Democrazia sotto scacco a Vicovaro, ordinanze ignorate e intimidazioni in comizio chiusura Italia dei Diritti-De Pierro
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Piazza San Pietro lasciata al caos veicolare e alla violenza verbale. La candidata Maria Celentano costretta al silenzio dall'impossibilità oggettiva di parlare e dal trauma emotivo. Antonello De Pierro: "Stato assente, presenteremo esposti ovunque"

Vicovaro – In una serata che avrebbe dovuto celebrare l’ultimo appello al voto prima delle amministrative del 24 e 25 maggio, piazza San Pietro a Vicovaro si è trasformata giovedì 21 maggio in un palcoscenico dell’assurdo. Quella che doveva essere la chiusura della campagna elettorale del movimento Italia dei Diritti-De Pierro, a sostegno della candidata sindaco Mariacarmela (Maria) Celentano, è scivolata in una spirale di disordine, negligenza istituzionale e minacce, culminando nel silenzio forzato della stessa candidata.
Il "muro di gomma" della burocrazia
Tutto inizia con un paradosso amministrativo. Nonostante un’ordinanza firmata dalla commissaria prefettizia Laura Mattiucci, la quale regge il comune dopo l’annullamento delle precedenti elezioni da parte del Consiglio di Stato, disponesse la chiusura della piazza con divieto di sosta e transito dalle 17:00 alle 21:00, la realtà è stata diametralmente opposta.
Mentre gli esponenti del movimento, aperti dall’intervento di Danilo Barbuto, responsabile nazionale del Coordinamento Territoriale e Circoli e candidato capolista, tentavano di rivolgersi ai cittadini, le auto hanno continuato a sfrecciare tra gli oratori e a parcheggiare "bellamente" in un’area priva di transenne e, soprattutto, priva di un solo agente della Polizia Locale. Un’ordinanza rimasta "carta morta", un guscio vuoto che ha esposto candidati e pubblico a rischi oggettivi per l’incolumità fisica.
Il ritorno del pericolo, De Pierro nel mirino
La tensione è deflagrata quando ha preso la parola il presidente del movimento, Antonello De Pierro. giornalista d'inchiesta e volto noto per le sue battaglie contro la criminalità organizzata (celebre l’aggressione subita anni fa da Armando Spada nel feudo di Ostia), De Pierro si è trovato a fronteggiare un’azione di disturbo coordinata.
Dalle retrovie e dai margini della piazza, voci di contestazione e intimidazioni hanno squarciato il discorso politico. Un clima d'odio che, in assenza totale di forze dell'ordine nei primi quaranta minuti, ha alimentato il timore di un’aggressione fisica imminente. "È normale tutto questo?" si è chiesto con forza De Pierro dal palco, interrompendo il filo programmatico per denunciare l’abbandono istituzionale.
Lo Stato "a rimorchio"
Soltanto dopo una chiamata d’urgenza e circa trenta minuti di attesa, una pattuglia dei Carabinieri è giunta sul posto. Ma la loro presenza non è bastata a sedare gli animi: gli insulti sono proseguiti persino sotto gli occhi dei militari. Un primo allontanamento della pattuglia ha fatto riesplodere la contestazione, costringendo i Carabinieri a un secondo intervento rapido.
Il bavaglio dell’intimidazione, il crollo di Maria Celentano
Il danno più grave, tuttavia, è quello inferto alla democrazia rappresentativa. Quando De Pierro, nel tentativo di riprendere il controllo della serata, ha passato la parola alla candidata sindaco Maria Celentano, la piazza era ormai un campo di battaglia emotivo.
Celentano, visibilmente provata e scossa da ore di tensione e minacce, è riuscita a parlare per meno di due minuti. Poi, il blocco. Impossibilitata a proseguire per un comprensibile crollo emotivo dovuto al clima di ostilità e al senso di vulnerabilità, ha dovuto interrompere l'intervento su suggerimento dello stesso De Pierro, che ha preferito tutelare la salute della candidata piuttosto che forzare un appello elettorale ormai impossibile. E così una seconda volta, anche dopo l'intervento dei Carabinieri il clima che si era creato non ha reso possibile continuare e la Celentano si è arresa definitivamente dopo un minuto in cui aveva denunciato al microfono la gravità di quanto successo, puntando il dito più sul blackout istituzionale che sulla contestazione in sé che se adeguatamente controllata da chi dovrebbe garantire la scurezza può anche essere accettata entro certi limiti.
Reazioni e scenari legali
L’Italia dei Diritti-De Pierro ha già annunciato una pioggia di esposti. Sotto la lente della Procura, della Prefettura, della Questura, del ministro dell'Interno e di altri destinatari finiranno diversi interrogativi:
Chi ha ordinato il disimpegno della Polizia Locale? Perché un’ordinanza commissariale è stata totalmente disattesa?
Perché la Questura ha sottovalutato il rischio? Un leader nazionale con il profilo di De Pierro richiedeva un presidio preventivo che a Vicovaro non è mai esistito.
Chi risponde del danno elettorale? La lista è stata di fatto privata del diritto di chiusura, un vulnus che potrebbe pesare sulla legittimità stessa del voto.
"Se ci fosse stata un'aggressione fisica, di chi sarebbe stata la responsabilità?" ha tuonato De Pierro prima di lasciare la piazza. Una domanda che oggi rimbalza tra i corridoi della Prefettura di Roma, in attesa di risposte che non siano solo formali. Vicovaro, a tre giorni dal voto, si scopre una terra di frontiera dove il diritto di parola sembra essere diventato un optional.
