L'immortale magistero scenico di Anna Mazzamauro al Parioli Costanzo, un’apoteosi del talento puro che annienta l’anagrafe e umilia la mediocrità contemporanea
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Alla venerabile età di ottantasette anni la straordinaria icona del teatro italiano domina la scena con "Brava, bravissima… anche meno", tra virtuosismi recitativi, brani cantati con dirompente energia e un’ironia al vetriolo. Un pubblico letteralmente rapito tributa un’ovazione trionfale a una divina della prosa

di Antonello De Pierro
Roma - Ci sono notti in cui il teatro smette di essere semplice intrattenimento di maniera per trasformarsi in una folgorante, catartica manifestazione di grandezza artistica. Accade quando sulle tavole del palcoscenico non sale una qualunque meteora della superficialità mediatica odierna, ma una gigante sacra della recitazione, una leonessa del proscenio capace di ridicolizzare col peso proprio del talento ogni vuota convenzione anagrafica.
La prima di "Brava, bravissima… anche meno", andata in scena nella prestigiosa cornice del Teatro Parioli Costanzo di Roma, non è stata una semplice rappresentazione: è stata una lezione solenne, un’esplosione di vitalità viscerale, un trionfo inoppugnabile che ha lasciato la platea in uno stato di estasi critica e ammirazione sconfinata. Vedere Anna Mazzamauro all’età di ottantasette anni calcare la scena con la tempra, la disinvoltura, la freschezza e l’agilità atletica di una ventenne, alternando con impeccabile fluidità il monologo di pura marca autoriale, il canto, l’avanspettacolo e persino dinamici passi di danza, rappresenta un evento di tale portata da costringere chiunque cerchi la verità nell'arte a togliersi il cappello e inchinarsi.
Il caos creativo del backstage e la sconsacrazione del mito
Escogitato con chirurgico acume drammaturgico dalla stessa Mazzamauro e diretto con millimetrico rigore da Livio Galassi, lo spettacolo abbatte la quarta parete per svelare l'inviolabile mistero del backstage. Non la consueta finzione patinata, bensì il caos vivo, pulsante e febbrile che precede l'apertura del sipario: le battute mandate a memoria a mezza voce, la tensione accumulata che si scioglie nella complicità d'avanspettacolo, il dialogo incrociato con maestranze e complici di scena.
In questo meccanismo scenico di eccelsa fattura, affiancata in palcoscenico da Paolo Bonanni e sorretta dal sapiente, vibrante contrappunto pianistico di Sasà Calabrese, la Mazzamauro compie un'operazione d'intelligenza sublime. Sfrutta il paradosso della propria femminilità per giocate d'alta scuola: dichiara provocatoriamente di ambire al ruolo di femme fatale irreprensibile, seducente e giovane, per poi smentire sé stessa un istante dopo con una risata dissacrante che demolisce ogni vanità. Non sale in cattedra né permette che l'agiografia ufficiale la rinchiuda in un vuoto simulacro; scende dal piedistallo prima ancora che il conformismo dei salotti provi ad adagiarvela.
Con mirabile disinvoltura, l'attrice affronta persino l'ingombrante fantasma della signorina Silvani, il personaggio cult che la consegnò alla storia del cinema al fianco di Paolo Villaggio, non per adagiarsi su un patetico amarcord, ma per metterlo spietatamente alla berlina. Prende le distanze dall'icona per riaffermare l'immensità di un repertorio ben più vasto, dove la parola sferzante si sposa con l'interpretazione canora e la comicità lascia spazio a squarci di solenne, toccante drammaticità.
Una performance d'antologia, la trionfale risposta del pubblico capitolino
Prodotto con encomiabile acume da Nicola Canonico per GoodMood, valorizzato dalle efficaci soluzioni scenografiche di Clara Surro, dai raffinati costumi di Stefano Paschero e dalle pregnanti musiche originali di Emanuele Belloni, l'atto unico di novanta minuti vola via con una rapidità vertiginosa. È la vittoria della libertà espressiva assoluta: un'attrice totale che domina lo spazio e il tempo con l'inquadratura di uno sguardo, il peso calcolato di un silenzio, il graffio di una battuta o l'esplosione di una risata.
Ciò che si è consumato al Parioli Costanzo va ben oltre la cronaca di una prima teatrale. Al termine della performance, l'intera sala si è levata univocamente in piedi in un abbraccio corale, travolgente ed emozionante. Un pubblico letteralmente rapito, estasiato di fronte all'energia inesauribile di questa straordinaria interprete, ha tributato ad Anna Mazzamauro minuti interminabili di applausi scroscianti, ovazioni a scena aperta, gridolini di approvazione e dimostrazioni d'affetto viscerale.
In un'epoca d'anestesia culturale in cui troppo spesso il teatro si accontenta di comparse senza spessore e di operazioni senz'anima, la lezione di Anna Mazzamauro si erge come un faro di sconcertante lucidità. La penna libera del giornalismo intransigente non può che celebrare questo prodigio d'arte e di vita: un monito vivente a chiunque creda che il talento declini con gli anni, e la dimostrazione definitiva che la vera grandezza non teme il tempo, ma lo domina sovranamente.
Un parterre d'eccellenza, il trionfo applaudito dalle grandi firme dello spettacolo
A impreziosire ulteriormente una serata memorabile e ad attestare l'incontestabile centralità culturale dell'evento, la platea del teatro Parioli Costanzo ha registrato la presenza di un parterre delle grandi occasioni, un luminoso concentrato di talento, grazia e autorevolezza artistica giunto a tributare il giusto omaggio alla grandezza di Anna Mazzamauro. Tra i volti noti che hanno affollato la sala, visibilmente rapiti dalla magniloquenza della performance, figuravano l'immensa e raffinata cantautrice Mariella Nava, l'affascinante e carismatica Nadia Bengala, la grazia magnetica di Maria Monsè e l'indiscusso rigore interpretativo di Alex Partexano. E ancora, ad arricchire la cornice di un parterre così prestigioso, la presenza della consolidata ed inossidabile coppia d'arte e di vita formata da Geppi Di Stasio e Roberta Sanzò, affiancati dall'istrionico Pietro Romano, dalla classe di Loredana Bontempi e dalla nobile presenza della principessa Conny Caracciolo, a testimonianza di come l'arte vera sappia radunare intorno a sé il meglio dell'intelligenza e della sensibilità contemporanea.