Nella solenne cornice del palazzo metropolitano, la declamazione impeccabile dell'attrice e la conduzione brillante della moderatrice conquistano la platea. Un incontro caratterizzato da un'esposizione autoriale sintetica e da un finale dall'organizzazione decisamente frugale

di Antonello De Pierro

Roma - Non abbiamo mai fatto mistero di come la nostra attività d'osservazione culturale e di militanza civile sia costantemente guidata da un principio cardine non negoziabile: la rigorosa distinzione tra il merito autentico, la sostanza artistica e le pure liturgie dell'apparenza. Quando ci troviamo di fronte all'eccellenza, il nostro dovere etico è celebrarla con forza e senza riserve; quando invece assistiamo a dinamiche espositive sbilanciate o a manchevolezze sul piano organizzativo, la nostra penna ha l'obbligo di analizzare i fatti con serietà, obiettività ed esponente intelligenza critica.

È con questo rigore che abbiamo presenziato, nella meravigliosa ed evocativa dimora storica di Villa Altieri a Roma, una location di straordinario prestigio istituzionale e monumentale, alla presentazione di Principessa d'Isola, opera prima di Anna Maria Brazzò. Un appuntamento che ha richiamato la partecipazione di un parterre d'eccezione, gremito di volti noti del panorama sociale, artistico e istituzionale: dall'attrice Elena Russo, giunta accompagnata dal prefetto Fulvio Rocco, alla principessa Conny Caracciolo; dalla giornalista e YouTuber Giovanna Canzano a Elisabetta Viaggi e Lucia Bornigia; dalla presenza di Kanthie de Silva e Francesco Ugolini, fino alla bravissima pittrice e poetessa Justine Margot e all'affascinante conduttrice Anna Nori.

Un duetto d'eccellenza:, il trionfo di Fusco Squitieri e Sciabbarrasi

Se l'evento ha saputo toccare vette di assoluto splendore emotivo e scenico, lo si deve unicamente ed indiscutibilmente alle straordinarie protagoniste che hanno guidato il momento centrale della manifestazione, regalando al pubblico un'esperienza di altissimo profilo performante.

Il vero fulcro della serata, un passaggio d'intensità tale che da solo giustificava ampiamente la presenza dell'uditorio, è stata la declamazione di alcuni brani del testo affidata ad Ottavia Fusco Squitieri. Ci troviamo di fronte a una grandissima professionista del teatro italiano che ha incantato la platea con un'interpretazione semplicemente impeccabile: classe cristallina, raffinatezza dizione, padronanza tecnica ed eleganza innata hanno dato corpo, respiro e vibrazione alle pagine scritte, trasformando la lettura in un momento di autentica magia artistica e in un'esperienza sensoriale indimenticabile.

Al suo fianco, una straordinaria Cristina Sciabbarrasi ha condotto l'evento in maniera assolutamente magistrale. Bella, spigliata, dotata di una presenza scenica contagiosa e di una spiccata proprietà di linguaggio, la Sciabbarrasi ha riscosso unanimi e ampiamente meritati apprezzamenti da tutta la sala. A lei è stato affidato il compito di illustrare e sviscerare i contenuti e la trama del volume, impegno portato a termine con apprezzabile acume espositivo e grande fluidità comunicativa.

Un'esposizione autoriale sintetica nei tempi della presentazione

Tuttavia, sotto il profilo strettamente metodologico e critico, l'imponente statura artistica della Fusco Squitieri e l'incisività della Sciabbarrasi hanno finito per far risaltare per contrasto un intervento dell'autrice apparso fin troppo sintetico e contenuto. Nel canone classico della saggistica e della narrativa, il dibattito letterario trae linfa dal confronto diretto in cui l'autore approfondisce le matrici dell'opera, ne chiarisce la genesi e svela al pubblico le dinamiche interiori dei personaggi.

A Villa Altieri, al contrario, la presenza dialettica di Anna Maria Brazzò si è concentrata su un arco temporale molto ridotto. L'aspetto su cui l'autrice ha inteso soffermarsi con maggiore trasporto umano, e di questo le va riconosciuto il sincero valore affettivo, è stata la toccante dedica del libro ai propri figli, sottolineata a più riprese. Per contro, l'analisi dell'intreccio narrativo e della sinossi è stata quasi interamente delegata alla moderatrice e alla declamatrice, determinando una contrazione complessiva dei tempi della presentazione rispetto ai ritmi standard di un battesimo editoriale. Se il volume saprà intercettare la curiosità dei lettori, il merito andrà in gran parte ascritto alla capacità seduttiva delle letture della Fusco e alla brillante intelaiatura comunicativa intessuta dalla Sciabbarrasi.

 

Le note artistiche e la frugalità del rinfresco

A completare il quadro delle esibizioni della serata, un momento di intensa suggestione lirica è stato offerto dalla splendida prova del soprano Anna Bruno, la cui estensione vocale ha entusiasmato i presenti. A seguire, tutti gli ospiti sono stati invitati a raggiungere i locali del piano inferiore per un momento di convivialità.

In questo contesto, il pubblico ha potuto dapprima ammirare la raffinata esibizione di ballo ottocentesco curata con consueta maestria da Susanna Serafini, che ha donato un tocco di eleganza d'altri tempi. Successivamente, tuttavia, l'atteso rinfresco ha riservato una palese nota di sconcerto tra i partecipanti: l'allestimento culinario si è rivelato di una frugalità inattesa, dominato da un'imponente ed esteticamente curata torta riproducente la copertina dell'opera, affiancata soltanto da un'essenziale selezione di tartine alle olive, ai carciofi e al radicchio.

Un'offerta decisamente sottodimensionata rispetto alle consuetudinarie attese e alla solennità della location, che ha spinto diversi invitati ad accogliere con palese perplessità il momento conviviale e a congedarsi anticipatamente per andare a cenare altrove. Un epilogo che dimostra ancora una volta come la cura dei dettagli e il rispetto dell'ospite debbano sempre viaggiare di pari passo con la grandezza delle sedi istituzionali. Noi continueremo a monitorare la scena culturale romana con imparzialità e rigore, a tutela della qualità dell'arte e del rispetto dovuto al pubblico.