Dalle trincee dell’esistenza alle pagine di una memoria monumentale: la celebrazione dell’opera prima della straordinaria artista siciliana, un manifesto civico e una crociata letteraria contro le discriminazioni e lo sciacallaggio sociale

di Antonello De Pierro

Roma - Nel mio inesausto percorso di osservatore critico dei costumi e delle dinamiche sociali di questo paese, raramente mi imbatto in opere capaci di scuotere le coscienze con la potenza devastante di un maglio e, al contempo, con la grazia cristallina della grande poesia civile. Quando la mia attenzione si è posata sul libro di Francesca Alotta, intitolato emblematicamente "VASTASA. Storie di donne ribelli (compresa la mia)", ho avvertito immediatamente l'impulso morale di aprire il mio giardino della rischiarata riconoscenza a un'artista che non ha mai frequentato le scorciatoie della comoda omologazione.

Francesca, voce sublime e anima granitica che il grande pubblico ha imparato ad amare sulle vette della musica italiana, firma un volume che non è un semplice esercizio stilistico o una parentesi autobiografica ad uso e consumo dell'editoria di settore. No, questo libro è un vero e proprio manifesto di resistenza ideologica, una trincea concettuale contro il degrado valoriale e le "marchettopoli" culturali del nostro tempo.

Dal coraggio ancestrale di Altofonte al riscatto della memoria

Il racconto affonda le proprie radici nella Sicilia fine-ottocentesca di Altofonte, alle porte di Palermo, dove prende forma la figura titanica della nonna paterna dell'autrice, anch'essa battezzata Francesca Alotta. È da questo pilastro ancestrale che la nostra Francesca eredita non soltanto il nome e il cognome, ma soprattutto quella fiera predisposizione ad andare controcorrente, a rifiutare le catene delle convenzioni sociali e familiari in un’epoca in cui la voce femminile veniva sistematicamente soffocata nell'indifferenza o nel pregiudizio.

Il termine "vastasa", storicamente utilizzato nel dialetto siciliano con un’accezione spregiativa per definire chi sgarra dai binari del bon ton  aristocratico o borghese, viene qui sottoposto a una vera e propria operazione di alchimia semantica. Nelle mani di Francesca Alotta, la "vastasità" si spoglia di ogni presunta volgarità per assurgere a sinonimo solenne di ribellione nobile, di coraggio civile, di sovversione necessaria contro un patriarcato sordo e miope. Una marcia trionfale della memoria che si intreccia indissolubilmente con le grandi battaglie storiche del nostro paese: dalle lotte contadine per la terra al faticoso conseguimento del diritto di voto, passando per le tappe fondamentali del divorzio, dell'abolizione del delitto d'onore e del matrimonio riparatore, fino alla storica e tardiva conquista legislativa che ha riconosciuto la violenza sessuale come reato contro la persona e non contro la morale.

Il calvario personale e la trionfale geometria della resilienza

Ma ciò che rende questo testo un monumento di autenticità è l'intreccio indissolubile tra il racconto storico e le piaghe ancora aperte della vita dell'autrice. Francesca non si nasconde dietro la maschera comoda della celebrità; ella mette a nudo con una nudità d'anima disarmante il proprio calvario personale, vissuto tra la Sicilia degli anni Settanta e i riflettori della ribalta nazionale.

Il suo percorso è costellato di battaglie epiche vissute in prima persona: dal contrasto feroce al bullismo e al body shaming alle aggressioni di una violenza di genere che ha saputo sconfiggere a schiena dritta. A questo si aggiunge la trincea dolorosissima della malattia, affrontata con una tempra che definire granitica sarebbe riduttivo, e la difesa viscerale di un amore non conforme, libero da ogni rigida gabbia categoriale. La musica, in questa complessa architettura di vita, non è stata un semplice mestiere, bensì lo scudo e la lancia con cui trasformare la propria "diversità" in un vettore di crescita e di solidarietà femminile.

Un coro d'autore nel fortino dei diritti e la magia della scena

Non è un caso che un'opera di tale portata abbia trovato il plauso di tre figure di straordinario spessore umano e intellettuale. Le prefazioni autorevoli firmate dalla celebre psicoterapeuta Maria Rita Parsi, dalla sensibile giornalista e conduttrice Eleonora Daniele e dalla raffinata cantautrice Mariella Nava non fanno che certificare la caratura morale di questo testo. Tre firme d'eccellenza che si uniscono a comporre un coro polifonico a tutela di un messaggio che martella la nostra consapevolezza: la libertà non si mendica, si conquista sulla corsia del merito e del coraggio.

Un valore che Francesca sta portando personalmente per le strade d'Italia, attraverso una straordinaria tournée di presentazioni che travalica i confini della classica conferenza stampa per farsi opera d'arte viva. In giro per la penisola, ogni tappa si trasforma in un vero e proprio spettacolo itinerante di circa due ore, dove la narrazione del libro si fonde con la magia dell'esibizione musicale dal vivo, accompagnata dalle note vibranti di un bravissimo chitarrista. Un'esperienza immersiva che consolida il contatto diretto tra l'artista e il suo pubblico.

Francesca, con questo libro ha dimostrato ancora una volta che la vera grandezza d'animo non cede mai al cialtronismo imperante o alle luci fatue dell'effimero. Finché la mia penna avrà la forza di tracciare solchi di verità, il suo urlo di dignità troverà sempre un'eco inespugnabile sulle nostre colonne. Il cammino delle donne ribelli continua, e il suo nome è scritto a lettere di fuoco tra le sue pagine più gloriose.