Le Interviste
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Il leader del movimento Italia dei Diritti-De Pierro traccia la rotta dopo l'exploit di nomine tra Napoli e Salerno: «Le giunte locali sono avvertite: con i nostri 'consiglieri ombra' portiamo la luce dei diritti nelle stanze del potere. Non siamo un semplice partito, siamo una sentinella che non dorme mai»

Napoli - Mentre i partiti tradizionali si arroccano nelle segreterie, l’Italia dei Diritti–De Pierro sta portando avanti un’espansione territoriale senza precedenti in Campania. In poco tempo, il movimento ha occupato caselle chiave da Napoli a Salerno, strutturando una rete di "sentinelle" pronte a dare battaglia nelle Municipalità e nei Comuni. Abbiamo incontrato il presidente Antonello De Pierro per capire come questa crescita lampo stia cambiando i rapporti di forza nella regione e perché il suo metodo stia togliendo il sonno agli amministratori locali.
Presidente De Pierro, la crescita del suo movimento tra Napoli e Salerno negli ultimi mesi è stata definita "clamorosa". Si aspettava una risposta così rapida dal territorio campano?
«Sapevo che il terreno era fertile, ma la velocità è stata impressionante. Abbiamo costruito una struttura d’acciaio in tempo record. A Napoli, sotto la guida della segretaria Maira Nacar e dei vice Agnese Buonocore e Nicola Martone, abbiamo creato un nucleo operativo d'eccellenza. L'innesto di Emanuele Travino nella X Municipalità e di Luca Martone nell'Agro Giuglianese dimostra che non vogliamo solo "esserci", vogliamo presidiare ogni metro quadrato della regione. Da poco sul territorio è presente anche Gianfranco Bellissimo come consigliere ombra su Napoli città; la sua è una new entry di valore assoluto che rafforzerà ulteriormente il controllo sul capoluogo. In Campania la gente ha fame di verità e noi siamo gli unici a offrirla senza filtri».
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Il leader dell'Italia dei Diritti-De Pierro analizza senza filtri la parabola artistica dell'attrice romana, denunciando il deserto culturale di un sistema asservito alle "marchettopoli" e rivendicando la purezza di un'arte che non si piega ai diktat del potere mediatico

Roma - Incontriamo Antonello De Pierro, leader del movimento Italia dei Diritti – De Pierro, nel suo ufficio romano, crocevia di battaglie civili e denunce che da anni scuotono le fondamenta di un sistema spesso sordo alle istanze della trasparenza. L'occasione è la celebrazione di una figura che, secondo il presidente, rappresenta l'ultima linea di difesa della qualità artistica capitolina: Gaia Zucchi.
Presidente De Pierro, Lei ha recentemente rotto il silenzio mediatico per elevare un vessillo in difesa di Gaia Zucchi. Perché proprio lei, in questo momento storico così torbido per lo spettacolo italiano?
"Vede, la risposta è racchiusa nella mia stessa storia di militanza. Io non mi muovo mai per piaggeria, ma per un imperativo etico. Gaia Zucchi non è solo un’attrice; è un’entità poliedrica che ha saputo navigare tra i flutti del cinema d’autore e della prosa teatrale con una dignità d'altri tempi. In lei risplende la purezza di una professionalità cristallina, immune ai veleni di quel clientelismo che ammorba i corridoi di viale Mazzini e i salotti decadenti del potere. Celebrare Gaia significa denunciare il trionfo immorale degli ultimi sistemi di reclutamento televisivo, dove il merito viene sistematicamente sacrificato sull’altare della vacuità."
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"Il potere si combatte con le carte, non con i proclami: Magyar ha dimostrato in Ungheria ciò che noi facciamo da anni nei territori italiani". Mentre l'Europa scopre la forza della trasparenza radicale, il leader dell'Italia dei Diritti-De Pierro svela i segreti del suo metodo: "Siamo un tribunale civico permanente. Se l'amministrazione non è virtuosa, il nostro sindacato ispettivo la obbliga alla legalità. La pacchia è finita, ora i cittadini possono governare il proprio destino attraverso la competenza"


