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L’intervista, Antonello De Pierro e la "rivoluzione Celentano" a Vicovaro
Il presidente dell'Italia dei Diritti-De Pierro: "A Vicovaro non cerchiamo voti, ma la restaurazione della dignità istituzionale. La candidata sindaca Maria Celentano è la sintesi tra la storia e il futuro. Crielesi? Sarà bocciato dai vicovaresi"

Roma – Seduto nel suo studio, circondato da faldoni che trasudano diritto amministrativo e battaglie civili, Antonello De Pierro ci accoglie con la consueta precisione millimetrica. Non c'è spazio per le ambiguità: ogni parola è pesata, ogni concetto è una sentenza.
Presidente De Pierro, la candidatura di Maria Celentano a Vicovaro ha l’impatto di un meteorite in uno stagno. Come si è arrivati a questo nome che unisce Berlinguer, Berlusconi, il mondo cattolico e la lotta per i disabili?
"Si è arrivati attraverso un’analisi clinica delle necessità di Vicovaro. Dopo il disastro amministrativo che ha portato all'annullamento delle elezioni, non potevamo offrire un nome di compromesso. Abbiamo cercato e trovato una figura che fosse 'blindata' dalla storia. Maria Celentano non ha bisogno di presentazioni: è una donna che ha respirato l'aria delle grandi decisioni nazionali sin da bambina, nel salotto del padre segretario del Pci a Napoli, tra giganti come Berlinguer.. Ma è anche la donna che ha saputo evolversi, mantenendo rapporti quotidiani con i vertici dello Stato durante l'attività parlamentare del suo partner, l'onorevole Aldo Perrotta. Schierare Maria significa dire ai vicovaresi: 'Basta dilettantismo, ecco la competenza'."
Lei ha citato Aldo Perrotta. L’articolo di lancio ricorda le serate napoletane con Maradona e Pino Daniele. Quanto conta questa "umanità" in una figura che deve gestire una macchina complessa?
"Conta moltissimo. La politica senza umanità è fredda burocrazia. Maria ha vissuto quella Napoli epica, dove lo scudetto di Maradona era un riscatto sociale. Ospitare Pino Daniele o il Pibe de Oro non era mondanità, era partecipazione a un fermento popolare. Questo le ha dato una capacità di ascolto unica, che oggi unisce alla sua vicinanza al mondo cattolico. Sedere nel direttivo del Meda per i disabili non è un titolo onorifico, è una prova di gestione di conflitti e bisogni reali. Maria è un ponte che unisce l'etica berlingueriana al pragmatismo delle istituzioni romane."
Eclissi della delega dopo elezioni ungheresi, metodo De Pierro e nuova avanguardia di vigilanza civica europea
Dal "vento di Budapest" al "protocollo De Pierro": se la legalità diventa virale. Mentre l’Ungheria di Péter Magyar scuote l’Europa dimostrando che un sistema monolitico può essere incrinato dalla trasparenza radicale, l'Italia risponde con la "scienza" ispettiva di Antonello De Pierro. Se Magyar è l’urlo della piazza che si fa documento, De Pierro è il bisturi burocratico che seziona l’inefficienza comune per comune. Due facce della stessa medaglia: una nuova resistenza civica europea che non chiede più il permesso per governare il proprio destino, ma impone il rispetto dei diritti con la forza inappellabile degli atti.


Roma - Per decenni, la democrazia europea ha vissuto sul rito della delega: il cittadino vota, il politico amministra, e per cinque anni il dialogo si interrompe. Il "metodo De Pierro", ideato da Antonello De Pierro per il movimento Italia dei Diritti - De Pierro, ha spezzato questo incantesimo, introducendo un concetto rivoluzionario: la "sovranità ispettiva permanente".
A differenza di qualsiasi altra forma di attivismo, il metodo De Pierro non si limita alla protesta. Esso è un protocollo tecnico-giuridico che trasforma il cittadino in un "ispettore istituzionale". Attraverso la figura del "consigliere ombra", il movimento esercita un sindacato ispettivo parallelo a quello degli eletti, utilizzando l'accesso agli atti, le interrogazioni e, soprattutto, il coinvolgimento sistematico degli organi di controllo dello Stato (Prefetture, Ministeri, Procure).
La parola è la mia spada al servizio dei cittadini, intervista esclusiva ad Antonello De Pierro
Il leader dell’Italia dei Diritti-De Pierro si confessa dopo il trionfo al Premio Internazionale “Comunicare l’Europa” 2026: dalla missione dei "consiglieri ombra" alla lotta per la trasparenza, ecco perché la denuncia è l'unica via per una vera democrazia

