Siamo la voce di chi non ha più megafoni, dai social alla strada la sfida al Palazzo di Antonello De Pierro
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Mentre i leader tradizionali restano prigionieri dei talk show, il fondatore dell'Italia dei Diritti - De Pierro analizza in un'intervista il traguardo degli oltre 260.000 follower: "Il nostro non è un algoritmo, ma un atto d'accusa quotidiano contro i disservizi. Il Palazzo trema perché i nostri follower sono persone reali, stanche di promesse e affamate di diritti. La pacchia per gli amministratori incapaci è finita davvero"

Roma – Lo incontriamo nel suo ufficio, circondato da dossier che arrivano da ogni angolo d’Italia. Antonello De Pierro, giornalista di lungo corso e leader dell’Italia dei Diritti - De Pierro, non nasconde la soddisfazione per un traguardo che, numeri alla mano, lo proietta nell'Olimpo della politica digitale italiana. Con oltre 260.000 follower su Facebook, ha appena messo a segno un sorpasso storico su pesi massimi del governo e dell'opposizione.
Presidente De Pierro, partiamo dal dato cronachistico: oltre 260.000 follower. Ha superato Tajani, Fratoianni e Di Pietro. Si sente l’outsider che sta rompendo il giocattolo dei partiti tradizionali?
«Guardi, più che un outsider mi definirei un "insider della realtà". Il fatto che un movimento come il nostro, che non gode dei finanziamenti milionari dei partiti di sistema o di presenze fisse nei talk show, superi il vicepremier Tajani o leader storici come Fratoianni, deve far riflettere. Significa che il Palazzo parla una lingua morta, mentre noi parliamo la lingua dei bisogni. Questi 260.000 cittadini non sono semplici "like", sono sentinelle. Ogni volta che postiamo una denuncia su un ospedale che non funziona o su una strada colabrodo, quella non è comunicazione: è un atto d'accusa che arriva dritto nelle case degli italiani.»
Lei ha spesso parlato di "vacuità catodica". Crede che il segreto della sua crescita sia proprio la distanza dalla televisione?
«Assolutamente sì. La televisione oggi è un palcoscenico di simulacri, di divi di cartone che si sciolgono al primo soffio di vento. Il consenso costruito nei salotti è volatile. Il nostro, invece, è un consenso organico, figlio della strada, dei sopralluoghi, della polvere che mangiamo andando a vedere dove le cose non funzionano. La gente ha capito che noi non chiediamo privilegi, ma la "normalità dei diritti". E la normalità non ha bisogno di trucco e parrucco televisivo.»
Il suo metodo dei "consiglieri ombra" sta diventando un caso di studio. Alcuni sindaci, però, la accusano di fare sciacallaggio sui problemi locali. Cosa risponde?
«Chi usa la parola "sciacallaggio" di solito è chi ha qualcosa da nascondere o chi è incapace di amministrare. Se in tanti comuni, dal Lazio alla Campania, dal Veneto alla Basilicata, denunciamo crateri stradali o inefficienze nei servizi, stiamo facendo un favore alla collettività. I nostri consiglieri ombra sono cittadini che hanno deciso di smettere di lamentarsi al bar e hanno iniziato a documentare. Se un sindaco corre a tappare una buca solo perché ha paura della nostra gogna social davanti a 260.000 persone, allora io sono orgoglioso di questo "sciacallaggio". Per noi la pacchia è finita davvero, non è solo uno slogan.»
Parliamo di programma. Molti la definiscono un populista di nuovo stampo. Come si definirebbe lei?
«Se populismo significa stare dalla parte del popolo contro le lobby e l'inefficienza, allora chiamatemi pure populista. Ma noi siamo pragmatici. Chiediamo l'azzeramento dell'Iva sui beni di prima necessità perché nel 2026 non è accettabile che una famiglia debba scegliere tra curarsi e mangiare. Chiediamo il salario minimo perché il lavoro povero è una piaga sociale. E chiediamo che le aziende che fatturano in Italia paghino le tasse in Italia, con domicilio fiscale obbligatorio. È buonsenso, non populismo.»
In questa scalata social, ora ha nel mirino Carlo Calenda ed Elly Schlein. Pensa davvero di poter scavalcare i leader dei due principali partiti d'opposizione?
«I numeri dicono di sì. La tendenza è esponenziale. Ma il punto non è il "chi", è il "cosa". Calenda e Schlein rappresentano strutture mastodontiche. Noi siamo Davide contro Golia, ma il nostro sasso è la verità documentata. Se continuiamo con questo ritmo, il sorpasso non è una possibilità, è una certezza matematica entro l'anno. La differenza è che i loro follower spesso sono spettatori, i nostri sono attivisti.»
Lei è un giornalista di lungo corso. Quanto aiuta la sua esperienza nel saper "leggere" e comunicare la politica in modo così efficace?
«Aiuta tantissimo. La politica è comunicazione, ma la comunicazione senza contenuto è aria fritta. Io uso gli strumenti del mestiere per dare voce a chi è stato silenziato. Ogni nostra battaglia viene istruita come un'inchiesta giornalistica: prove, testimonianze, sopralluoghi. Non vendiamo fumo, offriamo soluzioni o, quantomeno, la verità sui problemi. I cittadini lo percepiscono e ci premiano.»
Un'ultima domanda. Qual è il prossimo obiettivo dell'Italia dei Diritti - De Pierro dopo aver sfondato il muro dei 260.000?
«Vogliamo un consigliere ombra in ogni singolo comune d'Italia. Vogliamo che ogni amministratore pubblico, quando si sveglia la mattina, sappia che c'è qualcuno che osserva il suo operato non per interesse personale, ma per il bene comune. E poi, naturalmente, puntiamo a trasformare questo immenso consenso digitale in una forza d'urto nelle urne. Il 2026 è solo l'inizio.»

