Il presidente dell'Italia dei Diritti - De Pierro smonta la riforma 181/2025: "Inasprire le pene è un atto punitivo tardivo che non salva vite. Lo Stato intervenga sulla mente dei carnefici prima dell'epilogo fatale"

Roma - Il dibattito sulla violenza di genere si arricchisce di una voce fuori dal coro, quella di Antonello De Pierro. Il giornalista, presidente del movimento Italia dei Diritti - De Pierro, non usa giri di parole per definire l'attuale panorama legislativo. Reduce dalla commozione per la perdita di Federica Torzullo, la giovane di Anguillara Sabazia, funzionaria di Poste Italiane, con cui aveva avuto un confronto dialogico in un paio di occasioni presso l'Aeroporto di Fiumicino, dov'è stato poliziotto, e condivideva le comuni origini lucane, De Pierro analizza il fallimento della deterrenza penale. In questa conversazione, il leader del movimento traccia la rotta per una rivoluzione che non sia solo sanzionatoria, ma profondamente psicologica e culturale, puntando il dito contro un'istituzione che troppo spesso si limita a celebrare funerali anziché proteggere esistenze.

Presidente De Pierro, partiamo dal dramma di Anguillara Sabazia. Lei ha voluto rendere omaggio a Federica Torzullo partecipando personalmente alle esequie. Cosa l'ha colpita di più in quella circostanza?

"Oltre all'immenso dolore per la perdita di una donna che avevo avuto modo di conoscere,  maturando subito un sentimento di stima, mi ha colpito l'assenza assordante dello Stato. Ero lì con la responsabile e la vice responsabile del movimento Italia dei Diritti - De Pierro per l'Area del Lago di Bracciano, Ylenia Massimini e Sandra Germogli, e ho dovuto constatare che, oltre al vice sindaco della Città Metropolitana Pierluigi Sanna, non c'erano rappresentanti della Regione o del Governo. È inaccettabile che per un delitto che ha sconvolto l'intero Paese le alte istituzioni non abbiano sentito il dovere di testimoniare vicinanza. Questa latitanza è il simbolo di una politica che non concentra l'attenzione necessaria sulla prevenzione reale".

Lei ha espresso parole molto dure sulla recente Legge 181/2025 che ha introdotto l'Art. 577 bis nel Codice Penale. Perché definisce il femminicidio come reato autonomo un "contenitore vuoto"?

"Perché è una risposta ipocrita. Si agisce sulla repressione quando la vittima è già morta. Il legislatore si illude che trasformare un'aggravante in un reato autonomo funga da deterrente. Ma a un uomo in preda alla sindrome dell'abbandono, che matura un'idea distorta di possesso, della legge sul femminicidio non 'frega nulla'. Quando scatta la furia esiziale, il carnefice non pensa alla pena; pensa che 'se lei non sarà sua, non sarà di nessun altro'. La legge 181/2025 è solo un modo per la politica di lavarsi la coscienza, un atto quasi medievale che non ridurrà di una singola unità il numero delle vittime".

L'Italia dei Diritti - De Pierro sostiene da sempre che la battaglia si vinca sul terreno della prevenzione psichiatrica. In cosa consiste la vostra proposta?

"Dobbiamo capire che lo stalker o il potenziale femminicida non è quasi mai un delinquente abituale. È un soggetto fragile, con una personalità evolutivamente distorta. La nostra linea è chiara: serve la 'certezza dell'impedimento'. Proponiamo il supporto psicologico obbligatorio per chiunque venga querelato per stalking. Non basta un'ammonizione orale o il ritiro delle armi. Serve un team di esperti che intervenga sulla mente del persecutore. Inoltre, chiediamo che per ogni procedura di separazione sia obbligatorio allegare una consulenza psichiatrica come ausilio per il giudice. Dobbiamo intercettare i segnali prima che diventino delitti irreversibili".

In passato Lei ha portato queste tesi in grandi eventi pubblici, spesso con il sostegno di personalità come Maria Grazia Cucinotta e Adriana Russo. Qual è il messaggio culturale che deve passare?

"Il messaggio è che l'amore deve essere libertà, non possesso. Ma questo messaggio viene inquinato proprio dalle istituzioni. Penso alla nostra battaglia contro le giunte comunali che violano le quote rosa, che in Italia sono ancora oltre il 40%. Se lo Stato è il primo a discriminare la donna, escludendola dai luoghi del potere, invia un segnale subculturale pericolosissimo. Quel messaggio di subordinazione istituzionale è il terreno fertile su cui cresce la violenza domestica. La sfida è culturale: non possiamo continuare a produrre norme repressive mentre il parenchima sociale resta intriso di pregiudizi maschilisti".

In conclusione, Presidente, qual è il Suo auspicio per il futuro del movimento e della tutela dei diritti?

"Il mio auspicio è che si smetta di legiferare sull'onda dell'emozione dei talk show e si inizi a guardare alla realtà scientifica e psicologica del fenomeno. Come Italia dei Diritti - De Pierro continueremo a denunciare l'incapacità di una classe politica che preferisce inasprire le pene piuttosto che investire nel sostegno preventivo. Non possiamo permettere che altri bambini perdano genitori e, come nel caso di Anguillara anche i nonni, in un clima di indifferenza legislativa. L'ordinamento ha il dovere di difendere i cittadini prima dell'exitus, non dopo".