Era un cittadino di Vicovaro, che avevo avuto modo di conoscere nei giorni precedenti in quanto sembrava fosse un sostenitore della nostra lista. Ha iniziato a urlare frasi sconnesse e minacce, un livore politico che si è trasformato istantaneamente in violenza fisica. Attraverso il finestrino aperto, ha iniziato a colpire. Ho cercato di parare i colpi con il braccio, d'istinto, ma un ultimo pugno, mi ha centrato il lato destro della mandibola."

Un'aggressione "chirurgica", mentre lei era impossibilitato a difendersi.

"Esattamente. Colpire un uomo seduto in auto è un atto di una viltà senza precedenti. È un metodo che non lascia scampo: non puoi scappare, non puoi reagire efficacemente. È stato un agguato in piena regola. La cosa che più mi ha sconvolto non è stato solo il dolore fisico, ma la sensazione di impunità che trasudava da quel gesto. Quell'uomo sapeva bene chi ero, sapeva che ero lì per sostenere Luca Hammad, e ha deciso di passare alle mani perché la parola, evidentemente, non gli bastava più."

In quel momento lei ha avuto una reazione inusuale: non ha chiamato il 112, ma ha contattato direttamente il sindaco Giustini. Perché questa scelta?

"Perché in quei momenti ogni secondo è vitale. Conoscendo bene le procedure, sapevo che una chiamata al numero unico di emergenza, la cui istituzione abbiamo da sempre disapprovato, avrebbe richiesto tempi di smistamento che non potevo permettermi con un aggressore ancora fuori controllo. Sapevo che i Carabinieri di Licenza erano a pochi metri, a presidiare il seggio. Ho chiamato il sindaco perché lui aveva il contatto visivo con i militari. È stata una mossa tattica: i Carabinieri, guidati dal loro Comandante di Stazione, sono arrivati in un batter d'occhio. Se non fosse stato per quella prontezza, forse staremo parlando di conseguenze più gravi."

I Carabinieri sono arrivati, eppure l'aggressore non si è fermato del tutto.

"Questo è l'aspetto più inquietante. Anche davanti alle divise, anche davanti al Comandante, quell'individuo, che inizialmente sembrava essersi calmato, io stesso ero riuscito a calmarlo, ha continuato a inveire e a proferire minacce. Una sfida aperta allo Stato. Mi è stato consigliato di sporgere querela entro tre mesi, ma io mi chiedo: lo Stato può davvero trattare un attacco fisico a un leader politico, avvenuto per motivi elettorali e in un contesto specifico, come una banale lite stradale? Qui, come a Vicovaro. non sembrano esserci dubbi sul fatto che ci sia stata una violazione dei diritti costituzionali, non solo un pugno in faccia."

Nonostante il pugno, lei ha proseguito il tour verso Vicovaro e Anguillara Sabazia, finendo poi al Pronto Soccorso di Bracciano nella notte. Perché non si è fermato subito?

"Perché non potevo darla vinta alla violenza. Dovevo raggiungere Maria Celentano a Vicovaro e dovevo far sentire la mia presenza a Sandra Germogli ad Anguillara. Un leader non scappa quando viene colpito; resta in piedi finché le gambe reggono. Ma in serata il dolore alla mandibola è diventato più forte, sono subentrati i postumi del trauma. Accompagnato da Ylenia Massimini, la nostra responsabile per l'Area del lago di Bracciano, sono andato in ospedale. Il referto dei sanitari di Bracciano ora è agli atti: non sono solo parole mie, è la scienza medica che certifica l'aggressione."

Lei ha una lunga storia di esposizione al rischio, ricordiamo l'aggressione subita da Armando Spada a Ostia. Sente che lo Stato l'ha abbandonata in questa campagna elettorale?

"Senza dubbio. Avevo già denunciato il clima di tensione a Vicovaro, l'inattuazione delle ordinanze, l'assenza di vigili e forze dell'ordine durante i comizi. Nessuno ha mosso un dito. Questo pugno a Percile è il risultato diretto di quella negligenza. Mi hanno lasciato solo come un bersaglio mobile. È inaccettabile che nel 2026 un giornalista e un politico debba temere per la propria vita semplicemente perché chiede il rispetto delle regole. Se non avessi avuto la lucidità di gestire quei minuti a Percile, come quella di interrompere il comizio a Vicovaro, forse oggi non sarei qui a raccontarlo."

Luca Hammad era con lei, appena proclamato consigliere. Che impatto ha avuto su di lui questo episodio?

"Luca è un giovane brillante, un pilastro dell'Italia dei Diritti. Vedere il proprio presidente colpito al volto nel giorno del suo insediamento ufficiale come consigliere comunale è stato uno shock. È un battesimo del fuoco terribile per un neoeletto. Ma proprio la sua presenza è la garanzia che non faremo un passo indietro. Hanno cercato di colpire me per spaventare tutto il movimento, ma hanno ottenuto l'effetto opposto."

Quale sarà la sua prossima mossa legale?

"Procederemo con la massima fermezza. Non è solo una questione di querela per lesioni. Chiederemo che venga fatta luce sulle presunte responsabilità omissive di chi avrebbe dovuto proteggere la mia incolumità e a giudicare dai fatti pare abbia sottovalutato il rischio, ancorché il mio profilo racconti negli anni un divenire fenomenico di intimidazioni e aggressioni, persino da parte di un boss mafioso del calibro di Armando Spada. Ci rivolgeremo al prefetto, al Ministero dell'Interno e persino al Quirinale in quanto riteniamo siano stati violati diritti costituzionali in pieno periodo elettorale. Non accetto che Vicovaro o Percile diventino zone franche dove lo squadrismo sostituisce la democrazia. Qualcuno dovrà spiegarmi se da oggi in poi potrò onorare, senza correre rischi per la mia incolumità, tutti gli impegni legati al ruolo di presidente di un movimento politico nazionale in giro per l'Italia, ma soprattutto a Vicovaro e dintorni, dove dovrò continuare a recarmi abitualmente per l'espletamento del mio mandato istituzionale in qualità di consigliere dell'Unione Comuni della Valle Ustica, la cui sede è proprio a Vicovaro.  Il colpo alla mandibola mi impedisce di masticare bene in questi giorni, ma non mi impedirà di parlare. Anzi, parlerò ancora più forte."