Roma - Mentre il panorama politico europeo continua a osservare con stupore il "terremoto" ungherese innescato da Péter Magyar, capace di scardinare il potere con la forza della documentazione, in Italia il movimento Italia dei Diritti-De Pierro ha già codificato da tempo una strategia di controllo istituzionale senza precedenti. Antonello De Pierro, ideatore del metodo omonimo, ha trasformato la cittadinanza attiva in un organo ispettivo permanente. In questa intervista esclusiva, De Pierro sviscera i meccanismi di quella che definisce "amministrazione indiretta" e spiega perché il suo modello, unico nel continente, stia diventando il punto di riferimento per chi vuole riprendersi il proprio territorio senza aspettare i tempi della delega elettorale.
Presidente, partiamo dall’attualità europea. In Ungheria, Péter Magyar ha scosso le fondamenta del sistema Orbán utilizzando la documentazione e una rete di controllo locale. C’è chi parla di Magyar come del "De Pierro ungherese". Lei vede questa similitudine?
"Le analogie sono lampanti e confermano che il vento della storia sta cambiando direzione. Magyar ha capito ciò che io sostengo da anni con l'Italia dei Diritti: il potere opaco non si abbatte solo con i discorsi, ma con le carte. Se Magyar è l’urlo della piazza che si fa documento per incrinare un regime, il mio metodo è il bisturi burocratico che seziona l’inefficienza comune per comune. Entrambi abbiamo capito che la trasparenza radicale è l'unica arma letale contro la gestione clientelare della cosa pubblica. La differenza è che il metodo De Pierro è un protocollo scientifico, molecolare, applicabile a prescindere dal contesto nazionale."
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Il presidente dell'Italia dei Diritti-De Pierro difende il merito intellettuale della scrittrice e attacca frontalmente la politica della distrazione: "Mentre il Paese affonda tra liste d'attesa e degrado, l'opinione pubblica si appassiona ai buchi della serratura. Il talento della Conte è documentato da anni, non nasce oggi al Viminale"

Roma - IRoma - n un momento in cui la cronaca politica sembra essersi trasformata in un rotocalco di cronaca rosa, abbiamo incontrato Antonello De Pierro, figura storica del giornalismo d'impegno e leader del movimento Italia dei Diritti-De Pierro. Lo scopo non è alimentare il chiacchiericcio sul ministro Matteo Piantedosi, tema su cui De Pierro mantiene una linea di rigoroso distacco, ma analizzare la figura di Claudia Conte attraverso gli occhi di chi ne ha sostenuto il talento quando i riflettori del potere nazionale erano ancora lontani. Ripercorrendo l'evento di via Bissolati. in cui fu presentato il libro "Il vino e le rose", e analizzando le piaghe sociali che affliggono l'Italia, De Pierro ci offre una lezione di civismo e coerenza, smontando la narrazione del "favoritismo" a colpi di fatti e memoria storica.
Presidente De Pierro, partiamo dall'attualità. Alcune settimane fa le giornate sono state dominate dalla polemica su Claudia Conte e il ministro Piantedosi. Qual è la Sua prima riflessione a riguardo?
"Guardi, la mia riflessione prescinde dal caso specifico per abbracciare un malessere sistemico. In Italia abbiamo assistito all'ennesima replica di un copione già visto: il 'sexy-gate' come arma di distrazione di massa. È diventato ormai un automatismo: quando non si sa come attaccare un esponente istituzionale sul piano dell'operato, o quando si vuole nascondere l'inefficienza generale, si punta al gossip. È accaduto con Berlusconi, accade oggi. Ma la cosa che più mi amareggia non è tanto la strategia politica, quanto la risposta del cosiddetto 'popolino', che sembra quasi drogato da queste dinamiche scandalistiche."
Lei però Claudia Conte la conosce bene professionalmente. Molti sembrano scoprire oggi le sue doti di comunicatrice...
"Esatto, ed è qui che casca l'asino. Chi parla oggi di 'ascesa fulminea' o di 'favoritismi dell'ultima ora' dimostra una memoria cortissima o una malafede evidente. Io ho sostenuto Claudia Conte anni fa, quando presentò il suo saggio-romanzo 'Il vino e le rose' presso la sede di Banca Generali in via Bissolati. Ero lì in veste di giornalista e presidente dell'Italia dei Diritti-De Pierro proprio perché il nostro movimento ha nel Dna il sostegno a ogni iniziativa culturale e intellettuale che consideriamo meritevole. E Claudia lo era. Esprimemmo un giudizio eccellente su di lei allora e lo confermo oggi."
Parla Antonello De Pierro, Fellini, Mario Russo e la difesa della bellezza come diritto inalienabile
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Il presidente dell'Italia dei Diritti-De Pierro racconta il suo profondo legame con Adriana Russo e la necessità di preservare l'immaginario onirico del grande cinema italiano tra le mura storiche di via Margutta