Roma - In un’epoca in cui la comunicazione spesso scivola nel vacuo esercizio di stile, la figura di Antonello De Pierro si staglia come un baluardo di impegno civile e coerenza intellettuale. Reduce dal trionfo al Marriott Grand Hotel Flora di Roma, dove è stato insignito del Premio Internazionale “Comunicare l’Europa” 2026, il giornalista e presidente del movimento Italia dei Diritti-De Pierro ha rilasciato questa lunga intervista. Tra riflessioni sulla legalità territoriale e la critica ai poteri opachi, De Pierro traccia la rotta per un’Europa che rimetta al centro il cittadino, non come numero, ma come titolare di diritti inalienabili. Un dialogo serrato che svela l’essenza di un uomo che ha fatto della parola il suo scudo e della denuncia la sua ragione di vita.
Presidente De Pierro, partiamo dal Premio "Comunicare l’Europa" 2026. Ricevere un riconoscimento così prestigioso al Grand Hotel Flora, davanti a un parterre di caratura internazionale, che sensazione le ha lasciato? È un traguardo o una nuova partenza?
"Non ho mai vissuto i premi come traguardi statici. Per me, questo riconoscimento è benzina nel motore. Vedere la commissione, presieduta dal professor Luca Filipponi, riconoscere il valore del mio percorso è emozionante, non lo nego. Ma la sensazione dominante è stata di responsabilità. Quando sei in una sala con eccellenze come Maria Concetta Borgese, Paola Biadetti o Sabrina Morelli, capisci che la tua voce non appartiene più solo a te, ma a tutte le persone che in te ripongono una speranza di giustizia. Non è un punto d'arrivo, è la conferma che la strada tracciata con l'Italia dei Diritti - De Pierro è quella giusta."
A Vicovaro sarà Maria Celentano la candidata sindaca dell'Italia dei Diritti-De Pierro, una vita tra i giganti della storia per il riscatto della Valle Ustica
Dalle radici nel Pci di Berlinguer ai vertici di Forza Italia con Berlusconi, passando per lo scudetto di Maradona e Pino Daniele, l'IdD schiera una fuoriclasse assoluta per archiviare l'era della precarietà amministrativa e garantire la stabilità politica

Roma - Non è una semplice candidatura, è l’ingresso di un peso massimo della storia politica e istituzionale italiana nell’agone di Vicovaro. Il direttivo nazionale del movimento Italia dei Diritti–De Pierro, avocando a sé la decisione finale e superando ogni logica provinciale, ha sciolto le riserve: a guidare la sfida per le elezioni comunali del 24 e 25 maggio sarà Maria Celentano. Una figura di caratura superiore, il cui percorso esistenziale e politico rappresenta un ponte tra la Prima e la Seconda Repubblica, tra il rigore della militanza storica e la pragmatica conoscenza della macchina dello Stato.
Una genesi politica tra Togliatti e Berlinguer
Maria Celentano non ha scelto la politica: vi è nata e cresciuta, "a pane e ideali". Figlia di Andrea Celentano, storico segretario del Pci di Napoli, fondatore del primo Cral aziendale italiano e pupillo di Enrico Berlinguer, ha vissuto un’infanzia e una giovinezza trascorse nei luoghi dove si scriveva la storia d’Italia. Il legame della sua famiglia con figure leggendarie come Palmiro Togliatti e Nilde Iotti non è letteratura, ma vita vissuta nei racconti dei genitori e dei nonni. I ricordi degli incontri di suo padre, con Enrico Berlinguer sono ancora oggi nitidi e costituiscono la bussola del suo agire: una forma mentis orientata alla difesa dei diritti dei cittadini, lo stesso leitmotiv che anima oggi il movimento di Antonello De Pierro.
Intervista ad Antonello De Pierro tra passione teatrale e battaglie civili
Dalla storica direzione di Radio Roma al sostegno per Geppi Di Stasio, il giornalista e leader dell'Italia dei Diritti-De Pierro rivendica il valore politico della platea: “Il teatro deve smascherare i tabù e dare voce a chi combatte ogni giorno per i diritti del cuore”

Roma - In occasione della prima nazionale di "Figlio di famiglia" al Teatro delle Muse, abbiamo incontrato Antonello De Pierro. Il noto giornalista e presidente del movimento Italia dei Diritti-De Pierro, da sempre in prima linea per la difesa della cultura e dei diritti civili, ci ha concesso una lunga riflessione sul ruolo sociale del teatro e sul suo storico legame con il mondo dello spettacolo romano, consolidatosi negli anni della sua direzione a Radio Roma. Un dialogo che spazia dall'analisi della pièce di Geppi Di Stasio alla necessità di abbattere i muri dell'indifferenza attraverso l'arma dell'ironia.
Presidente De Pierro, la sua presenza alla prima di "Figlio di famiglia" al Teatro delle Muse non è passata inosservata. Perché ha ritenuto fondamentale esserci, non solo come giornalista ma come figura di riferimento per i diritti civili?
"La mia presenza non è mai un atto formale, ma una testimonianza di coerenza. Credo fermamente che il teatro sia rimasto uno degli ultimi avamposti di libertà intellettuale nel nostro paese. 'Figlio di famiglia' tocca corde che molti preferiscono ignorare: il diritto universale ai sentimenti. Essere lì significa dire chiaramente che il movimento Italia dei Diritti sostiene chiunque utilizzi l’arte per scardinare pregiudizi. Geppi Di Stasio ha avuto il coraggio di portare sul palco ciò che spesso viene soffocato dai cavilli burocratici e io non potevo che essere al suo fianco in questa battaglia."
Claudia Conte e il "caso Piantedosi", analisi di Antonello De Pierro tra gossip e valore di un percorso consolidato
Mentre il dibattito politico si avvita su presunti scandali sentimentali, il leader dell'Italia dei Diritti-De Pierro richiama l'attenzione sul merito professionale della scrittrice, già documentato anni fa in via Bissolati, denunciando una morbosità mediatica che oscura i veri drammi del Paesi, dalla sanità al lavoro

Roma – Negli ultimi giorni, il dibattito pubblico italiano è stato letteralmente sequestrato da quella che molti definiscono la "polemica di primavera", il presunto legame sentimentale tra il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e la giornalista e scrittrice Claudia Conte. Mentre le opposizioni incalzano su presunti conflitti d’interesse e i tabloid si nutrono di ogni frame video, emerge una riflessione necessaria sulla natura del merito e sulla "morbosità" del costume nazionale.
A riportare l’attenzione sui contenuti, distanziandosi dal brusio del gossip, è Antonello De Pierro, giornalista e presidente del movimento Italia dei Diritti - De Pierro. Per comprendere la caratura professionale della Conte, occorre fare un passo indietro, lontano dalle luci del Viminale, fino a un evento emblematico svoltosi in via Bissolati, a Roma.
Via Bissolati, quando il merito precedeva il gossip
Correva l’anno della presentazione del saggio-romanzo "Il vino e le rose" (Armando Curcio Editore). In un’elegante cornice presso la sede di Banca Generali, Claudia Conte, allora nota al grande pubblico anche per il suo impegno nella serie Rosy Abate, presentava un’opera complessa sull’eterna sfida tra il bene e il male.
In quell'occasione, il sostegno di Antonello De Pierro non fu una semplice presenza formale. Il leader dell'Italia dei Diritti - De Pierroi, da sempre impegnato n patrocinare iniziative culturali meritevoli, espresse un giudizio eccellente sulla giovane autrice. Per De Pierro la Conte rappresentava già allora una voce fuori dal coro, una personalità capace di unire il fascino dello spettacolo alla profondità della riflessione etica e sociale.
Le numerose testimonianze fotografiche di quella serata ritraggono un De Pierro partecipe e convinto. Scatti che lo vedono al fianco di una radiosa Claudia Conte in abito azzurro, ma anche in compagnia di altre eccellenze del panorama artistico, come l’attrice Elisabetta Pellini e una delle spumeggianti gemelle Rai Laura Squizzato. Sullo sfondo di quel parterre de rois, si scorge anche l'attore Saverio Vallone, a testimonianza di un evento che aveva saputo catalizzare il meglio del mondo intellettuale romano.