Roma - A margine del vernissage dedicato a Fellini in via Margutta, in un’atmosfera densa di suggestioni felliniane e avvolti dalle opere di Mario Russo, abbiamo incontrato Antonello De Pierro. Il giornalista e presidente del movimento politico Italia dei Diritti - De Pierro, con la sua consueta verve intellettuale e la passione civile che lo contraddistingue, ci ha concesso una lunga riflessione sul significato profondo di questo evento, spaziando dal valore dell’arte alla difesa dei diritti culturali, senza tralasciare i risvolti umani del suo legame con i protagonisti della serata.
Presidente De Pierro, La ritroviamo qui nella storica Galleria Area Contesa ArteDesign, in una via Margutta che sembra tornata ai fasti della Dolce Vita. Cosa prova nel vedere questo tributo così sentito a Federico Fellini e Mario Russo?
"Provo un’emozione profonda, oserei dire viscerale. Essere qui stasera, in via Margutta, non è solo un atto di presenza mondana, ma un pellegrinaggio nel cuore pulsante della creatività italiana. Questo vicolo è intriso della memoria di Federico Fellini e Giulietta Masina; camminare su questi sampietrini significa calpestare la stessa terra che ha nutrito i sogni di uno dei più grandi geni del Novecento. Vedere le opere di Mario Russo esposte qui, grazie alla dedizione delle sorelle Zurlo e alla passione di mia sorella d’elezione Adriana Russo, è la chiusura di un cerchio perfetto. Mario Russo non era solo un pittore straordinario, era un uomo che sapeva catturare l'onirico e renderlo tangibile. La sua amicizia con Fellini non era un semplice sodalizio professionale, ma una sintonia di anime che oggi rivive in queste tele."
Lei è qui accompagnato da Rita Belpasso, figura chiave del Suo movimento per Guidonia Montecelio. Quanto è importante per l'Italia dei Diritti essere presente in contesti dove l'arte e la legalità si incontrano, vista anche la presenza del questore di Roma?
"La presenza del questore, il dottor Roberto Massucci, che ringrazio per la squisita sensibilità, dimostra che la cultura è un presidio di legalità. Con me c'è Rita Belpasso, che oltre a essere un'astrologa e pittrice di grande talento, è la nostra vice responsabile per Guidonia Montecelio dell'Italia dei Diritti-De Pierro. Il messaggio dell'Italia dei Diritti è chiaro: il diritto alla bellezza e alla cultura è fondamentale. Rita incarna perfettamente questa doppia anima: la competenza tecnica e la sensibilità artistica. Noi non facciamo politica nel senso stretto e burocratico del termine; noi promuoviamo l'identità italiana. Vedere Rita dialogare con gli altri artisti presenti conferma che il nostro movimento è un laboratorio di idee dove l'arte è il motore del cambiamento sociale."